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“Corruzione, escort e rifiuti: ampia confessione”. Domiciliari per Leobilla e Pecere

Il gip accoglie l’istanza dei difensori degli imprenditori della Reteservizi. Liberi l’ex vice sindaco di Torchiarolo, Nicolardi, e gli indagati Francesco Pecere, Zaccaria e Selvaggi. Richiesta rigettata per l’ex primo cittadino di Torchiarolo, Serinelli, e per quello di Villa Castelli, Caliandro: inquinamento delle prove e reiterazione dei reati

BRINDISI – “Ampia confessione”. Prima al gip e poi al pm di fronte a un “quadro indiziario evidente” raccolto nell’inchiesta Hydra. Hanno ottenuto i domiciliari dopo otto notti trascorse nel carcere di Brindisi, gli imprenditori Pasquale Leobilla e Angelo Pecere, accusati di essere stati al vertice di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla truffa e al finanziamento illecito ai partiti, nel periodo delle ultime elezioni nei comuni di Villa Castelli e Torchiarolo. Nonché di favoreggiamento della prostituzione per aver organizzato gli appuntamenti di una giovane rumena, arrivata a Carovigno come escort, tra politici, anche parlamentari, e professionisti del Brindisino.

Pasquale Leobilla-2Dal carcere ai domiciliari dopo la confessione

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Paola Liaci, ha accolto le istanze presentate dai difensori degli indagati, arrestati dai carabinieri lo scorso 23 ottobre, rimarcando che alla luce degli interrogatori resi dai due, non sussistono più le esigenze cautelari costituite dal rischio di inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Le domande per l’attenuazione della misura sono state depositate dagli avvocati Vincenzo Farina e Gaetano Sansone per Leobilla e da Farina e Giuseppe Lanzalone per Pecere. Entrambi hanno ammesso gli addebiti contestati nell’ordinanza di custodia cautelare, di fronte a indizi di colpevolezza considerati evidenti, essendo rappresentati da intercettazioni telefoniche e ambientali.

Il gip ha ritenuto le istanze "meritevoli di accoglimento atteso che, come evidenziato dal pm, entrambi hanno dichiarato di aver versato somme di denaro in favore di Nicola Serinelli (su richiesta di Maurizio Nicolardi), Vitantonio Caliandro, nonché di Giuseppe Velluzzi e Michele Zaccaria". Le dichiarazioni, inoltre, "appaiono uniformi, coerenti e reciprocamente riscontrate, attedo che le dazioni di denaro venivano eseguite materialmente da Pecere, previo accordo con Leobilla". A volte anche nel bar alle porte di Brindisi.

L’ex vice sindaco di Torchiarolo, Maurizio Nicolardi è stato rimesso in libertà, come chiesto dai difensori Carmelo Molfetta e Silvio Molfetta, dopo essere finito ai domiciliari, perché ha rassegnato le dimissioni da assessore. E tali dimissioni hanno effetto immediato. Liberi anche gli indagati Francesco Pecere, difeso dall’avvocato Daniela Faggiano, Giovanbattista Selvaggi e Michele Zaccaria, assistito dall’avvocato Masimo Manfreda. In particolare, Francesco Pecere "innanzi al gip ha dichiarato di aver saputo dal fratello Angelo della dazione di denaro chiesta da Nicolardi, sebbene non presente al momento della traditio rei". Zaccaria ha "negato gli addebiti, dichiarando di non aver mai percepito alcuna somma di denaro", ha scritto il gip. "In ogni caso, all'epoca dei fatti, il medesimo ero priva della qualifica di pubblico ufficiale perché non c'era alcuna nomina". In ogni caso, è stato escluso il quadro di gravità indiziaria" come aveva sostenuto l'avvocato Manfreda.

Le richieste respinte

nicola serinelli-6Sono state, invece, respinte le richieste di scarcerazione presentate per il sindaco dimissionario di Torchiarolo, Nicola Serinelli, difeso dagli avvocati Carmelo Molfetta e Marcello Falcone, in considerazione del fatto che il passo indietro non è ancora irrevocabile. Per le dimissioni irrevocabili, stando alle disposizioni di legge in materia, occorre che siano trascorsi venti giorni. Per il gip, "Serinelli si è trincerato dietro una banale quanto inutile negazione dei fatti, incapace di fornire una spiegazione credibile alternativa alla mole di elementi a suo carico".

Respinta anche l’istanza di remissione in libertà per il primo cittadino di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro, difeso da Roberto Palmisano: in tal caso, l’indagato non ha rassegnato le dimissioni, di conseguenza secondo il gip restano attuali le esigenze cautelari. "Caliandro - ha scritto il gip - ha negato l'evidenza additanto gli interlocutori delle ambientali versate in atto, di ricchezza creativa, senza rendersi conto che il versamento delle somme in contestazione è stata ribadita da Leobilla e Angelo Pecere e confermate dal fratello di quest'ultimo, Francesco".

Il gip, infine, ha negato la libertà per Giuseppe Velluzzi poiché risulta che l’indagato continui a svolgere funzioni per conto dell’Aro Lecce e per il comune di Ugento, come componente della commissione di gara per la valutazione delle offerte per la raccolta dei rifiuti. Velluzzi "seppure protestando la sua buona fede, ha ammesso i fatti", ha "confermato di aver predisposto per la Reteservizi tutta la documentazione tecica di gara per la partecipazione ai bandi nei comuni di Poggiorsini e Biccari, rispetto ai quali aveva già svolto il ruolo di consulente del dirigente, successivamente nominato direttore dei lavori, attività retribuita in nero". Il che sarebbe "dimostrazione della consapevolezza da parte dell'indagato della natura illecitra della condotta".

I gravi indizi

Vitantonio Caliandro-4Sul piano degli indizi in base ai quali è stata delineata la responsabilità degli indagati, il gip nell’ordinanza di arresto aveva scritto che le indagini “hanno documentato un dato fattuale incontestabile, vale a dire quello dell’esistenza di una fitta rete di rapporti illeciti intrattenuti da Leobilla e Pecere anzitutto con i rappresentanti di numerosi enti locali, Torchiarolo e Villa Castelli, in provincia di Brindisi, e anche Poggiorsini, Biccari e Isole Tremiti”. E ancora: “Il funzionario comunale, di volta in volta, è parte del patto corruttivo, contrario ai doveri d’ufficio”.

Le elezioni a Torchiarolo e Villa Castelli

“Esemplificativa la vicenda del Comune di Torchiarolo nella misura in cui il duo Leobilla-Pecere, in pieno svolgimento della campagna elettorale per le votazioni amministrative del maggio 2015, se da un lato stila il patto  corruttivo con il sindaco uscente, Del Coco, dall’altro e contestualmente garantisce appoggio elettorale all’altro candidato sindaco, Serinelli, tramite un finanziamento illecito pari a tremila euro. Tutto ciò al fine di preservare la posizione egemonica della Reteservizi srl, nella gestione della raccolta dei rifiuti. Emerge, quindi, un meccanismo corruttivo che registra un’allarmante continuità e sinergia tra i rapporti di favoritismo”.

“Si veda altresì la vicenda riguardante il comune di Villa Castelli: qui emerge con chiarezza un duraturo rapporto di reciproco scambio di favori tra la Retservizi e Caliandro, dapprima in quanto candidato sindaco con l’elargizione della somma di cinquemila euro come contributo alla campagna elettorale del 2014 e, successivamente, in quanto eletto, momento in cui Pecere e Leobilla elargiscono altre e diverse somme di denaro ottenendo in cambio la promessa di corsie preferenziali nell’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti”.

Tenuto conto della confessione resa dagli indagati principali, non è escluso che la difesa chieda di patteggiare la pena oppure di essere ammessa al rito abbreviato.

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