Brindisi: l'alba dell'abrogazione delle leggi razziali

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Settanticinque anni fa, nel gennaio del 1944, il governo italiano in esilio a Brindisi diede corso ad una delle condizioni dell'armistizio predisponendo e promulgando il primo decreto di parziale abolizione delle leggi razziali del 1938 e del 1939, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel successivo mese di febbraio. BrindisiReport ha ricostruito quei giorni, nei luoghi più importanti della vicenda e intervistando la dirigente dell'Archivio di Stato, che ha contribuito a questo servizio mostrandoci quel numero della Gazzetta Ufficiale e altri documenti originali, uno degli storici locali che maggiormente si dedica alla ricostruzione dei fatti di quel periodo, e un esponente della comunità ebraica, la cui presenza a Brindisi risale all'epoca romana e divenne molto importante dopo la diaspora sefardita spagnola superando in Terra d'Otranto le 25mila presenze, un numero pari alla consistenza della intera comunità ebraica italiana contemporanea. Quel decreto del gennaio-febbraio del 1944 fu il primo passo di un percorso abrogativo durato molti anni, che si può considerare compiuto solo nel 1987, evento cui Giovanni Spadolini dedicò una memorabile seduta del Senato della Repubblica. Ringraziamo l'Archivio di Stato per la cortese collaborazione, e il Museo archeologico "Francesco Ribezzo" di Brindisi, che ci ha consentito di riprendere le antichissime lapidi ebraiche che conserva tra le sue importanti collezioni. 

La storia

Brindisi, 20 gennaio 1944: 75 anni fa, il re Vittorio Emanuele III di Savoia firma per l’abrogazione delle leggi razziali volute da Benito Mussolini al quale il sovrano non ha mai avuto la forza di opporsi. Sei anni prima, nel periodo del suo buen ritiro estivo di Pisa, nella tenuta di San Rossore, è il 5 settembre del 1938, lo stesso re aveva promulgato il manifesto della Razza, con inizia la persecuzione degli ebrei anche in Italia, così come testimonia la storia.

Storia che racconta anche di come, dopo la caduta del fascismo, il re sia stato costretto a trasferire il governo a Brindisi: due giorni dopo la firma dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, il 10 settembre 1943, la nave Baionetta approda nel porto della città. Il re, la regina Elena, il principe ereditario Umberto restano a Brindisi sino al febbraio dell’anno successivo e dimorano nel castello di terra.

Sul Baionetta, c’è anche il capo del governo, il maresciallo Pietro Badoglio, uno dei sottoscrittori del manifesto della razza, di fatto costretto all’abrogazione dagli Alleati perché il primo impulso alla cancellazione della legislazione razzista arriva da una clausola dell’armistizio, siglato a Malta il 29 settembre 1943.

C’è la prescrizione secondo cui tutte le leggi italiane che implicano discriminazioni di razza, colore, fede od opinione politica saranno, se questo non sia già stato fatto, abrogate, e le persone detenute per tali ragioni saranno, secondo gli ordini delle Nazioni Unite, liberate e sciolte da qualsiasi impedimento legale a cui siano state sottomesse.

Di mesi da quel giorno, ne trascorrono quattro per arrivare al primo provvedimento di abrogazione delle leggi razziali: il regio decreto del 20 gennaio 1944 contiene le disposizioni per la reintegrazione nei diritti civili e politici dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati di razza ebraica o considerati di razza ebraica.

Sono otto articoli con i quali il governo Badoglio dispone l’abrogazione delle leggi razziste, la nullità dei provvedimenti di revoca della cittadinanza adottati in base ad esse, nonché l’inesistenza delle annotazioni di carattere razziale nei registri dello stato civile. E ancora: la riammissione in servizio d’ufficio per i dipendenti dello Stato e degli enti locali licenziati per motivi razziali e la riammissione a domanda per i dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, nonché l’estinzione dei processi penali in corso e la cancellazione delle condanne per violazione delle leggi razziali.

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