Zone rurali, niente trasporto scolastico: "Come facciamo? C'è chi rischia il lavoro"

Lo sfogo dei genitori di alcuni alunni. Sono in difficoltà per i tagli del Comune: "Difficile portare i figli a Brindisi. I cento euro al mese non servono, ripristinate il servizio"

BRINDISI – Il servizio di trasporto scolastico nelle zone rurali di Brindisi è stato soppresso e adesso molte famiglie sono in difficoltà. E' vero, il Comune ha promesso cento euro al mese per alunno, per ovviare all'assenza del servizio pubblico, “ma noi che ce ne facciamo di cento euro se mio marito lavora e io non ho la patente?” si chiede la mamma di due bambini che frequentano uno la scuola elementare, l'altra la scuola media. Con orari differiti, per giunta.

BrindisiReport ha raccolto lo sfogo di una giovane madre, che si fa portavoce di altre famiglie che incontrano le medesime difficoltà. Il problema è cominciato questa estate, dalla seconda metà di agosto, quando il Comune ha annunciato la soppressione del servizio di trasporto scolastico dalle zone rurali ai plessi scolastici, in modo da risparmiare. Le casse comunali non sono floride e così si è optato per questa scelta. Ovviamente, non si poteva mettere in difficoltà decine di famiglie, che all'inizio dell'anno scolastico si sarebbero ritrovate con un grosso problema da gestire, specialmente in un periodo particolare, con ingressi scaglionati causa Covid. Così dal Comune hanno pensato di ovviare con un contributo di cento euro mensili per alunno, per ogni mese di frequenza scolastica. Problema risolto? Per niente.

“A parte che ancora non abbiamo visto i famosi cento euro, ma non è questo il punto – si sfoga la madre dei due bambini – Noi abitiamo a Torre Rossa, mio marito lavora e io non ho la patente. Come dobbiamo fare? E la mia situazione non è la peggiore: c'è chi si deve assentare dal lavoro per portare i figli a scuola e ora rischia il posto. C'è chi li fa accompagnare da zii, nonni, parenti. Ma non possiamo andare avanti così per tutto l'anno scolastico”.

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I genitori avevano pensato, come extrema ratio, di non mandare i bambini a scuola per protesta, ma gli insegnanti hanno sconsigliato questa strategia, in quanto i piccoli avrebbero rischiato di essere sottoposti a tampone. “Ci sono mamme e papà che lavorano lontano, a Oria per esempio. Ma con tutti i settori disponibili, proprio sul trasporto scolastico dovevano tagliare”, si chiede una mamma. Cento euro al mese di certo non risolveranno questo problema, dicono i genitori degli alunni che abitano nelle zone rurali. L'unica soluzione per loro è di ripristinare il servizio.

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