Cronaca

Condanna definitiva per bancarotta, ottico arrestato e scarcerato

Sentenza a tre anni e sei mesi, il brindisino si costituisce in carcere, ricorso dei difensori per la sospensione della pena: “Disparità di trattamento tra imputati nella legge svuota-carceri”. Il Tribunale rimette in libertà l’imprenditore che ora potrà chiedere l’affidamento in prova ai Servizi sociali

MESAGNE – Tre anni e sei mesi per bancarotta fraudolenta, dopo il fallimento: un ottico di Mesagne si è costituito in carcere in seguito alla condanna diventata definitiva e in cella ha trascorso 12 notti, prima di riacquistare la libertà su pronuncia del Tribunale di Brindisi a cui hanno fatto ricorso i difensori, Carmelo Molfetta e Silvio Molfetta, sostenendo che una disparità di trattamento fra imputati nelle disposizioni della legge svuota-carceri.

carmelo molfetta avv-2Il collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli (relatore Colombo, a latere Orazio) ha accolto l’eccezione in punta di diritto sollevata questa mattina dai due penalisti dell’Ordine di Brindisi, subentrato nella difesa del professionista, molto conosciuto a Mesagne perché per anni è stato ottico. Poi c’è stata la declaratoria di fallimento per la sua azienda e successivamente è stato rinviato al giudizio del Tribunale con l’accusa di bancarotta fraudolenta che la Procura ha contestato chiedendo la condanna. Il dibattimento è stato incardinato nel 2006.

L’imprenditore, a conclusione dei tre gradi di giudizio, è stato riconosciuto colpevole ed è stato condannato alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione. La sentenza è diventata definitiva lo scorso 12 dicembre, il 21 non appena è arrivata la notifica della pronuncia della Cassazione, l’ottico si è costituito in carcere, a Brindisi. Ed è qui che ha atteso che i suoi difensori discutessero in Tribunale l’istanza per chiedere la sospensione della pena per accedere al beneficio dell’affidamento in prova ai Servizi sociali.

Secondo gli avvocati Carmelo Molfetta e Silvio Molfetta, poiché la bancarotta fraudolenta non è reato ostativo per l’affidamento ai servizi sociali alla luce del dettato normativo, e poiché l’ottico è stato condannato con quest’accusa alla pena di tre anni e mezzo, è ravvisabile una disparità di trattamento rispetto agli imputati condannati a pene al di sotto dei tre anni. I penalisti, quindi, hanno sollevato una questione di principio evidenziando che la legge svuota-carceri del 2014 non ha previsto il decreto di sospensione della pena per casi analoghi. Da qui la richiesta di scarcerazione per l’ottica.

La Procura, con il sostituto Valeria Farina Valaori, si è opposta, mentre il Tribunale ha accolto l’istanza dei difensori e, di conseguenza, ha rimesso in libertà l’ottico. Dopo 12 notti trascorse in carcere.

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