Scafisti arrestati, migranti in aula per l'incidente probatorio: "Sono loro"

"Sono loro gli scafisti". Lo hanno confermato alcuni migranti tratti in salvo nel Canale di Sicilia e sbarcati a Brindisi il 15 settembre scorso dal pattugliatore Diciotti della guardia costiera.

BRINDISI - “Sono loro gli scafisti”. Lo hanno confermato alcuni migranti tratti in salvo nel Canale di Sicilia e sbarcati a Brindisi il 15 settembre scorso dal pattugliatore Diciotti della guardia costiera. Lunedì scorso infatti, su richiesta del pm Giuseppe De Nozza, si è celebrato l’incidente probatorio per anticipare l’acquisizione di una prova determinante: il riconoscimento da parte dei naufraghi dei sei scafisti che furono sottoposti a fermo a Brindisi a seguito di una brillante operazione della Squadra mobile della questura, diretta dal vicequestore Alberto Somma, di concerto con la capitaneria di porto al comando del capitano di vascello Mario Valente e con il fondamentale apporto dell’equipaggio della nave, composto sempre da militari del corpo centrale delle capitanerie.

Gli scafisti vengono condotti in questura-2In carcere a Brindisi furono condotti: Abdullah Helayel, 23 anni, Ahmed Saeed, 21 anni, Tufiq Yehya Mohammad, 39 anni, Saraj Al Walfali, 23 anni, Abrahim Abu Yusaf Abrahim, 56 anni e Ali Hassan Mohammed. Tutti dichiararono di provenire dall’Egitto e dalla Libia. Rispondono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Alla loro identificazione contribuirono le dichiarazioni rese agli investigatori, con il supporto degli interpreti di cui dispone l’ufficio immigrazione della questura di Brindisi, alcuni dei 594 migranti giunti nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum a Sant’Apollinare. C’erano quattro donne incinte, una gravemente ferita e altre persone con patologie e lesioni. Tra gli stranieri anche molti bambini: 102 minori in tutto. A quanto era stato possibile accertare erano partiti tutti da Bengasi.

Furono trasferiti in strutture di accoglienza del Nord Italia, ma non tutti. Coloro i quali avevano contribuito all’identificazione degli scafisti sono rimasti in Puglia e proprio per non correre il pericolo di non riuscire poi più a rintracciarli per acquisire le testimonianze nel corso di un eventuale processo, si è proceduto con l’incidente probatorio che “congela” dinanzi al gip la prova in attesa di sviluppi.

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L’operazione che condusse all’individuazione degli scafisti è la seconda che ha prodotto risultati investigativi importanti. L’altra aveva avuto luogo a Messina e se n’era sempre occupata la Capitaneria di porto. Determinante nel caso di Brindisi è stata la collaborazione da militari e poliziotti della Mobile: i primi filmarono le procedure di salvataggio e acquisirono già in quei drammatici istanti elementi utili per le indagini, gli altri hanno poi contribuito anche con l’ascolto dei testimoni alle ricostruzioni. 

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