C'è pure chi raccoglie funghi al cimitero. Le regole per non rischiare

Le raccomandazioni del Centro di Controllo Micologico della Asl di Brindisi. Già 7 le persone finite in ospedale

I funghi Amanita proxima raccolti al cimitero di Brindisi

BRINDISI - Ci sono già casi di intossicazione registrati presso le strutture di pronto intervento territoriale e pronto soccorso della provincia di Brindisi, che comprendono quattro focolai di avvelenamento da funghi epigei spontanei che hanno coinvolto complessivamente 7 persone. Ma capita anche che al Centro Micologico della Asl Brindisi si presentino persone che hanno raccolto i funghi sottoposti agli esperti addirittura nei prati del cimitero cittadino.

E che funghi. L'Amanita proxima Dumée, l'Amanita smithiana Bas, l'Amanita aminoaliphatica Filippi, che provocano intossicazioni definite “nuove sindromi” nefrotossiche o norleuciniche che si manifestano con fenomeni gastrointestinali, seguiti poi da insufficienza renale acuta, che richiedono terapie urgenti e impegnative (a volte anche la dialisi temporanea), e neurologiche. Tra l’altro, raccogliere funghi al cimitero è come raccogliere cozze dalle boe del porto o coltivare in aree interdette e inquinate.

funghi amanita proxima raccolti al cimitero di Brindisi 3-2

Tornando ai casi di intossicazione di queste settimane, pur richiedendo un intervento terapeutico in ambito ospedaliero, hanno avuto tutti fortunatamente un esito favorevole con dimissione degli intossicati. “I funghi che hanno determinato i quadri tossici risultano essere stati raccolti in occasione di scampagnate nei boschi, o estemporaneamente - come capita in questo particolare periodo - anche in aree verdi urbane”, fa sapere la Asl, “e consumati in assenza di qualunque tipo di precauzione: prime fra tutte, l’aver effettuato una formazione obbligatoria in materia ed aver conseguito il permesso di raccolta, rilasciato dal Comune e, conseguentemente l’esame del raccolto da parte di un esperto micologo Asl”.

Ma la gente continua in molti casi a raccogliere funghi senza il previsto permesso e senza le debite conoscenze: “Accade spesso, infatti, che il raccoglitore occasionale che incappa in una intossicazione, non possedendo alcun tipo di formazione specifica, abbia come riferimenti esclusivamente il ‘sentito dire’ o alcune ‘conoscenze’ acquisite in ambito privato e familiare. L’unico mezzo di prevenzione di questi incidenti, come accennato, è dato dalla conoscenza, che si acquisisce nei corsi di formazione, organizzati da Comuni e associazioni micologiche riconosciute, necessari per ottenere il permesso di raccolta rilasciato dai Comuni (obbligatorio, per raccogliere nel territorio pugliese) ed in cui si apprendono le nozioni utili ad un necessario orientamento tra specie commestibili e specie tossiche o francamente velenose”, raccomanda la Asl.

funghi amanita proxima raccolti al cimitero di Brindisi-2

Se colti in flagrante, i raccoglitori sprovvisti di permessi sono esposti a sanzione amministrativa da 12,97 a 77,82 euro per chilo di prodotto raccolto. Un altro passaggio, ripete la Asl, “è dato dal fare esaminare costantemente, prima del consumo, il proprio raccolto da un esperto micologo del Centro di Controllo Micologico Asl Br che certifica i funghi in modo assolutamente gratuito. Il calendario dell’ispettorato micologico è disponibile presso tutti i Comuni e gli Uffici d’Igiene Asl, con indicazione delle sedi e degli orari osservati dai micologi”.

“Da non trascurare infine che l’acquisto dei funghi presso raccoglitori professionali o altri esercenti deve sempre avvenire alla presenza del certificato di commestibilità rilasciato dai micologi della Asl, che deve essere obbligatoriamente esposto riportando, tra l’altro, il tipo, la quantità e la data di certificazione dei funghi posti in vendita, incluse le raccomandazioni per il consumo (l’abusivismo nella vendita dei funghi è un altro fattore di rischio).

Infine, il riepilogo delle raccomandazioni del Centro di Controllo Micologico: frequentare corsi di formazione in micologia di base per raccoglitori, quindi munirsi del permesso di raccolta rilasciato dai Comuni; far esaminare e certificare i funghi raccolti dall’esperto micologo Asl; acquistare solo funghi spontanei certificati (dai micologi Asl), in buono stato di conservazione; sottoporre i funghi a cottura prolungata (almeno 25-30 minuti in umido), poiché scarsamente digeribili; assumerne modeste quantità (come condimento, contorno) e non in pasti ripetuti e frequenti; consumare funghi epigei spontanei solo se si è in buona salute (non somministrare ad anziani, bambini, donne incinte); non affidarsi alle credenze popolari.

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