Tentato omicidio davanti al pub, Cassazione annulla di nuovo con rinvio

Terzo processo d'Appello per Armando Caccetta e Donato Lanzillotti imputati per il ferimento di Stefano Rapposelli

CAROVIGNO – Ci sarà un terzo processo in Appello sul tentato omicidio di Stefano Rapposelli, commerciante di Ostuni, raggiunto da due colpi di pistola la notte del 21 febbraio 2011 davanti all’ingresso di un pub di Carovigno. La Cassazione ha nuovamente annullato con rinvio, dopo i ricorsi presentati dai difensori dei due imputati, Armando Caccetta, 35 anni,  e Donato Lanzillotti, 34, entrambi nati a Ostuni, ma residenti a Carovigno, condannati rispettivamente a quattro anni e otto mesi, dopo il riconoscimento della diminuente per “concorso anonalo” e dieci anni di reclusione.

La Corte di Cassazione

La Cassazione

Lo scorso 14 novembre la Quinta sezione della Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Lecce. Pronuncia analoga era stata assunta dagli Ermellini il 30 giugno 2014, dopo aver riunito i due procedimenti penali, uno aperto nei confronti di Lanzillotti, difeso dall’avvocato Mario Guagliani, e l’altro a carico di Caccetta, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo.

L’accusa

Entrambi gli imputati furono rinviati al giudizio del Tribunale con l’accusa di concorso nel tentato omicidio. Fonti di prova, stando alla relazione conclusiva delle indagini,  le immagini registrate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza del pub e alcune intercettazioni telefoniche e ambientali subito dopo i fermi dei due.

Con la seconda sentenza d’Appello, il 25 novembre 2015, Caccetta venne condannato a quattro anni e otto mesi, Lanzillotti a dieci. Entrambi scelsero il giudizio con rito abbreviato e con sentenza del gup del Tribunale di Brindisi Caccetta fu condannato a nove anni e Lanzillotti a 12.

La ricostruzione

Armando Caccetta“Dal compendio probatorio, era emerso che la notte tra il 20 e il 21 febbraio 2011 Caccetta (nella foto al lato) e Lanzillotti (foto in basso) intorno alle 2,30 del mattino erano davanti al pub, nel quale c’era Rapposelli, in compagni di amici”, si legge nelle motivazioni della sentenza d’Appello bis. “Tra quest’ultimo e Caccetta era subito insorta una discussione per futili motivi, poi degenerata in uno scontro fisico avvenuto fuori dal locale. Subito dopo si era udito uno sparo al quale era seguito un fuggifuggi generale e sul posto era rimasto a terra Rapposelli, colpito da due proiettili di arma da fuoco: uno in regione lombare e l’altro in regione glutea destra”, si legge nelle motivazioni”.

“Il primo giudice aveva concluso che il ferimento di Rapposelli costituisce lo sviluppo logico dell’alterco con Caccetta e il successivo pestaggio del primo da parte di questi”, è scritto sempre nella sentenza d’Appello bis. “Aveva altresì ritenuto (il gup, ndr) che lo sparo potesse essere ricondotto a entrambi gli imputati poiché era stati accertato che Caccetta fosse in possesso di una pistola e che Lanzillotti, prima di uscire dal bar, avesse scarrellato l’arma”.

Il concorso degli imputati

“In sostanza – è scritto – il giudicante aveva affermato che i due si fossero preparati all’aggressione di Rapposelli di talché, non essendo stato accertato chi tra costoro avesse materialmente esploso il colpo, l’azione sotto il profilo morale, dovesse essere ricondotta a entrambi”.

La Cassazione, su ricorso dei difensori, aveva rilevato che “nessuno dei testimoni presenti all’esterno del locale avesse offerto elementi decisi a comprendere chi fosse lo sparatore e che nessuna verifica istruttoria era stata compiuta al fine di comprendere le ragioni effettive della lite, considerati i successi sviluppi della vicenda”. E ancora: “L’ipotesi di passaggio dell’arma dalle mani di Caccetta in quelle di Lanzillotti, sulla scorta delle dichiarazioni rese da un teste, sembrerebbe essere meramente congetturale” e, infine, sarebbe anche mancata “l’analisi relativa alla ricorrenza del dolo, anche se nella forma del dolo alternativo”. Da qui l’annullamento con rinvio.

Donato LanzillottiNella sentenza bis, il collegio scrive che: “Il fatto che Caccetta, sebben presumibilmente armato, abbia accettato di affrontare a mani nude il suo avversario, nonostante questi fosse altrettanto prestante dal punto di vista fisico, appare elemento che induce a escludere in radice l’idea che egli possa aver voluto o semplicemente accettato l’idea che Rapposelli potesse essere ucciso o anche solo semplicemente ferito con l’uso di arma da fuoco”.

“Ciononostante tale evento era certamente prevedibile, innanzitutto alla stregua dell’azione assai violenta posta in essere in concorso con Lanzillotti che comunque avrebbe potuto innescare una reazione non certo prevedibile da parte dell’altro, e in secondo luogo perché ha dimostrato di essere a conoscenza che l’amico fosse a sua volta armato”, è scritto nelle motivazioni nel passaggio in cui c’è un rinvio ad alcune “conversazioni ambientali  nella parte in cui ha giustificato l’operato di Lanzillotti senza manifestare alcuna meraviglia per il fatto che questi avesse estratto la pistola”. A questo punto bisognerà attendere la fissazione del nuovo appello. Il terzo relativo a questa vicenda.

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