Furti ai bancomat con esplosione: il pm chiede quattro condanne

Per Cosimo Iurlaro e Omar Bianco invocati otto anni di reclusione, per Vincenzo Schiena sei e per Marco Santoro tre anni e quattro mesi. I colpi in provincia di Macerata ricostruiti nell'inchiesta dei carabinieri chiamata Cashpoint che portò ai fermi il 25 settembre 2016. Sono sotto inchiesta per azioni analoghe ad Ancona

BRINDISI – Pugno duro del pubblico ministero nei confronti dei quattro brindisini sotto processo con l’accusa di furti agli sportelli di banche e poste con la tecnica dell’esplosione: otto anni di reclusione sono stati chiesti per Cosimo Iurlaro, 41 anni, di Brindisi, e per Omar Bianco, 27, di Mesagne; sei anni per Vincenzo Schiena, 38, di Mesagne, e tre anni e quattro mesi per Marco Santoro, 25, di Ostuni.

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I quattro hanno optato per il giudizio con rito abbreviato in relazione ai colpi consumati e tentati in provincia di Macerata, tutti ricostruiti prima nel decreto di fermo eseguito il 25 settembre 2016 e poi puntualizzati nell’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dal sostituto procuratore un mese più tardi. I brindisini sono indagati con accuse analoghe nell’inchiesta parallela aperta dalla Procura di Ancona, competente per territorio. Nel processo in abbreviato detenzione di esplosivi e armi e, infine, riciclaggio, quest’ultima imputazione legata all’uso di un’Audi risultata rubata, del valore di 130mila euro, e blindata come ai tempi di Marlboro city, con rinforzi agli schienali costituiti da lamiere d’acciaio. Sono difesi dagli avvocati Daniela d’Amuri e Pasquale Annicchiarico, entrambi del foro di Brindisi.

Il fermo venne eseguito subito dopo l’esplosione del bancomat della filiale della Carifermo di Villa Musone di Recanati, in provincia di Recanati, a poca distanza tra i comuni di Loreto e Castelfidardo. Il colpo sfumò. Venti minuti dopo, nuova azione ai danni della Banca Monte dei Paschi di Siena, nel comune di Monte Urano e anche in questo caso l’esito non fu positivo. I carabinieri notarono e inseguirono un’Audi sino ad arrivare a un’abitazione a Sant’Elpidio che, per l’accusa, sarebbe stato il covo del gruppo in azione anche in precedenza nonché nella vicina provincia di Ancona.

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Ai brindisini è contestato anche il colpo riuscito avvenuto il 5 aprile 2016, quando venne preso di mira l’ufficio postale nella frazione di Trodica nel comune di Morrovalle. Il gip, nella successiva ordinanza di custodia cautelare mise in evidenza che i “tre eventi delittuosi causarono gravissimi danni strutturali e pericolo per l’incolumità pubblica con rischio strage ed il conseguente allarme sociale tra la popolazione locale”.    

Fonti di prova sono le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza, a cominciare da quelle dell’ufficio postale di Morrovalle venne ripreso dalle telecamere esterne. Ci sono, inoltre, intercettazioni ambientali che nella prospettazione della Procura costituiscono elementi probatori importanti sul piano dei ruoli assunti dagli imputati e anche in questo caso rilevano i dialoghi ascoltati all’indomani dell’azione fallita al postamat di Morrovalle perché l’esplosione determinò il getto automatico di inchiostro di colore blu che macchiò le banconote, come sistema antifurto e scasso.

Risultato: cercavano un esperto in grado di candeggiare le banconote da 20 e 50 euro, altrimenti sarebbe stata tutta fatica sprecata. Schiena, secondo il gip, in quella circostanza “appare dispensare ai complici consigli e indicazioni sulle corrette modalità di uso dei componenti esplosivi micidiali” e in particolare “ossigeno e acetilene” da miscelare secondo determinate percentuali.

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