Il rapporto 2019 di Migrantes: tra quelli in fuga ci siamo anche noi

Dal 2006 al 2019 due milioni di italiani hanno lasciato il Paese. I dati della provincia di Brindisi e della Puglia

Prima di attribuire agli uomini, alle donne e ai bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra per rifugiarsi in Europa colpe che non hanno per i problemi del nostro Paese (molto comodo per certe parti politiche scaricare sui migranti), molti italiani dovrebbero riflette su un dato: in fatto di migrazioni noi siamo nelle parti alte della classifica. Dal 2006 al 2019 due milioni di italiani hanno infatti scelto di andare a vivere in un altro Paese: in 13 anni il numero degli iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) è aumentato del 70,2%. Il numero degli iscritti al registro è passato da 3,1 milioni a 5,3 milioni.

Pesante lo spopolamento del Meridione dell’Italia, da dove è partito il 48,9% degli iscritti al registro anagrafico (di cui il 32,0% dal Sud e il 16,9% dalle Isole). Il 35,5 proviene dal Nord (il 18,0% dal Nord-Ovest e il 17,5% dal Nord-Est) e il 15,6% dal Centro. Per quanto riguarda il dato per regioni, con 22.803 partenze guida la Lombardia, seguita dal Veneto (13.329), dalla Sicilia (12.127), dal Lazio (10.171) e dal Piemonte (9.702).

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Gli iscritti della Puglia e della provincia di Brindisi all’Aire

La Puglia, che ha una popolazione di 4.029.053 abitanti all’1 gennaio 2019, conta ben 351.527 iscritti all’Aire, con una incidenza del 9 per cento sul totale degli italiani registrati residenti all’estero. Nel dettaglio, la provincia di Bari 101.392 iscritti; Bat 23.243 iscritti; Foggia 68.591; Lecce 102.679; Taranto 29.644; Brindisi 35.958.

Il focus sulla provincia di Brindisi dice che il 45,4 per cento degli emigrati all’estero sono donne; il 15,1 per cento ha una età compresa tra 0 e 17 anni, il 25,6 per cento tra i 18 e i 34 anni, il 23,8 per cento tra i 35 e i 49 anni, il 20,2 tra 50 e i 64 anni, il 15,2 oltre i 65 anni.

Nella graduatoria dei comuni della nostra provincia per numero di iscritti al registro Aire primo è Brindisi con 4.258 emigrati su 86.812 abitanti; segue Fasano con 4.083 iscritti Aire su 39.826 abitanti; quindi Mesagne con 3.583 iscritti.

I pugliesi che sono emigrati in Paesi europei Ue e non Ue sono 282.682; 2.834 in Africa; 1.771 in Asia; 24.349 in America Settentrionale; 44.646 in America centro-meridionale; 5.245 in Oceania. Il primo paese europeo per destinazione di pugliesi emigrati è la Germania con 110.264 iscritti all’Aire. Tra i Paesi extra-europei il primo è l’Argentina con 23.646 pugliesi Aire, seguito dagli Usa con 15.365 iscritti, dal Regno Unito con 14.934, Venezuela con 10.361, Canada con 8.984, quindi la Spagna con 7.333.

Il rapporto di Migrantes

Sono questi i dati forniti dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale delle Conferenza episcopale italiana, che ha presentato il 25 ottobre a Roma la 14a edizione del rapporto ‘Italiani nel mondo’. Se da un lato le cronache ci raccontano dei continui sbarchi di immigrati provenienti dall’Africa o dalla rotta balcanica o dalla Turchia, dall’altra – fa sapere Migrantes - continua il lento spopolamento di italiani che vanno via spesso per non tornare più. Italia quindi terra di approdo, ma forse ancor più terra di partenza verso altri paesi, rileva l’associazione. E a partire non sono principalmente i pensionati in cerca di Paesi economicamente più sostenibili dove godersi la vecchiaia, a partire sono le forze fresche.

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La grave perdita di giovani qualificati

Partono i giovani e le giovani con una laurea in tasca, ben preparati ad affrontare il mercato del lavoro e a rispondere alle esigenze delle aziende, lì dove la domanda c’è. Una vera e propria emergenza di italiani altamente qualificati che vanno all’estero. Una conferma insomma, dopo il recente rapporto della Fondazione Leone Moressa che metteva in evidenza come l’Italia abbia perso 250mila giovani negli ultimi 10 anni. La loro perdita è stata calcolata anche in termini economici: -16 miliardi di euro di Pil.

La meta principale il Regno Unito, poi la Germania

Solo nel 2019 si sono iscritte all’Aire 128mila persone, esse provengono da 107 province e risiedono in ben 195 destinazioni mondiali. Il 71,2% resta in Europa, un cospicuo 21,5% vola in America, di cui il 14,2% in America Latina. Il Regno Unito resta la meta preferita nonostante la Brexit, anzi, quest’anno è partito l’11,1% in più del totale rispetto al 2018. Segue la Germania e quindi la Francia, quarta meta il Brasile, quinta la Svizzera e sesta meta preferita dagli italiani che espatriano la Spagna.

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Il rapporto ci dice chi siamo

“Negli ultimi tempi avevamo immaginato l’Italia come un Paese di immigrazione, mentre si è dimenticato o non si è valutato per bene che l’Italia è anche un Paese di emigrazione. E si va via soprattutto per motivi di lavoro e di studio”, ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Guerino Di Tora, alla presentazione del rapporto.

Il rapporto “ci fa vedere la fotografia di cosa è l’Italia oggi, riscrivendo la storia del nostro Paese e di noi popolo migrante nel mondo della globalità. Ci ha detto nel tempo che gli italiani in realtà non hanno mai smesso di emigrare. Ci racconta da qualche anno che all’estero oggi vanno giovani e anziani, famiglie, laureati, iper-specializzati, ma anche con titoli di studio medio-bassi. Ci rivela da due anni a questa parte che sono gli stessi immigrati a ripartire, ma sempre più spesso non da stranieri ma da cittadini italiani avendo acquisito la cittadinanza del nostro Paese”.

Si fa ricorso richiamo, si legge nella presentazione del rapporto, al “ricordo di un passato ingiusto non per avere una rivalsa sui migranti di oggi che abitano strutturalmente i nostri territori o arrivano sulle nostre coste, ma per ravvivare la responsabilità di essere sempre dalla parte giusta come uomini e donne innanzitutto, nel rispetto di quel diritto alla vita (e, aggiungiamo, a una vita felice) che è intrinsecamente, profondamente, indubbiamente laico”.

Si tratta dunque di “scegliere non solo da che parte stare, ma anche che tipo di persone vogliamo essere e in che tipo di società vogliamo vivere noi e far vivere i nostri figli, le nuove generazioni”. “Questo lavoro – ha detto ancora il presidente della Fondazione Migrantes – ci dice concretamente che è possibile abbattere le barriere qualsiasi barriera. Quella della distanza in primis, confermandoci che è possibile lavorare al di là delle distanze geografiche, dei fusi orari, delle lingue diverse”.

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