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La nave di Msf in arrivo a Brindisi: le testimonianze dei migranti in cerca di speranza

Arriverà attorno alle 8 di domani, venerdì 19 maggio, presso la banchina di Sant'Apollinare

BRINDISI - E' previsto per domani mattina attorno alle ore 8 l'arrivo a Brindisi della GeoBarents, la nave di Medici Senza Frontiere che il 16 maggio scorso ha salvato 26 persone a largo della Libia in acque internazionali. Il porto brindisino è stato assegnato nei giorni scorsi. Tra i migranti tratti in salvo ci sono 8 bambini e una donna incinta. Sono tutti in buone condizione di salute, viaggiavano su un gommone in grave difficoltà. Una volta giunti a Brindisi, dopo lo screening sanitario e l'identificazione verranno smistati nei vari centri di accoglienza. 

Le testimonianze di alcuni sopravvissuti a bordo della Geo Barents

Omar, Ali e Fikru, sono tre giovani ventenni attualmente a bordo della GeoBarents. Hanno raccontato al team Msf la loro detenzione in Libia e la difficile traversata in mare. Omar, la detenzione in Libia: "Non c'erano finestre, il nostro respiro creava vapore che ci gocciolava addosso. Era pieno di batteri e germi. Era così buio. Non sapevamo se fosse mattina o notte. L'unica luce che vedevamo era quando aprivano la porta per gettarci il cibo dentro, ma poi la richiudevano. Il momento più bello è stato quando hanno aperto quella porta e finalmente abbiamo potuto sentire un odore diverso da quello di marcio del posto in cui eravamo".
Ali, la traversata in mare: "Eravamo sulla barca da 5 ore quando si è rotto il motore. I bambini piangevano, eravamo molto preoccupati per la famiglia che era con noi. Speravamo che qualcuno ci aiutasse. Quando abbiamo chiamato Alarm Phone ci hanno detto che presto avremmo avuto assistenza. Quando abbiamo visto la Geo Barents arrivare, abbiamo temuto che fosse la Guardia costiera libica perché non riuscivamo a distinguerla in lontananza. Ma abbiamo sperato che chiunque fosse ci salvasse. Avevamo perso la speranza finché non abbiamo visto le barche veloci avvicinarsi. Era impossibile che la Guardia costiera libica avesse quelle imbarcazioni. Quando abbiamo visto Msf, ci siamo sentiti di nuovo vivi".
Fikru, la speranza di una vita migliore: “Mio padre è molto malato e non può lavorare. Voglio essere in grado di garantire a lui e a mio fratello minore una vita dignitosa".

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