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Il pm smentisce ipotesi di candidatura: "Il mio lavoro è questo"

Una smentita netta a qualsiasi ipotesi di candidatura a sindaco di Brindisi: il sostituto procuratore Milto De Nozza è tutt’altro che felice e lusingato per l’articolo in cui viene indicato tra le possibili scelte del Partito democratico per le elezioni del prossimo giugno

Il pm Milto De Nozza

BRINDISI – Una smentita netta a qualsiasi ipotesi di candidatura a sindaco di Brindisi: il sostituto procuratore Milto De Nozza è tutt’altro che felice e lusingato per l’articolo in cui viene indicato tra le possibili scelte del Partito democratico per le elezioni del prossimo giugno. Raggiunto telefonicamente, spiega di essere a conoscenza del fatto che negli ultimi giorni il suo nome circolasse in città, e trattandosi della seconda volta in pochi anni, sperava che tutto si esaurisse senza toccare punte di evidenza come il pezzo pubblicato oggi dalle pagine regionali de La Repubblica.

La questione è delicata, non certo da toto-sindaco. Il pm che ha chiesto ed ottenuto l’arresto del primo cittadino Mimmo Consales è Giuseppe De Nozza, il fratello di Milto De Nozza, quindi si porrebbe una questione assoluta di opportunità, che il Partito democratico anche a livello regionale (Michele Emiliano) oltre che locale (la commissaria Sandra Antonica) ha già valutato giungendo, da quanto ci è dato sapere, a tali identiche conclusioni.

Ma il punto non è neppure questo: anche se l’arresto fosse stato compiuto da un’altra procura, sottolinea il pubblico ministero coinvolto nella girandola di nomi ed ipotesi di questa fase pre-elettorale, la possibilità di una sua candidatura sarebbe stata comunque inesistente. Ha deciso di mantenere il riserbo sulla questione, Milto De Nozza, ma accetta si rispondere sull’aspetto essenziale della stessa: mai pensato alla politica, malgrado le voci di alcuni anni fa e di questi giorni, perché intende continuare a fare il magistrato.

Tutto chiaro. Per il sostituto procuratore inserito tra i potenziali candidati a sindaco di Brindisi, è persino ininfluente che ora giunga anche  il Partito democratico a smentire, forse perché le strade della politica non coincidono sempre con l’esigenza di un rapido chiarimento, e perché dietro un nome chiamato in causa, inserito nelle consultazioni interne e, inevitabilmente, da qui di dominio pubblico nel giro di 24 ore, ci sono situazioni diverse e riflessi diversi legati alle funzioni. Questione chiusa, nel giro dei  due minuti della telefonata.

Tornando alla campagna elettorale, il Pd sembra preso, in queste ore, dal difficile compito di saldare un’alleanza con una vasta area di settori sociali laici e cattolici impegnati su temi di rinnovamento civile, ma se alleanza ci potrà essere, non potrà che partire da una prova di svolta totale che lo stesso Partito democratico dovrà offrire, e dovrà essere sostanziosa.

Il Pd sa che se da un lato non può andare alle trattive con l’atteggiamento del penitente, perché anche se il processo è stato lungo, ed alla fine è stato risolto dagli inquirenti, da mesi aveva disconosciuto sindaco ed amministrazione. Ma quella prova deve darla. La ridda dei nomi, insomma, non appartiene in realtà alle diplomazie in atto, che hanno dietro strategie che devono produrre alleanze salde. Il centrosinistra si gioca tutto, dovrà saldare partiti e società. E dovrà convincere gli elettori brindisini che tutto è cambiato davvero: la scelta del candidato sindaco vale quanto i programmi e la gente che entrerà nelle liste.

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