Domenica, 24 Ottobre 2021
Politica

Il referendum greco: il primo voto popolare sulle politiche dell'Europa

Da poco sono state chiuse le urne per la votazione del referendum con cui il popolo greco é stato chiamato ad approvare o respingere il piano proposto dai creditori trasformando il "problema" Grecia, da meramente economico a politico. I "no" hanno vinto, ma indipendentemente da ciò questo referendum segna un passo importante

Da poco sono state chiuse le urne per la votazione del referendum con cui il popolo greco é stato chiamato ad approvare o respingere il piano proposto dai creditori trasformando il “problema” Grecia, da meramente economico a politico. I “no” hanno vinto, ma indipendentemente da ciò questo referendum segna un passo importante perché il “popolo” è stato chiamato a decidere circa le politiche portate avanti dall’Unione Europea.

Si badi che io non sono un euroscettico, anzi, sono convinto che di Europa non ce ne sia “troppa”, credo, anzi, che ce ne sia “troppo poca” e che si dovrebbe fare il salto di qualità auspicato dai Padri fondatori, creando l’Europa Federale (o la Federazione Europea o gli Stati Uniti d’Europa, comunque la si voglia chiamare) con un'unica politica fiscale e con una messa in comune delle enormi risorse produttive, in modo da finirla con la guerra economica che va avanti tra i Paesi membri dell’Unione. Tuttavia, ciò non mi impedisce di vedere quello che nell’Unione Europea non funziona ed andrebbe cambiato.

In primis dovremmo cambiare le modalità con cui vengono eletti i membri che siedono nelle istituzioni europee. Eh sì, perché forse non tutti sanno che delle tre organizzazioni principali che decidono sulle politiche europee, i cittadini dell’Unione eleggono solo i rappresentanti del Parlamento Europeo. Tra l’altro dovremmo stendere un velo pietoso su chi i nostri partiti mandano a Strasburgo; una parte di essi sono politici “riciclati” a cui viene dato un “contentino”; per inciso, nella scorsa legislatura 2009-2014, i 73 deputati eletti in Italia spiccano per aver registrato un tasso di assenteismo tra i più alti nell’Unione europea, portando una media complessiva del 78,68% di presenze alle votazioni delle sedute plenarie del Parlamento europeo. Inoltre, alcuni Partiti Politici - come il Pd di Renzi – usano le elezioni europee soprattutto come sondaggio di popolarità.

Le altre due importanti Istituzioni europee sono il “Consiglio Europeo”, formato dai capi di governo dei 28 Paesi e dal Presidente della Commissione Europea e la “Commissione Europea”, composta da 28 commissari designati (e non eletti) dai capi di governo degli Stati membri.

A mio personalissimo parere, in un’organizzazione realmente democratica ed in considerazione che il processo decisionale nell’Ue nell’elaborazione delle politiche pubbliche coinvolge tutti e tre gli organi citati, tutti i membri di tali organi  dovrebbero essere eletti dai cittadini e non nominati dai governi; inoltre, il fatto che vengano nominati, li vincola a portare avanti le politiche dei governi che li nominano e non le politiche comunitarie.

Si tratta, quindi, di una sorta di “rappresentatività azzoppata” in cui, di fatto, i cittadini eleggono i propri governanti e poi saranno loro a decidere per tutti in base a politiche non sempre in favore dei cittadini. E con un capo del governo che, come ha dimostrato nelle sciagurate sanzioni alla Russia, é sempre pronto a genuflettersi davanti al “potente” di turno, non mi sento tranquillo per il futuro deli miei figli e dei miei nipoti.

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