Assolto ex titolare del Novecento, nessun furto d'acqua

OSTUNI – Assolto per non avere commesso il fatto dall'accusa di furto Cosimo Bruno Bruno, marito della ex proprietaria dell’Hotel Novecento. Secondo l'accusa, che ha chiesto la condanna a quattro mesi di reclusione, l'imputato avrebbe allacciato abusivamente l'albergo all'Acquedotto pugliese usufruendo dell'acqua nonostante il servizio gli fosse stato interrotto per morosità.

OSTUNI – Assolto per non avere commesso il fatto dall'accusa di furto Cosimo Bruno Bruno, marito della ex proprietaria dell’Hotel Novecento. Secondo l'accusa, che ha chiesto la condanna a quattro mesi di reclusione, l'imputato avrebbe allacciato abusivamente l'albergo all'Acquedotto pugliese usufruendo dell'acqua nonostante il servizio gli fosse stato interrotto per morosità. Il giudice monocratico di Ostuni, dott. Zaccaro, ha accolto la richiesta di assoluzione del difensore dell'imputato, avvocato Vito Melpignano.

Bruno Bruno, stando alla ricostruzione fatta dagli investigatori, dopo avere interrotto il contratto di fornitura con l’Aqp, avrebbe fatto realizzare un allaccio abusivo: con un tubo di gomma avrebbe fatto collegare i serbatoi di cui è munito l’albergo con la vasca dell’Acquedotto. E così all’albergo giungeva acqua potabile, dell’Aqp, a costo zero. L’avvocato Melpignano, con varie testimonianze, è riuscito a dimostrare  che la struttura alberghiera, dotata di grandi serbatoi, si riforniva di acqua da privati che la trasportavano con autocisterne.

I fatti risalgono alla precedente gestione dell’Hotel Novecento (che è situato in contrada Ramunno), quando della struttura era proprietaria la moglie di Cosimo Bruno Bruno. Gestione che si chiuse con la dichiarazione di fallimento e con la vendita dell'albergo ad altra società che nulla ha a che vedere e a che fare con la precedente proprietà.

E' il 2003. Le cose non vanno bene per l’Hotel Novecento. Viene avviata la procedura fallimentare che si conclude con la cessione dell’azienda. E’ nel periodo che va dall’avvio della procedura fallimentare alla vendita che l'Acquedotto pugliese interrompe il contratto di fornitura con l'albergo per morosità.

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Nel 2008 un tecnico mandato dall’Acquedotto pugliese fa un controllo dell'impianto e scopre il presunto rudimentale collegamento tra la loro vasca di espansione e i serbatoi dell’albergo. Informa l’autorità giudiziaria e per bloccare il flusso dell’acqua gli operai dell’Acquedotto piazzano “saracinesca”. Le indagini si concludono con il rinvio a giudizio di Cosimo Bruno Bruno. Ma il dibattimento ha dimostrato che l'uomo non aveva fatto nulla di quanto veniva accusato.

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