Brindisi e la Marina, i cento anni di un Arsenale dal futuro incerto

BRINDISI - Nacque 100 anni fa la fabbrica militare di Brindisi, l'Arsenale della Marina. Cominciò ad operare come sezione staccata di quello di Taranto, il più grande del Mediterraneo, e oggi ritorna a quello stato amministrativo, con i sindacati e i lavori fortemente preoccupati per una possibile decisione di chiusura da parte della Difesa. Del resto, il Castello Svevo è in vendita e questo vuol dire che non vi è certezza nella prospettiva che la stessa Marina Militare mantenga una sua base a Brindisi.

L'Arsenale di Brindisi

BRINDISI - Nacque 100 anni fa la fabbrica militare di Brindisi, l'Arsenale della Marina. Cominciò ad operare come sezione staccata di quello di Taranto, il più grande del Mediterraneo, e oggi ritorna a quello stato amministrativo, con i sindacati e i lavori fortemente preoccupati per una possibile decisione di chiusura da parte della Difesa. Del resto, il Castello Svevo è in vendita e questo vuol dire che non vi è certezza nella prospettiva che la stessa Marina Militare mantenga una sua base a Brindisi.

A meno che -come viene proposto da più parti, sindacati e Autorità portuale in primo luogo, ma anche da associazioni come Italia Nostra- non nasca a Capo Bianco un'area attrezzata e più moderna per ospitare comando, logistica e officine. Ma c'è un rigassificatore di mezzo, a dimostrazione del fatto che il progetto British Gas è d'intralcio alla progettazione del futuro del porto e delle sue attività. E su questo dovrebbe riflettere chi dichiara di voler tutelare i 220 posti di lavoro dell'Arsenale, ma chiede anche i 60 del rigassificatore.

Erano altri tempi, quando nel 1905 lo stato maggiore della Regia Marina decise che non si poteva più esitare nel pareggiare l'handicap con la poderosa flotta austro-ungarica in Adriatico. L'Italia aveva tre possibili caposaldi nei porti di Venezia, Ancona e Brindisi, e decise di fortificarne le coste e potenziarne la logistica militare. Ma tra questi, sottolineò l'ammiraglio Giovanni Bettolo dopo una sua missione conoscitiva nel 1908, in una relazione intitolata "Sistemazione di Brindisi a base di rifornimento della flotta", di maggiore importanza strategica sarebbe stato quello più a sud.

Unità di motosiluranti, sottomarini e cacciatorpediniere dislocati a Brindisi avrebbero potuto insidiare i movimenti della Marina austriaca nel Canale d'Otranto e bloccarne i rifornimenti marittimi. Di fatto, gli austroungarici, da un lato, furono costretti a barricarsi nelle profonde e quasi inviolabili (tranne che ai Mas) insenature della costa croata, mentre a Brindisi la Regia Marina finì con il concentrare molte più unità rispetto alle previsioni dell'ammiraglio Bettolo, corazzate incluse.

Nel 1909 il Castello Svevo e le sue pertinenze divennero base militare, nel 1910 si cominciò a costruire il primo embrione di quella che allora veniva chiamata "Officina": una centrale endotermica completata poi nel 1913, che aveva il compito di fornire energia elettrica al complesso in fase di realizzazione. Poi nacquero strutture di supporto a terra per ampliare le capacità produttive delle navi-officina "Lombardia" e "Vulcano". Progressivamente fu occupato un tratto di un chilometro (per 11 ettari circa) del Seno di Ponente.

Le officine di Brindisi erano in grado di intervenire su scafi, motori e altre parti e apparati delle navi. Si trattava di lavorazioni quasi interamente manuali e su piccoli pezzi, ma il ruolo dell'Arsenale di Brindisi fu importante. L'area fu dotata di palazzina per la direzione, alloggi ufficiali (ancora esistenti), e di officine maggiori per carpenteria metallica e in legno, produzione di tubi, fonderie, rifugio antiareo, elevatore per il collegamento con il sovrastante castello.

Il rapporto economico e sociale tra la fabbrica della Marina e la città divenne sempre più ampio e rilevante. Se alla fine della prima guerra mondiale l'Arsenale aveva 60 dipendenti, alla vigilia della Seconda guerra mondiale ne aveva 314, e ben 750 nel 1947. Era la classe operaia brindisina, in stretta simbiosi con quella della Saca, la prima fabbrica aeronautica (nata come laboratorio per la realizzazione di paracadute).