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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cronaca

Marò, la Enrica Lexie può ripartire

NUOVA DELHI – La Corte suprema indiana ha autorizzato il rilascio della petroliera italiana Enrica Lexie su cui erano imbarcati i due marò pugliesi - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - tuttora trattenuti in India e accusati dell'uccisione di due pescatori al largo della costa del Kerala. La decisione è stata presa dal massimo organo giudiziario dopo una seduta di oltre due ore dedicata all'esame del ricorso presentato dall'armatore contro un precedente verdetto dell'Alta Corte del Kerala.

NUOVA DELHI - La Corte suprema indiana ha autorizzato il rilascio della petroliera italiana Enrica Lexie su cui erano imbarcati i due marò pugliesi - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone - tuttora trattenuti in India e accusati dell'uccisione di due pescatori al largo della costa del Kerala. La decisione è stata presa dal massimo organo giudiziario dopo una seduta di oltre due ore dedicata all'esame del ricorso presentato dall'armatore contro un precedente verdetto dell'Alta Corte del Kerala.

Dopo un'animata discussione tra le parti, i giudici hanno disposto il rilascio della nave, dell'equipaggio composto da 24 persone, dei quattro marò dell'unità di anti pirateria e anche delle loro armi a bordo. Hanno però posto tre condizioni, tra cui quella che il capitano e i responsabili della compagnia di navigazione assicurino (con una dichiarazione scritta e una garanzia bancaria) la disponibilità della nave e dell'equipaggio in caso in cui sia richiesto nelle indagini o inchiesta giudiziaria a carico dei due soldati indagati. La Corte ha anche richiesto una simile assicurazione al governo italiano per quanto riguarda i quattro marò dell'unità anti pirateria rimasti a bordo, la quale è stata fornita stamattina.

La petroliera potrà concretamente salpare "appena completate alcune formalità burocratiche per soddisfare le condizioni poste dalla Corte Suprema". Lo ha riferito l'avvocato Deljeet Titus, che insieme al giurista Harish Salve rappresenta l'Italia, all'uscita dell'aula della Corte Suprema. In particolare, si tratta di espletare alcune procedure presso l'Alta Corte del Kerala, tra cui il deposito di una garanzia bancaria e la ratifica delle impegnative scritte da parte del capitano Umberto Vitelli e dell'armatore in cui garantiscono la loro presenza se richiesta dal processo in India.

Soddisfatto per il verdetto, Titus ha spiegato che l'Italia era particolarmente interessata a non pregiudicare la sua posizione nella causa sulla giurisdizione in corso presso la stessa Corte Suprema (la prossimo udienza è l'8 maggio) e dove si contesta l'applicazione della legge indiana all'incidente. "I giudici hanno chiaramente preso atto che non riconosciamo la giurisdizione indiana e per noi questo è sufficiente a garantire che non ci siano effetti sul nostro ricorso", ha aggiunto. Per quanto riguarda l'accordo con le famiglie che era stato duramente criticato dalla Corte, "i giudici non hanno preso alcuna azione in merito, ma lo hanno semplicemente ignorato come hanno affermato nella sentenza".

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