Cronaca

Confcommercio decaduta per debiti: quattro cordate per rifondarla

Provvedimento nazionale dopo criticità nei bilanci sino al 2016: a Brindisi non è più possibile usare il logo esistente dal 1972. Impugnativa del presidente pro tempo Malcarne che pensa a un accorpamento con Bari. Cordate di commercianti e imprenditori, tra i quali Meo del Salone Nautico e lavoratori dell'associazione

BRINDISI – Dopo 45 anni  Confcommercio Brindisi è stata dichiarata “decaduta” dall’associazione madre, quella nazionale che ha sede a Roma, in seguito a una serie di criticità rilevate nei bilanci che hanno portato a contestare 800mila euro a titolo di esposizioni debitorie, oggetto di impugnativa al pari del provvedimento adottato dal consiglio.

confcommercio logo-2

La “sanzione” adottata a Roma comporta l’impossibilità di usare il logo Confcommercio con annessi e connessi a Brindisi e nella provincia, dove l’associazione è approdata nel 1972. Il caso Brindisi è finito sul tavolo capitolino nelle scorse settimane, come diretta conseguenza dei risultati delle verifiche venute a galla esattamente un anno fa (a febbraio 2016) sulla tenuta della contabilità, condotti dal Centro impresa on line. Certamente ci saranno ripercussioni sul piano legale, visto che l’associazione del capoluogo ha contestato partendo dai debiti nei confronti dell’Inps relativi al periodo di tempo che va dal 1986 al 2006, per un totale di 132mila euro. Per la stessa voce riferibile al lasso compreso tra il 2006 e il 2016, Confcommercio Brindisi ha chiesto la rateizzazione delle cartelle per un totale di 72mila euro.

Lo studio ha evidenziato le seguenti posizioni debitorie: 124.296 euro di debiti per fondo Tfr; 127.471 euro verso Equitalia; 33.156 euro verso l’Agenzia delle Entrate; 29.670 con la Confederazione; 171.927 verso l’Inps per mancati versamenti alla data del 2 dicembre 2014; e infine 317.823 euro per contributi non versati risultanti da una comunicazione effettuata dall’istituto in data 8 settembre 2011. Tutto contestato dalla Confcommercio Brindisi perché derivante da fonte non diretta.

Negli anni 2012, 2013 e 2014 “non sono stati consegnati tra gli altri i libri contenenti i verbali delle riunioni degli organi; le deliberazioni di approvazione dei bilanci; i mastrini, il libro giornale, i libri Iva, il libro inventario, i libri cespiti; i contratti relativi al personale e altri contratti in essere; i modelli F24 con l’attestazione di quietanza dei versamenti”. Ancora: “sotto il profilo dell’organizzazione e dall’attività sussistono altrettanto gravi carenze di correttezza e trasparenza, oltre che di efficienza, dai quali emerge un’evidente confusione amministrativa”. I bilanci risultano regolarmente approvari e trasmessi alla sede nazionale, quanto ai registri Iva e' stato spiegato che non sussiste l'obbligo normativo della tenuta trattandosi di associazione non soggetta ad imposta.

Contestato anche l’uso di “due diversi codici fiscali” uno riconducibile alla denominazione “Confcommercio Brindisi” e un altro alla denominazione “Associazione del commercio e del turismo della provincia di Brindisi”. In tal caso è  stato evidenziato un subentro, dopo la modifica dello statuto, previsto dalla federazione nazionale. Al momento non è neppure in carica il presidente posto che per Alfredo Malcarne il secondo mandato è arrivato a scadenza e, statuto alla mano, non è possibile andare oltre il bis. Cosa succederà alla Confcommercio Brindisi? Quale potrebbe essere lo scenario futuro?

Ad oggi ci sono quattro strade corrispondenti ad altrettante ipotesi di salvataggio per rifondare l’associazione a Brindisi e provincia. Alla base c’è la comune volontà di “resuscitare” quel logo: in primis c’è da registrare il tentativo della presidenza uscente che pensa di legare Brindisi a Bari nell’ottica di una riorganizzazione interprovinciale. In tal caso la carta da giocare sarebbe legata alla liason esistente tra Malcarne e il presidente della Confcommercio di Bari, Alessandro Ambrosi, anche presidente di quella pugliese nonché uno dei vice di quella nazionale.

Sono da registrare anche le cordate imbastite da un gruppo di imprenditori con a capo Giuseppe Meo, nome direttamente riconducibile al Salone Nautico e Giuseppe Marchionna, il quale conosce bene la realtà interna di Confcommercio Brindisi essendone stato il direttore sino a gennaio 2014. Lasciò l’incarico per entrare nella Giunta del Comune di Brindisi guidata da Mimmo Consales che lo volle come suo vice, ma fu poi il primo a innestare la retromarcia tanto da arrivare alle dimissioni. Marchionna smentisce: “Non sono direttamente coinvolto”.

Altro tentativo di salvataggio sarebbe riconducibile a un gruppo di commercianti del capoluogo e un altro ancora a imprenditori insieme ad ex lavoratori della Confcommercio. Le richieste sono state tutte protocollate sia a Bari che a Roma. La decisione finale spetta alla Federazione nazionale.




 

Gallery

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Confcommercio decaduta per debiti: quattro cordate per rifondarla

BrindisiReport è in caricamento