Lunedì, 2 Agosto 2021
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In corsia contro il Covid da volontario: la scelta di Salvatore Pungente

Il medico chirurgo in servizio al "Camberlingo" di Francavilla Fontana è partito per la seconda volta in trincea, in un ospedale di Napoli. “La prima dovevo mettermi alla prova come medico e uomo. Ora sono la goccia dell’oceano”

FRANCAVILLA FONTANA- “Fai più fatica a portare la maschera perché è più umida e bagnata, ma non solo di sudore, anche di lacrime. E sono amare e te le senti dentro, e, spesso, di notte perché al buio rivivi quelle situazioni e scene”: le parole di Salvatore Pungente, originario di Torre Santa Susanna e residente a San Pancrazio Salentino, medico chirurgo dell’ospedale di Francavilla Fontana, si affollano nell’aria di Napoli zona rossa, dove dal primo novembre indossa il camice nel Centro traumatologico ortopedico come volontario della task force permanente della Protezione civile -. Quando hai davanti un paziente che si sta togliendo il casco e sta capendo che sta morendo, non sai cosa dirgli”. Arrivano dritte al cuore, pronunciate col soffocante peso di una giornata in pronto soccorso, e lo trafiggono, come la pandemia da Covid-19 che a troppi infligge l’ultimo respiro.

Salvatore Pungente è un professionista anomalo che se gli chiedi di cosa si occupa risponde ‘sto studiando per diventare medico’, con sulle spalle tredici anni di pronto soccorso all’ospedale “A. Perrino” di Brindisi, qualcuno a quello di Casarano e già una spedizione da volontario nella trincea di Piacenza a marzo, durante la prima ondata di coronavirus.

ortopedia cto napoli“Quando sono tornato da Piacenza, mi sono contagiato di incontinenza emotiva. Sono tornato con nuovi ricettori, adesso non riesco a trattenermi. Manifesto a chiunque il mio affetto, mi è più semplice dire ‘ti voglio bene’ anche a chi non conosco ed essendo molto credente ho sempre pensato di poter essere quella goccia che contribuisce a formare l’oceano- dice seduto nella sua stanza a Napoli, parlando di Madre Teresa di Calcutta-. Quando sono partito la prima volta volevo mettermi in discussione, confrontarmi come medico, marito, papà, uomo – racconta manifestando l’amore e la sua soddisfazione più grande di aver messo al mondo due splendide bambine-. Stavo ascoltando il discorso di Guido Bertolaso a febbraio, citava una frase del libro ‘La peste’ riguardo il fatto che ci sono uomini e donne che non riuscendo a essere saggi, fanno i medici. E così ho deciso di partire in meno di ventiquattro ore – racconta senza prender fiato, mentre ammette di aver letto il libro di Albert Camus in estate per capire meglio-.

Salvatore Pungente sembra essere l’incarnazione di un attuale Giuseppe Moscati, il medico di Benevento che seppe fare della propria professione un nobile apostolato, dimostrando come in un'unica persona potessero conciliarsi la religione e la scienza. “Con me porto sempre la figurina di San Giuseppe Moscati e sono venuto a Napoli perché mi sarei sentito più protetto – confida, mentre come tutti spera che si possa venirne fuori presto, affidandosi alla Provvidenza-. Quando tutti parlano di Covid-19, vuole dire come vivere dopo: è questo il significato- svela chi ha scelto di mettersi a disposizione degli altri come infermieri e ausiliari, lavorando a 361 gradi, dove quell’uno rappresenta il cuore-.

“Gli antipodi al coronavirus sono l’ironia e l’entusiasmo, ti metti in gioco indirizzando l’energia alla vita. Continuiamo a fare il bene, perché poi ti torna con interessi – dice il medico Salvatore Pungente continuando a studiare la sua professione e che da piccolo rispose al padre in una conversazione ‘da grande con queste mani farò tante cose’.

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