Polveri di Cerano, quindici indagati

BRINDISI – Avvisi di chiusura delle indagini preliminari sulle dispersioni delle polveri del carbonile di Cerano nelle aree agricole circostanti, abitazioni rurali incluse, sono stati notificati oggi a 15 persone a vario titolo coinvolte nella gestione della centrale termoelettrica Federico II, nonché alle parti lese. Ne dà notizia lo stesso ufficio stampa di Enel Spa, riportando una sintesi delle ipotesi di reato comprese negli avvisi – che equivalgono a informazioni di garanzia -, da cui sono esclusi (sottolinea Enel) danni alla salute: getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici, la presunta mancata adozione all’interno della centrale Enel di Cerano di misure idonee ad impedire la diffusione delle polveri di carbone sulle colture e sugli edifici circostanti.

La centrale di Cerano col carbonile scoperto

BRINDISI – Avvisi di chiusura delle indagini preliminari sulle dispersioni delle polveri del carbonile di Cerano nelle aree agricole circostanti, abitazioni rurali incluse, sono stati notificati oggi a 15 persone a vario titolo coinvolte nella gestione della centrale termoelettrica Federico II, nonché alle parti lese. Ne dà notizia lo stesso ufficio stampa di Enel Spa, riportando una sintesi delle ipotesi di reato comprese negli avvisi – che equivalgono a informazioni di garanzia -, da cui sono esclusi (sottolinea Enel) danni alla salute: getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato e deturpamento di edifici, la presunta mancata adozione all’interno della centrale Enel di Cerano di misure idonee ad impedire la diffusione delle polveri di carbone sulle colture e sugli edifici circostanti.

"In merito alla decisione della Procura di Brindisi, Enel nella piena convinzione di aver sempre operato nel rispetto delle leggi e nell' interesse della collettività, attende con fiducia i successivi sviluppi", fa sapere un comunicato della stessa azienda. La notifica degli avvisi di conclusione degli indagini, che consente alla difese di avanzare una prima confutazione delle ipotesi di reato, è preliminare alla decisione da parte della pubblica accusa di chiedere o meno il rinvio a giudizio degli indagati. In questo caso, le indagini condotte dagli investigatori della Digos di Brindisi, diretta dal vicequestore Vincenzo Zingaro, sono state coordinate dai pm Miriam Iacoviello e Giuseppe De Nozza.

Il provvedimento non intralcia in alcun modo l’attività produttiva della centrale, uno degli impianti strategici per il Paese, dove si attende l’avvio della cantierizzazione del progetto di due carbonili a cupola come quelli della termoelettrica Enel di Civitavecchia. Le indagini erano state avviate sulla base di esposti nel 2009. Nell’ottobre di quell’anno, il consulente tecnico del pool ambientale della procura brindisina, Claudio Minoia, assieme ai periti di parte dell’Enel e delle parti offese, condusse nove attività di campionamento nell’arco di una settimana, in otto casi corrispondenti alle abitazioni dei denuncianti, ed uno per rilevare i valori di fondo in un’area esterna a quella che si presumeva colpita dalle dispersioni di polveri del carbonile scoperto.

Il consulente della procura rilevò “dispersioni significative di polveri di carbone dal deposito carbonile”. La dispersione “ha sicuramente rappresentato la prevalente via di contaminazione delle aree prospicienti e al contempo si sottolinea che non è noto il contributo derivante da possibili ricadute di emissioni convogliate”, E ancora, gli effetti della dispersione hanno contribuito “a produrre direttamente o indirettamente una contaminazione indoor presso le abitazioni di soggetti in aree prospicienti la centrale”. Coinvolte anche le colture: la polvere di carbone, dice Minoia nella relazione, con tutti i metalli pesanti che la caratterizzano, influenza “la contaminazione superficiale di frutti e colture vegetali (incluso il materiale fogliare)”.

Come già spiegato in un servizio di BrindisiReport.it sull’indagine, pubblicato il 18 novembre 2011, è stato possibile a Minoia effettuare i rilievi sulle dispersioni aeree, sulla polvere depositata all’interno ed all’esterno delle abitazioni interessate e sulle matrici alimentari delle colture, sulle acque piovane raccolte in alcune cisterne, ma non sul top-soil (lo strato superficiale del terreno), che avrebbe richiesto un grande numero di punti di campionamento, operazione che avrebbe portato ad uno sfondamento del plafond disponibile.

I proprietari delle abitazioni e pertinenze interessate dai prelievi sono Massimo Spedicato, Oronzo Suma, Antonio Suma, Romeo De Falco, Giuseppe De Leo, Giovanni Spedicato, Luigi Zinzeri e Alessandra Uggenti. La polvere di carbone che ha cosparso i loro campi e le loro abitazioni era fortemente influenzata dal regime dei venti, quindi non era un fenomeno costante, ha detto il consulente tecnico dei pm, ma parimenti – sempre a giudizio dell’esperto della procura di Brindisi – non sono parsi adeguati ad evitare ciò gli accorgimenti adottati da Enel nella gestione del carbonile di Cerano.

Tra gli indagati vi dovrebbero essere  Lorenzo Laricchia, responsabile del nastro trasportatore del carbone; Giuseppe Varallo, 50 anni, responsabile nastro trasportatore;  Diego Baio, 53 anni,  responsabile protempore dell’ufficio Ambiente e sicurezza di Cerano;  Calogero Sanfilippo, Luciano Pistillo e Antonino Ascione, tutti e tre ex responsabili dell’Unità di business Brindisi-Cerano, e l’ex capo centrale Vincenzo Putignano. Quindi Luca Screti, 40 anni, residente a San Pietro Vernotico, titolare della ditta “Nubile” e Aldo Cannone, 59 anni, brindisino, titolare della impresa omonima, addetti al trasporto carbone; Sandro Valery, responsabile protempore area business Enel Produzione; Fausto Bassi, Unità Business Cerano; Giammarco Piacente, unità operativa Esercizio Ambiente e Sicurezza a Cerano; Fabio De Filippo, stesso settore di Piacente;  Massimo Distante, Movimentazione combustibili Cerano; Giovanni Madia, idem.

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