Cronaca

Guerra di mala a Brindisi, condanne ridotte in Appello

Pena più alta per Antonio Lagatta e Michael Maggi: otto anni e sei mesi. Cinque anni e otto mesi ad Antonio Borromeo, ritenuto a capo della fazione opposta. Contestato anche l'assalto al portavalori Cosmopol davanti al Mc Donald's del BrinPark. La difesa in Cassazione

BRINDISI – Condanne ridotte in Appello per i dieci brindisini imputati in relazione a sparatorie anche a colpi di Kalashnikov, ferimenti e incendi di origine dolosa che per l’accusa sarebbero state opera di due fazioni opposte: una riconducibile ad Antonio Lagatta e l’altra ad Antonio Borromeo.

La sentenza della Corte d’Appello

LAGATTA Antonio, classe 1995-2La pena più alta è stata inflitta ad Antonio Lagatta, 24 anni, e Michael Maggi, 25: otto anni e sei mesi, a fronte – rispettivamente – delle condanne a dieci anni e otto mesi  e dieci anni e quattro mesi. Gli imputati sono entrambi difesi dall’avvocato Cinzia Cavallo del foro di Brindisi.

Cinque anni e otto mesi per Antonio Borromeo, 26 anni, rispetto alla condanna sette anni e quattro mesi inflitta in primo grado. L’imputato è difeso dalla penalista Laura Beltrami del foro di Brindisi.

Del gruppo di Borromeo, secondo l’accusa, avrebbe  fatto parte Tiziano Marra, 21, condannato a due anni e sei mesi, rispetto a tre anni di reclusione. Marra, ai domiciliari, è difeso dall’avvocato Giuseppe Guastella. Nella stessa fazione ci sarebbe stato anche Lorenzo Russo, 22 anni, condannato a un anno e otto mesi, rispetto a due anni e due mesi. Russo, difeso da Laura Beltrami, è libero dallo scorso anno. (Nella foto accanto Antonio Lagatta)

Con Lagatta, invece, sempre in base della ricostruzione del pm, ci sarebbero stati: Claudio Rillo, 24 anni, condannato a sette anni di reclusione, rispetto a nove anni e quattro mesi (difeso dall’avvocato Cinzia Cavallo), e Diego Pupino, 24, condannato a quattro anni e otto mesi, a fronte dei sei anni in primo grado. Pupino è difeso dalla penalista Daniela D’Amuri.  Condannati, infine, Vincenzo Vantaggiato, 41 anni, e Annamaria Romano, 40, a un anno, sei mesi e venti giorni, a fronte - rispettivamente – di due anni e tre anni di reclusione e 1.200 euro, in relazione a un solo episodio di ricettazione. Entrambi sono assistiti dall’avvocato Cinzia Cavallo.

La difesa

La sentenza è stata pronunciata nel pomeriggio di oggi, 17 giugno 2019, dalla Corte d’Appello di Lecce presieduta da Nicola Lariccia e attiene al filone degli imputati che hanno scelto il processo con rito abbreviato. Tranne che per Pupino, le condanne sono il risultato di un concordato tra il rappresentante della pubblica accusa e i difensori. Novanta giorni per le motivazioni. I penalisti hanno già anticipato la volontà di ricorrere in Cassazione. Nel processo non ci sono parti civili.

Le fazioni in lotta

BORROMEO Antonio, classe 1993-2Per il pubblico ministero, titolare dell’inchiesta, c’erano “prove evidenti” degli scontri tra “due fazioni di ragazzi” poco più che ventenni, andati avanti sino a quando non c’è stato il blitz dei carabinieri, con fermi eseguiti il 7 novembre 2017 e arresti il 15 marzo 2018. Prove in grado di resistere al processo, secondo la Procura che per questo chiese il  giudizio immediato.

Nel fascicolo, furono raccolti  "intercettazioni, ambientali e telefoniche,  tracciati Gps,  immagini registrate da telecamere di sorveglianza" poste in prossimità dei luoghi in cui sono avvenuti gli incendi e le sparatorie, i "risultati delle consulenze balistiche e le informative del Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Brindisi, assieme a quelle dei carabinieri della stazione e della questura". (Nella foto accanto Antonio Borromeo)

L’inizio della guerra di mala

Sono 28 i capi di imputazione contestati, partendo dalla sventagliata di Kalashnikov avvenuta la notte del 13 settembre 2017, in piazza Raffaello, a Brindisi, con risposta a colpi di pistola. L’accusa è stata mossa nei confronti di Borromeo. Venne inizialmente presa di mira l’abitazione di Christian Ferrari con “tre bossoli Mk 979, munizionamento per Kalashnikov”: secondo la lettura data dalla Procura, doveva essere una ritorsione nei confronti del brindisino che, qualche giorno prima, aveva ottenuto un permesso premio dopo essere stato condannato per la rapina nella gioielleria Follie d’Oro all’interno del centro commerciale Ipercoop di Brindisi, avvenuta nel 2014. Il movente sarebbe riconducibile al fatto che il “giovane non aveva mai reso dichiarazioni utili a scagionare il complice Angelo Sinisi, condannato anche lui”, fratello di Borromeo.

I ferimenti

RILLO Claudio, classe 1995-2Borromeo è accusato “con persone allo stato non identificate” di aver “costretto sotto la minaccia delle armi Christian Ferri a salire a bordo di un’auto, bendato, per condurlo in una piazzola di sosta lungo la statale Brindisi-Lecce e farlo scendere": avrebbe esploso “numerosi colpi di pistola”. Sei giorni dopo, i carabinieri hanno registrato l’esplosione di colpi di pistola come esercitazione, in via Sele, rione Perrino: ci sarebbero stati Lagatta, Rillo e Pupino. Il 13 ottobre i due gruppi sarebbero tornati a scontrarsi a ridosso della rotatoria tra via Dalbono e via Leonardo da Vinci.

Un incontro per puro caso. Lagatta alla guida di una Fiat Stilo “mentre stava percorrendo via Lanzellotti avrebbe incrociato per mera coincidenza Borromeo”. Con Lagatta ci sarebbero stati Rillo e Maggi. Borromeo avrebbe mal interpretato una “brusca accelerata della Fiat” e “pertanto, temendo di essere seguito, si sarebbe nascosto dietro la cabina di trasformazione dell’Enel” e da qui avrebbe esploso due colpi di pistola contro l’auto. La scena è stata ripresa dalle telecamere della zona. (Nella foto accanto in alto Claudio Rillo)

I colpi di Kalashnikov e l’incendio auto

MAGGI Michael, classe 1994-3Il 28 ottobre successivo, Lagatta e Maggi, secondo l’accusa, avrebbero rapinato un brindisino del borsello “tentando di sottrargli l’auto Jhon Cooper Works”. Avrebbero agito assieme a due persone rimaste senza nome, tutti e quattro con passamontagna. Il primo novembre, si sarebbe fatto sentire Borromeo: “in concorso con un’altra persona, non identificata” avrebbe speronato l’auto a bordo della quale viaggiava Pupino, incrociato in Centro, con due ragazze.

Quello stesso giorno Lagatta e un complice (rimasto sconosciuto) avrebbero esploso “almeno 19 colpi di Kalashnikov” contro l’abitazione di Libardo, in piazza Spadini, rione Sant’Elia, a scopo intimidatorio. Uno dei colpi si conficcò nel soggiorno di un condominio che stava guardando la tv. Ma Libardo, ascoltato dai militari, disse di non essersi accorto di niente. (Nella foto al lato Michael Maggi)

A distanza di 24 ore, Borromeo con un Kalashnikov “minacciava Damiano Truppi ed esplodeva tre colpi ai piedi”. Truppi, interrogato dai carabinieri, avrebbe riferito “circostanze non corrispondenti al vero, aiutando di fatto Borromeo”. Quello stesso giorno Maggi avrebbe appiccato il fuoco alle auto in uso a Libardo: una Fiat Bravo e una Giulietta Alfa Romeo. Azione ripresa dalle telecamere. Libardo, interrogato, disse di non sapere niente anche in questo caso.

Il sequestro di persona e la sparatoria

Sempre il 3 novembre 2017, Borromeo, Russo, Libardo e Marra avrebbero “sequestrato Antonio Fontò”, il quale sarebbe stato convocato con un inganno e poi condotto sulla provinciale per Restinco. Qui uno del gruppo avrebbe sparato almeno cinque colpi, uno dei quali ferì Fontò al polpaccio della gamba destra.

Anche in questo caso la reazione fu immediata perché, i carabinieri hanno ricostruito il ferimento di Loriano Marrazza, alla coscia sinistra, per mano di Maggi e Lagatta. Marrazza è il fratellastro di Tiziano Marra: venne raggiunto in via don Guanella. Nessuno ha mai denunciato niente agli investigatori: gli episodi sono stati scoperti ascoltando alcune intercettazioni in auto.

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L’assalto al portavalori Cosmopol

Nello stesso troncone processuale c’è l’assalto al portavalori Cosmopol,  avvenuto la mattina del 6 novembre 2017, attorno alle 10, a distanza di qualche minuto dal prelievo dell’incasso del Mc Donald’s da parte dei vigilantes: Pupino avrebbe avuto il ruolo di “palo”, mentre  Giglio è accusato di “concorso morale”, invece Maggi, Rillo e Lagatta sarebbero stati gli “esecutori materiali del colpo” che fruttò 25mila euro, solo in parte ritrovati.

Il commando raggiunse il centro commerciale BrinPark a bordo di una Giulietta, risultata rubata, la stessa auto trovata nel giardino della villetta in uso a Vincenzo Vantaggiato e Annamaria Romano, in contrada Sbitri. Qui furono trovate anche armi. Vantaggiato avrebbe anche “prelevato Rillo e Maggi dall’abitazione di Rillo per portarli da Giglio per nascondersi” dopo l’assalto. In un monolocale di via XX Settembre, zona Centro, furono tratti in arresto dai carabinieri.

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