Magistrato, un lavoro che richiede laicità

BRINDISI – Rispetto delle regole, impegno nello studio e nel lavoro che un giorno i ragazzi intraprenderanno, laicità della professione di magistrato. Su questi argomenti si è sviluppata la chiacchierata del procuratore capo di Rossano Calabro, Leonardo Leone de Castris, con i ragazzi dello Scientifico Monticelli. Incontro organizzato dall’associazione “Noi ex Monticelliani” sul tema: “Senso dello Stato e rispetto delle regole al Sud: testimonianze di un impegno per il nostro territorio”.

BRINDISI – Rispetto delle regole, impegno nello studio e nel lavoro che un giorno i ragazzi intraprenderanno, laicità della professione di magistrato. Su questi argomenti si è sviluppata la chiacchierata del procuratore capo di Rossano Calabro, Leonardo Leone de Castris, con i ragazzi dello Scientifico Monticelli. Incontro organizzato dall’associazione “Noi ex Monticelliani” sul tema: “Senso dello Stato e rispetto delle regole al Sud: testimonianze di un impegno per il nostro territorio”.

Erano presenti anche i sostituti procuratori Valeria Farina Valaori, in servizio a Matera, e Milto De Nozza, in servizio a Brindisi. Entrambi brindisini di nascita, entrambi “allievi” di Leone de Castris: con lui hanno svolto l’uditorato nella procura di Brindisi quando l’attuale procuratore di Rossano Calabro era sostituto a Brindisi.

“Io faccio uno strano lavoro – ha esordito il procuratore De Castris -. Un lavoro che la gente vede come qualcosa che ti spinge a ficcare il naso negli affari degli altri. Noi però non andiamo a ficcare il naso negli affari degli altri che non ci riguardano; noi perseguiamo chi commette reati, operiamo per far rispettare le regole”.

“Quando avevo la vostra età – ha aggiunto – erano gli Anni Settanta. Mi piaceva la giurisprudenza penale. Non avevo ancora deciso di fare il magistrato inquirente. All’epoca pensavo, e non solo io, che avremmo migliorato il mondo con il nostro lavoro. Con il passare degli anni e con l’esperienza ho maturato la laicità del mio lavoro. Sono convinto che non servono eroi, che non servono giudici che appaiano sempre in televisione, è necessario, invece, fare questo lavoro, che è di per sé estremamente delicato, con grande coscienza e serenità. Non potete immaginare quanto sia difficile decidere sulla vita degli altri, sul loro lavoro, sugli affetti che circondano una persona. Non dovete pensare che un magistrato inquirente chieda un provvedimento a cuor leggero”.

Leone de Castris iniziò la sua carriera a Lecce. Quindi, giovanissimo arrivò alla Procura di Brindisi e subito si imbatté in inchieste molto delicate, come quella denominata “Urano” dal progetto ideato da Luciano Spada, portaborse di Bettino Craxi quando era capo del governo. Si trattava di smaltire rifiuti tossici nei paesi depressi del Corno d’Africa. Ha sgominato gruppi della Sacra Corona, messo in carcere poliziotti che avevano violato la legge (fu lui che fece arrestare e condannare l’ex questore di Brindisi e Milano, Francesco Forleo) e smantellò la Sacra Corona con l’operazione “Mediana”: oltre centocinquanta arresti. La più grossa operazione antimafia in Italia dopo quella di Giovanni Falcone a Palermo. Dopo Brindisi passò alla Direzione distrettuale antimafia e due anni fa venne nominato procuratore capo. Il più giovane in Italia.

Prima di De Castris ha preso la parola Valeria Farina Valaori,. Il magistrato che in agosto, dopo cinque anni lascerà Matera per arrivare alla Procura di Brindisi, era ospite nella veste di ex studentessa del Monticelli, ed ha partecipato per omaggio nei confronti di colui (De Castris) che considera il suo maestro. Dopo De Castris ha parlato De Nozza. Giovanissimo anche lui, ha “rubato” il mestiere al suo maestro, ed ora è impegnato in prima linea a Brindisi contro malavita. Si muove con la scorta perché più volte è stato minacciato di morte.

La manifestazione era stata aperta da video realizzato dagli studenti del Monticelli. Nel filmato si parla del giudice Livatino, ammazzato giovanissimo in Sicilia dalla mafia. Ed è stata chiusa dalla canzone “Mi fido di te” di Jovanotti, dedicata a Leonardo Leone de Castris. Un’attestazione di grande stima dei ragazzi verso questo magistrato che ha iniziato la sua professione a Brindisi, quando la Sacra corona unita uccideva un giorno e si e uno no, e la continua a Rossano Calabro, terra di ‘ndrangheta.

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Nel pubblico c’erano il sindaco di Brindisi Domenico Mennitti, il presidente della Camera penale di Brindisi, avv. Giancarlo Camassa, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, colonnello Ugo Sica, il comandante dei vigili urbani, colonnello Teodoro Nigro, avvocati, docenti e tantissimi studenti.

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