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"Qualità della vita, Brindisi in coda: vanno colti i campanelli d'allarme"

La nota di Franco Gentile, presidente Cna Brindisi: "E' evidente che ci sono lacune che il territorio dovrà colmare in maniera autonoma"

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Franco Gentile, presidente Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) Brindisi.

La classifica annuale sulla qualità della vita del Sole 24 Ore colloca Brindisi, ancora una volta, in una delle ultime posizioni. Non apparteniamo a coloro che attribuiscono particolare importanza a questi dati statistici, tanto più perché è noto che basta un solo elemento sfalsato (o comunicato male dai territori interessati) per determinare dei crolli nei consensi o scalate difficilmente realizzabili in un solo anno. Detto questo, è evidente che alcuni segnali vanno colti, soprattutto se si tratta di valutare la qualità della vita nel suo complesso.

Emerge con chiarezza, ad esempio, che tutte le città del sud scontano un ritardo nell’erogazione di prestazioni pubbliche ed anche nel livello di scolarizzazione. A catena, si registra un interesse molto risicato verso la gestione del territorio a livello politico e più in generale verso ogni forma di partecipazione attiva. Scontiamo, insomma, un’arretratezza culturale che parte da lontano e che diventa ancora più tale per la sostanziale assenza di una adeguata offerta formativa universitaria.

Regge bene, al contrario, l’economia che si basa sulla nascita di nuove imprese, visto che Brindisi si colloca in buona posizione per nuove iscrizioni nel Registro Imprese e per il dinamismo legato all’imprenditorialità giovanile. Su questo è necessario riconoscere un merito alla Regione Puglia che ha messo in campo, negli ultimi anni, strumenti di sostegno incentivanti nei confronti dell’imprenditoria giovanile. Un protagonismo, però, che deve fare i conti con la lontananza “reale” del sistema bancario, così diffidente verso vecchi e nuovi imprenditori e così poco indirizzato verso un reale sostegno nei confronti di chi rischia ogni giorno il proprio futuro pur di “fare impresa”.

E’ evidente, peraltro, che ci sono lacune che il territorio dovrà colmare in maniera autonoma. Il riferimento è all’ormai cronico problema della lentezza della macchina amministrativa che – come emerge anche dai dati statistici – allontana investitori stranieri ed anche di altre regioni. Lo diciamo da tempo e forse ci siamo assuefatti all’idea che per ottenere un’autorizzazione è necessario attendere anni. Per chi deve investire e deve scegliere un sito, invece, proprio questo aspetto diventa un elemento fondamentale per scegliere dove e come farlo.

A tutto ciò si dovranno aggiungere le lacune infrastrutturali su cui necessita un intervento diretto e immediato dello Stato, capace di determinare condizioni efficaci per diminuire il divario verso il resto del paese.

Spesso si sottovaluta, infine, l’elemento collegato alla vivibilità delle nostre città. Non si può ignorare che parlare di presenza di strutture ricettive, di centri sociali per gli anziani, di asili nido, di poliambulatori, di ospedali attrezzati e di “visibilità” delle forze dell’ordine (per alzare la percezione di sicurezza) significhi riferirsi ad elementi influenti per determinare condizioni di crescita economica ed occupazionale del territorio. Sono fattori, in effetti, che incidono in maniera decisiva per orientare la scelta.

Ecco perché anche chi fa impresa non può limitarsi ad osservare i dati di crescita o decrescita del proprio comparto, senza considerare che la “qualità” deve essere a 360 gradi per risultare realmente determinante per voltare pagina.

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