Droga: tre arresti. Falegname nei guai

OSTUNI - Piccole centrali di spaccio, tra casa e bottega. In manette finiscono in tre, compreso un insospettabile falegname del posto. A conclusione di articolare indagini, curate dalla polizia e protrattesi per alcuni mesi, sono stati tratti in arresto, con l’accusa di spaccio, i presunti pusher della Zona industriale della Città bianca: Domenico Palmisano (27 anni, già noto alle forze dell’ordine), Pierluca Milone (27 anni, incensurato) e Andrea Carella (28 anni, incensurato), titolare quest’ultimo di un laboratorio di falegnameria lungo la provinciale per Villanova, all’interno dell’area dove sono concentrati i maggiori insediamenti produttivi locali.

Al centro, il vice questore Francesco Angiuli

OSTUNI - Piccole centrali di spaccio, tra casa e bottega. In manette finiscono in tre, compreso un insospettabile falegname del posto.  A conclusione di articolare indagini, curate dalla polizia e protrattesi per alcuni mesi, sono stati tratti in arresto, con l’accusa di spaccio, i presunti pusher della Zona industriale della Città bianca: Domenico Palmisano (27 anni, già noto alle forze dell’ordine), Pierluca  Milone (27 anni, incensurato) e Andrea Carella (28 anni, incensurato), titolare quest’ultimo di un laboratorio di falegnameria lungo la provinciale per Villanova, all’interno dell’area dove sono concentrati i maggiori insediamenti produttivi locali.

Seguendo per mesi le tracce di Palmisano e Milone, gli inquirenti, coordinati dal vice questore Francesco Angiuli, sono giunti a fare luce sull’attività di spaccio messa su all’interno della casa rurale di Milone, a ridosso della Stazione ferroviaria. Quando i poliziotti, al culmine dell’azione investigativa, hanno fatto irruzione in casa, i due erano intenti a confezionare dosi di cocaina, di vario peso, mediante utilizzo di bilancini di precisione, bustine in plastica, nastri adesivi di differente colore, per contraddistinguere le pezzature.

Al momento del blitz, i poliziotti hanno bloccato sia Palmisano che Milone. Sebbene colti di sorpresa, i due hanno tentato di disfarsi di un involucro (contenente cinquanta dosi di cocaina), immediatamente recuperato dagli agenti. Vani anche i tentativi di darsi alla fuga, visto che gli agenti avevano provveduto a presidiare l’intera zona. La successiva perquisizione, ha consentito di rinvenire, oltre la cocaina, un consistente quantitativo di mannite (sostanza da taglio) ed un pezzo di hashish di circa 15 grammi.

Sottoposte a sequestro anche un centinaio di pezzi di plastica appositamente tagliati da un foglio da utilizzare per il confezionamento delle differenti qualità di stupefacente. Sequestrata anche la potente vettura, utilizzata dai presunti spacciatori durante i loro spostamenti. Il gruppo criminale si sarebbe giovato dello stato di incensuratezza di Milone, per potersi muovere in tutta tranquillità e quindi, spacciare nel centro cittadino della Città Bianca.

Anche a tal proposito, gli agenti hanno eseguito servizi di appostamento grazie ai quali è stato possibile raccogliere elementi utili all’operazione, consentendo in corso d’opera di giungere all’arresto di Andrea Carella, falegname, incensurato, titolare d un laboratorio alla zona industriale di Ostuni.

Le indagini e gli accertamenti avrebbero consentito di appurare che l’artigiano riceveva sistematicamente presso il suo laboratorio noti pregiudicati, spacciatori, tossicodipendenti.  I poliziotti hanno documentato la cessione di hashish, avvenuta all’ingresso di un noto bar di Ostuni. Nella circostanza è stato sequestrato un pezzo di “fumo” del peso di circa 8 grammi che un pusher collegato a Carella, alla vista dei poliziotti,  ha cercato di  lanciare a circa 15 metri dal punto in cui si trovava al momento dell’irruzione  degli agenti appostati.

Contemporaneamente, è stato bloccato anche lo stesso Carella. Nel corso della successiva perquisizione all’interno del suo laboratorio  è stato trovato un panetto di hashish del peso di oltre cento grammi, nonché bilancini di precisione e numerose dosi di marijuana (il tutto occultato nelle tasche di giubbotti da lavoro, in un bagno di servizio).

Il panetto sequestrato, presenta un angolo (retto) mancante, perfettamente coincidente con la sagoma irregolare di un lato del pezzo che era stato recuperato dinanzi al bar, poco prima, dopo che l’acquirente lo aveva lanciato allorché di era reso conto dell’irruzione dei poliziotti. L’attività investigativa, intanto, prosegue. Sono in corso altre perquisizioni nell’ambito dello scenario sino ad oggi emerso.

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