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Brindisi e la Marina, i cento anni di un Arsenale dal futuro incerto

BRINDISI - Nacque 100 anni fa la fabbrica militare di Brindisi, l'Arsenale della Marina. Cominciò ad operare come sezione staccata di quello di Taranto, il più grande del Mediterraneo, e oggi ritorna a quello stato amministrativo, con i sindacati e i lavori fortemente preoccupati per una possibile decisione di chiusura da parte della Difesa. Del resto, il Castello Svevo è in vendita e questo vuol dire che non vi è certezza nella prospettiva che la stessa Marina Militare mantenga una sua base a Brindisi.

Marcello Orlandini18 aprile 2010

BRINDISI - Nacque 100 anni fa la fabbrica militare di Brindisi, l'Arsenale della Marina. Cominciò ad operare come sezione staccata di quello di Taranto, il più grande del Mediterraneo, e oggi ritorna a quello stato amministrativo, con i sindacati e i lavori fortemente preoccupati per una possibile decisione di chiusura da parte della Difesa. Del resto, il Castello Svevo è in vendita e questo vuol dire che non vi è certezza nella prospettiva che la stessa Marina Militare mantenga una sua base a Brindisi.

A meno che -come viene proposto da più parti, sindacati e Autorità portuale in primo luogo, ma anche da associazioni come Italia Nostra- non nasca a Capo Bianco un'area attrezzata e più moderna per ospitare comando, logistica e officine. Ma c'è un rigassificatore di mezzo, a dimostrazione del fatto che il progetto British Gas è d'intralcio alla progettazione del futuro del porto e delle sue attività. E su questo dovrebbe riflettere chi dichiara di voler tutelare i 220 posti di lavoro dell'Arsenale, ma chiede anche i 60 del rigassificatore.

Erano altri tempi, quando nel 1905 lo stato maggiore della Regia Marina decise che non si poteva più esitare nel pareggiare l'handicap con la poderosa flotta austro-ungarica in Adriatico. L'Italia aveva tre possibili caposaldi nei porti di Venezia, Ancona e Brindisi, e decise di fortificarne le coste e potenziarne la logistica militare. Ma tra questi, sottolineò l'ammiraglio Giovanni Bettolo dopo una sua missione conoscitiva nel 1908, in una relazione intitolata "Sistemazione di Brindisi a base di rifornimento della flotta", di maggiore importanza strategica sarebbe stato quello più a sud.

Unità di motosiluranti, sottomarini e cacciatorpediniere dislocati a Brindisi avrebbero potuto insidiare i movimenti della Marina austriaca nel Canale d'Otranto e bloccarne i rifornimenti marittimi. Di fatto, gli austroungarici, da un lato, furono costretti a barricarsi nelle profonde e quasi inviolabili (tranne che ai Mas) insenature della costa croata, mentre a Brindisi la Regia Marina finì con il concentrare molte più unità rispetto alle previsioni dell'ammiraglio Bettolo, corazzate incluse.

Nel 1909 il Castello Svevo e le sue pertinenze divennero base militare, nel 1910 si cominciò a costruire il primo embrione di quella che allora veniva chiamata "Officina": una centrale endotermica completata poi nel 1913, che aveva il compito di fornire energia elettrica al complesso in fase di realizzazione. Poi nacquero strutture di supporto a terra per ampliare le capacità produttive delle navi-officina "Lombardia" e "Vulcano". Progressivamente fu occupato un tratto di un chilometro (per 11 ettari circa) del Seno di Ponente.

Le officine di Brindisi erano in grado di intervenire su scafi, motori e altre parti e apparati delle navi. Si trattava di lavorazioni quasi interamente manuali e su piccoli pezzi, ma il ruolo dell'Arsenale di Brindisi fu importante. L'area fu dotata di palazzina per la direzione, alloggi ufficiali (ancora esistenti), e di officine maggiori per carpenteria metallica e in legno, produzione di tubi, fonderie, rifugio antiareo, elevatore per il collegamento con il sovrastante castello.

Il rapporto economico e sociale tra la fabbrica della Marina e la città divenne sempre più ampio e rilevante. Se alla fine della prima guerra mondiale l'Arsenale aveva 60 dipendenti, alla vigilia della Seconda guerra mondiale ne aveva 314, e ben 750 nel 1947. Era la classe operaia brindisina, in stretta simbiosi con quella della Saca, la prima fabbrica aeronautica (nata come laboratorio per la realizzazione di paracadute).

Per chi vuol saperne di più, sulla storia e sui 100 anni dell'Arsenale della Marina Militare di Brindisi, martedì alle 17,30 nella sala conferenze dell'Archivio di Stato può seguire l'incontro con Antonio Monte, ricercatore Ibam Cnr su "Il patrimonio industriale marittimo dell'Adriatico", seguito dall'intervento di Karis Garramone autore di una tesi di laurea su "L'Arsenale marittimo militare di Brindisi tra storia e archeologia industriale nel centenario della sua fondazione". Il tutto nell'ambito del programma della Settimana della Cultura.

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