"La Svolta" vince al Via Emilia

REGGIO EMILIA – Il documentario di denuncia sull’Ilva di Taranto, “La svolta. Donne contro l’Ilva” di Valentina D’Amico, è il vincitore del Premio del Pubblico web 2011 del Festival del documentario online di Viaemili@docfest 2011. Due mesi di tempo per decretare il vincitore con più click ricevuti sul web, 905 per il lavoro della regista salentina. Grande soddisfazione e commozione per l’ambito premio ricevuto che racconta storie vere di sei donne pugliesi vittime dell’acciaieria più grande d’Europa. Il premio aggiudicato è di 1000 euro. La vittoria più grande è quella di aver saputo comunicare la realtà denigrante che una fabbrica, come l’Ilva di Taranto, non sia solo “amica” perché dà lavoro ma perché a volte, purtroppo, toglie la vita.

L'acciaieria Ilva di Taranto

REGGIO EMILIAIl documentario di denuncia sull’Ilva di Taranto, “La svolta. Donne contro l’Ilva” di Valentina D’Amico, è il vincitore del Premio del Pubblico web 2011 del Festival del documentario online di Viaemili@docfest 2011. Due mesi di tempo per decretare il vincitore con più click ricevuti sul web, 905 per il lavoro della regista salentina. Grande soddisfazione e commozione per l’ambito premio ricevuto che racconta storie vere di sei donne pugliesi vittime dell’acciaieria più grande d’Europa. Il premio aggiudicato è di 1000 euro. La vittoria più grande è quella di aver saputo comunicare la realtà denigrante che una fabbrica, come l’Ilva di Taranto, non sia solo “amica” perché dà lavoro ma perché a volte, purtroppo, toglie la vita.

Il corto della giornalista pugliese Valentina D’Amico, racconta la storia di sei donne che vogliono spezzare il bastone dell’illegalità e dell’impunità che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e i propri figli, mina la propria salute. Donne che si ribellano, oggi, contro quella che a Taranto e per Taranto è stata sempre considerata una salvezza, da qualche tempo il peggiore dei mali. L’Ilva. Da un lato, la più grande acciaieria d’Europa che con l’aumento annuale dei profitti vanta il primato nazionale di morti sul lavoro e d’inquinamento ambientale.

Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, moglie di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.

Sullo sfondo, al centro, sempre la fabbrica. Il lavoro degli operai raccontato da dipendenti ed ex dipendenti, e svelato attraverso la vicenda di Antonino, mesagnese, morto nello stabilimento. La sua storia, narrata nel testo “La Svolta” scritto dalla moglie Francesca, nel video è interpretata da un attore. L’ingresso all’Ilva, il lavoro all’Ilva, la morte all’Ilva. Quella fabbrica che è amica se dà lavoro (oltre 20mila occupati fino agli anni 90, neanche 13mila oggi), ma che è nemica perché disprezza l’uomo e mortifica l’ambiente. Con la complicità delle istituzioni, dei sindacati, dei cittadini-lavoratori (per necessità, per paura). Il documentario è stato realizzato nel 2010 grazie alle testimonianze di sei donne vittime di questo imponente sistema industriale quale la più grossa acciaieria d’Europa, l’Ilva.

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