Cannone, la Corte d’appello elimina la confisca della depositeria

La sentenza di secondo grado dopo la condanna per aver realizzato una discarica di 43mila metri quadrati di rifiuti speciali anche pericolosi, tra veicoli e motori: per l’imprenditore Aldo prescrizione, per il figlio Cosimo derubricazione in abbandono con dieci mesi di arresto e multa di 5mila euro

BRINDISI – La Corte d’Appello di Lecce ha disposto l’eliminazione della confisca della depositeria degli imprenditori brindisini Cannone, finiti sotto inchiesta nel 2011 e condannati dal Tribunale con l’accusa di aver realizzato una discarica di 43mila metri quadrati di rifiuti speciali anche pericolosi, tra veicoli e motori.

Gli avvocati Gianvito Lillo e Vincenzo FarinaLa sentenza è stata pronunciata nella serata di lunedì dal collegio salentino a cui aveva fatto ricorso l’avvocato Vincenzo Farina, difensore di fiducia di Aldo, 66 anni, e Cosimo, 32, padre e figlio, nei cui confronti il pubblico ministero Giuseppe De Nozza esercitò l’azione penale a conclusione dell’inchiesta scaturita dalla notizia di reato dei carabinieri del Noe di Lecce.

Per Aldo Cannone, la Corte ha concluso con il “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”, causa di estinzione del reato legata al trascorre del tempo; per il figlio Cosimo c’è stata invece derubricazione del reato in abbandono dei rifiuti con conseguente rideterminazione della pena a dieci mesi di arresto e cinquemila euro di multa. Le motivazioni saranno depositate fra 90 giorni, il penalista solo dopo la lettura deciderà se procedere o meno con l’ulteriore ricorso in Cassazione.

Padre e figlio erano accusati in qualità di amministratori  della srl Cannone Teodoro, in tempi diversi: secondo il pm “ciascuno di loro, con più azioni o omissioni, realizzava  e comunque gestiva una discarica non autorizzata per rifiuti speciali, anche pericolosi”. In particolare, stando al capo di imputazione: “illecitamente abbancavano veicoli, motori, parti di entrambi, carrozzeria, batterie, pneumatici, su aree destinate tra l’altro a depositeria e custodia dei mezzi sotto sequestro, della complessiva estensione di 43mila metri quadrati”. I rifiuti sarebbero stati abbancati “sul nudo terreno senza che fosse predisposta alcuna forma di protezione delle matrici ambientali, solo e sottosuolo”.

Al momento del sopralluogo dei carabinieri del Noe di Lecce, risalente al 18 novembre 2011, c’erano 1.700 veicoli.

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