"Cardiochirurgia torni ad essere una priorità per la politica"

"La penultima trasmissione di Report, il programma televisivo noto per le sue inchieste, ha trattato il tema della sanità e in particolar modo in Lombardia, dove tale servizio è considerato tra i migliori d’Italia. Sono emersi due dati significativi, uno che potrebbe essere di esclusivo interesse della magistratura, l’altro che la sanità lombarda deve la sua efficienza grazie anche ad una considerevole disponibilità finanziaria dovuta, soprattutto, ai numerosissimi pazienti che vi si recano da ogni parte del nostro Paese per curarsi, intraprendendo i cosiddetti viaggi della speranza.

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta sul problema di Cardiochirurgia all'ospedale "Antonio Perrino" di Brindisi:

"La penultima trasmissione di Report, il programma televisivo noto per le sue inchieste, ha trattato il tema della sanità e in particolar modo in Lombardia, dove tale servizio è considerato tra i migliori d’Italia. Sono emersi due dati significativi, uno che potrebbe essere di esclusivo interesse della magistratura, l’altro che la sanità lombarda deve la sua efficienza grazie anche ad una considerevole disponibilità finanziaria dovuta, soprattutto, ai numerosissimi pazienti che vi si recano da ogni parte del nostro Paese per curarsi, intraprendendo i cosiddetti viaggi della speranza. E’ appena il caso di ricordare che la sanità pubblica in generale è vittima di tagli di spesa, spesso inopportuni che la danneggiano rispetto a quella privata. Tagli fatti in nome degli sprechi ma che nella realtà non li eliminano ma li amplificano e minano invece la sua funzionalità. La salute, con il lavoro, è uno dei diritti inalienabili del cittadino stabiliti e tutelati dalla nostra Costituzione, almeno finché i tanti tentativi in atto non la sconvolgeranno.

Parlare di sprechi, di episodi che hanno richiesto l’intervento della giustizia, come in Puglia, non è l’oggetto di questa nostra perché fuorvierebbe da ciò che ci sta a cuore (è proprio il caso di dirlo), ma siamo fortemente convinti che la sanità pubblica, come altri settori strategici, sia un servizio sociale dovuto al cittadino e debba essere resa efficiente ed efficace fornendo mezzi adeguati alle strutture ospedaliere, qualificando, motivando e gratificando il personale che vi opera ai vari livelli. Detto questo entriamo nello specifico, toccando un tema delicatissimo che tocca tutti noi da vicino ed è sintomatico, appunto, di tale situazione: la cardiochirurgia a Brindisi.

Dopo un grande impegno profuso dall’associazione “Brindisi Cuore” meritoria di aver sensibilizzato la pubblica opinione con manifestazioni partecipatissime e con la raccolta di migliaia di firme per istituire a Brindisi un reparto di Cardiochirurgia, circa un anno ha visto riconoscere la giustezza delle proprie ragioni con l’assegnazione di dieci posti letto dal Piano Sanitario Ospedaliero Regionale. Assegnati sulla carta, senza risorse economiche: trovateveli voi.

E’ stato stimato che se questo reparto entrasse in funzione potrebbe trattare circa 500 unità bisognevoli di tali interventi. 500 persone, 500 esseri umani che con le loro storie e i problemi dovuti a questa grave necessità sono costretti a recarsi fuori, a staccare un biglietto per un “viaggio della speranza”, affrontando oltre ai disagi dovuti alla preoccupazione per la propria salute, anche quelli per recarsi lontano dal proprio territorio e da un’assistenza familiare e affettuosa. Disagi pesanti anche dal punto di vista economico. Siamo l’unica provincia in tutta la Regione a non disporre di una struttura cardiochirurgica, siamo l’unica provincia che vede negato alla propria popolazione il diritto alla salute, ma che contribuisce a rendere più floride le casse di altre strutture ospedaliere, pubbliche e private.

Ma se il Piano Sanitario Ospedaliero Regionale ha ritenuto opportuno assegnare a ogni provincia dei posti letto cardiochirurgici quali sono oggi le motivazioni che impediscono di rendere operativi quelli assegnati a Brindisi? Può essere valida la giustificazione di un potenziamento di altre strutture già esistenti nelle province viciniori? Possono essere accettabili le immaginabili “pressioni” di altre strutture che eviterebbero volentieri ulteriori “concorrenti”? Assolutamente no, soprattutto perché per la soluzione chirurgica delle patologie cardiache il fattore tempo, per raggiungere altri siti, può in alcuni casi essere fatale. Com’è successo. Oltre all’elementare considerazione che il reparto di Cardiochirurgia presso l’Ospedale “Antonio Perrino” sarebbe essenziale per chiudere “il cerchio” e cioè l’iter diagnostico terapeutico delle patologie cardiache già trattate con criteri riconosciuti di qualità ed efficacia presso il reparto di Cardiologia dello stesso Ospedale e del suo Laboratorio di Emodinamica.

Può essere questa considerata una delle priorità del nostro territorio? Penso proprio di sì non fosse altro per il rispetto che si deve a chi già soffre di patologie gravi, per non ledere la sua dignità. E’ opinione comune che la politica abbia un ruolo invasivo nel settore della sanità, spesso con scopi diversi da quelli dell’operare nell’interesse dei cittadini, e sarebbe bene che questa assumesse esclusivamente compiti di vigilanza. Ma ora spetta alla sensibilità della classe politica, che deve riappropriarsi del suo ruolo precipuo, e alle istituzioni locali fare in modo di recuperare velocemente il tempo perduto, colmando questa grave lacuna, non tralasciando il ruolo fondamentale, che ha e deve avere, la Direzione Generale della locale ASL. Il “cuore” di Brindisi vuole che gli si presti maggiore attenzione, che si renda operativo il reparto di cardiochirurgia per mettere fine ai disagi e alla mortificazione dei viaggi della speranza! A quando qualche atto concreto?".

Giorgio Sciarra, Giuseppe Iurilli, Soci “Brindisi Cuore”

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