Un Manifesto per la Cultura

BRINDISI - Irrompono nella campagna elettorale con il loro Manifesto per la Cultura, nel vocio di una politica che di cultura dimostra di non averne a sufficienza. Chi li ascolterà? Certamente tutti coloro che a Brindisi sperano in un cambiamento vero e profondo, che proietti la città verso il futuro. Non lo firmeranno coloro che amano dire che "la cultura non si mangia". In ogni casi i promotori danni appuntamento a sabato 28 aprile alle 10,30 a Palazzo Granafei Nervegna, Sala della Colonna, dove presenteranno il Manifesto: "Che la Colonna diventi segno rinnovato della città e dei cittadini per ritrovarsi nei sensi contemporanei e nella storia a venire". Ecco il testo.

Palazzo Nervegna, sede del sindaco di Brindisi

BRINDISI - Irrompono nella campagna elettorale con il loro Manifesto per la Cultura, nel vocio di una politica che di cultura dimostra di non averne a sufficienza. Chi li ascolterà? Certamente tutti coloro che a Brindisi sperano in un cambiamento vero e profondo, che proietti la città verso il futuro. Non lo firmeranno coloro che amano dire che "la cultura non si mangia". In ogni casi i promotori danni appuntamento a sabato 28 aprile alle 10,30 a Palazzo Granafei Nervegna, Sala della Colonna, dove presenteranno il Manifesto:  "Che la Colonna diventi segno rinnovato della città e dei cittadini per ritrovarsi nei sensi contemporanei e nella storia a venire". Ecco il testo.

"Coltiviamo l’idea di una città intesa come luogo delle relazioni e del vivere civile, solidale, multiculturale, aperta, sicura, amica, sostenibile. Coltiviamo l’idea di una città dove l’innovazione, la Creatività e i cambiamenti trovino l’ambiente idoneo per alimentarsi e siano strumenti del futuro. Una città dove un bambino può sempre incontrare ciò che vorrà diventare da grande. Coltiviamo l’idea della cultura quale complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale, artistica e spirituale dei cittadini e delle cittadine, singoli o associati: cultura quale rete di relazioni che promuovono l’etica comunitaria in un tempo massificato e vuoto.

Coltiviamo l’idea di una cultura che sia diffusa, periferica, capillare, capace di rendere abitati i territori marginali, che sia circolo virtuoso tra conoscenza, ricerca, arte, tutela, occupazione, identità, impresa. Sosteniamo l’idea di cultura quale valore collettivo, processo, albero che cresce, non bene voluttuario, evento effimero, né palinsesto di un