Omicidio in Montenegro, affidato l'esame del Dna sui resti di Maglie

BRINDISI – Affidata la perizia sul Dna dei resti trovati tempo fa a Bar, in Montenegro, che vengono attribuiti a Giuliano Maglie, ucciso nel giugno del 1999, secondo l’accusa da Giuseppe Tedesco su incarico del cognato Vito Di Emidio. Dinanzi alla Corte di assise (presidente Perna, giudice Aliffi) questa mattina ha giurato il prof. Dell’Erba che effettuerà il prelievo del Dna sui resti scheletrici rinvenuti a Bar e sulla madre e i due fratelli di Giuliano Maglie. Dovrà quindi effettuare la comparazione e stabilire con certezza se si tratta dei resti di Maglie.

Vito Di Emidio, Bullone

BRINDISI – Affidata la perizia sul Dna dei resti trovati tempo fa a Bar, in Montenegro, che vengono attribuiti a Giuliano Maglie, ucciso nel giugno del 1999, secondo l’accusa da Giuseppe Tedesco su incarico del cognato Vito Di Emidio. Dinanzi alla Corte di Assise (presidente Perna, giudice Aliffi) questa mattina ha giurato il prof. Dell’Erba che effettuerà il prelievo del Dna sui resti scheletrici rinvenuti a Bar e sulla madre e i due fratelli di Giuliano Maglie. Dovrà quindi effettuare la comparazione e stabilire con certezza se si tratta dei resti di Maglie.

Il perito sarà assistito dalla biologa Stefania Lonero Baldassarra e dalla odontoiatra forense Valeria Santoro. Il tempo a disposizione è di sessanta giorni. Ma non è escluso che i tempi si allunghino per via della rogatoria internazionale. Che già è complessa con nazioni che hanno rapporti di cooperazione giudiziaria da lungo tempo, a maggior ragione sarà complessa e richiederà tempo con il Montenegro. Basti pensare che i resti ossei sono stati rinvenuti diversi anni fa e solo due mesi fa è stato comunicato alla Procura di Brindisi il risultato dell’autopsia.

La parte offesa, madre, moglie, fratelli e figli di Giuliano Maglie, assistite dall’avvocato Gianvito Lillo hanno chiesto e ottenuto di poter partecipare alle varie attività. Peraltro l’avvocato Lillo ha informato la Corte e il perito Dell’Erba che i suoi assistiti sono pronti in qualsiasi momento ad effettuare il prelievo del Dna che servirà alla comparazione. Il processo è stato aggiornato al 21 ottobre, proprio per dare la possibilità ai periti di portare a termine l’esame. Dovranno essere sentiti gli imputati e non lo si potrà fare prima del deposito della perizia. La Corte ritiene che per il 21 ottobre la perizia potrebbe essere pronta e quindi nella stessa giornata potrebbero essere ascoltati anche gli imputati. E se questo non sarà possibile, si procederà alla eventuale ammissione di nuove prove, in modo da non sprecare un’udienza.

Sempre per l’udienza odierna era previsto l’ascolto di Anna Steniello, mamma di Giacomo Casale, ammazzato assieme a Leonzio Rosselli da Di Emidio, Tedesco, Pasquale Orlando e Daniele Giglio. La signora si è seduta al banco dei testi e in quel momento la difesa di Tedesco, che aveva insistito per citarla, ha rinunciato all’esame.  Con disappunto del presidente Perna che ha fatto notare come nelle scorse udienze più volte aveva chiesto di evitare la sua deposizione, acquisendo il verbale di interrogatorio del 6 giugno 1996 quando fu interrogata dall’allora pubblico ministero Lia Sava. Ultimo atto dell’udienza odierna sono state le dichiarazioni spontanee rese da Giuseppe Tedesco, marito della sorellastra di Vito Di Emidio, un tempo l’uomo ombra del boss, ora suo acerrimo nemico perché, secondo Tedesco, “Bullone” lo ha accusato di reati inventati di sana pianta. Di Emidio ha accusato Tedesco degli omicidi di Casale e Rosselli e di Maglie.

“Di Emidio vuole prendere in giro tutti – ha esordito Tedesco -. Ma voi giudici e pubblico ministero avete una cervello molto grande e sono sicuro che non vi farete ingannare. Di Emidio ha detto di avere mandato il fratello Domenico a lavare la macchina sottoposta a sequestro e in custodia giudiziaria nel deposito Cannone (l’auto è quella nella quale furono trasportati i cadaveri di Casale e Roselli, ndr). Non è possibile – ha proseguito Tedesco -. Non è possibile che Cannone abbia consentito di lavare a 360 gradi quella macchina. Io ho fatto rapine. Dopo la rapina all’ufficio postale che è in questo processo, ho bruciato la macchina. Figuriamoci dopo un omicidio. Non è credibile che si lasci in giro la macchina e poi la si vada a lavare”.

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