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Palazzo della Provincia, il tempio del Laboratorio

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Dati abbandono scuola: Brindisi la peggiore

BRINDISI - Arriveranno a breve più di 13 milioni di euro destinati a Comune e Provincia per la ristrutturazione di edifici scolastici che hanno problemi strutturali. Ma c'è un dato sconcertante: 21 per cento di abbandono scolastico a Brindisi e provincia alle superiori. Proprio negli istituti in cui si taglia e si sfratta.

BRINDISI - La scuola non si tocca: il principio andrebbe osservato con gran rigore, ancor di più a Brindisi e nella sua provincia, proprio lì dove si sta procedendo con tagli che hanno il sapore del paradosso. Il motivo c'è ed è sintetizzato in una cifra calcolata dalla Regione: un 21, seguito dal segno per cento. Brindisi, udite udite, ha il tasso più alto di dispersione scolastica in tutta la regione Puglia per le scuole superiori. La situazione è ben diversa per l'infanzia, le elementari e le medie: la media è inferiore rispetto alle altre cinque competitor.

Arriveranno a breve circa 13 milioni di euro per rimettere a nuovo gli istituti del territorio, tanto si è stabilito a Bari, ma è davvero accettabile che non si ponga, quale che sia l'ente interessato, in cima alla lista lo stato di salute delle strutture oltre che la qualità della formazione dei ragazzi?

Proprio la Provincia, proprietaria degli edifici che ospitano le superiori oltre che competente in materia di istruzione di secondo livello, ha dato lo sfratto ad alcuni istituti della città perché non può più permettersi di pagare l'affitto. Vi saranno spostamenti, trasferimenti vari. Alla fine l'anno scolastico potrà riprendere serenamente, dopo i vari traslochi che riguardano perfino il fiore all'occhiello dell'istruzione italiana (ebbene sì, si trova proprio a Brindisi), l'industriale Majorana, scuola 2.0, ipertecnologica e plurivisitata oltre che insignita dai ministri che si sono succeduti. Ma quali sono le condizioni delle nostre scuole? Quanto incidono le palestre sgarrupate, gli attrezzi datati, l'assenza di computer e laboratori, a far sì che alla fine, questo manipolo di esponenti della nuova generazione, capaci di maneggiare uno smartphone con estrema maestria, in grado di mandare foto via mail in solo istante e di manovrare tablet con una rapidità di dita sconvolgente, si senta quantomeno un pizzico inadeguato tra i banchi di istituti sempre più sofferenti, perché privi di fondi?

banchi-scuolaNella proposta di distribuzione del denaro formulata dalla Regione con cui si assegnano i contributi alle varie province per eseguire lavori di miglioramento, talora di rifacimento, di classi, tetti, palestre, laboratori, aule informatiche e via dicendo, c'è una buona notizia e una pessima notizia, sconcertante andrebbe detto, per Brindisi. Per la "Riqualificazione del patrimonio infrastrutturale scolastico (il cui soggetto attuatore sono le amministrazioni provinciali) la Regione prestissimo firmerà l'accordo di programma per l'utilizzo dei fondi Cipe. Subito dopo quindi saranno pubblicati gli avvisi per i Comuni e inizieranno le trattative negoziali per le Province.

L'importo complessivo è di 100 milioni di euro che saranno così ripartiti: 43 milioni per la Riqualificazione del patrimonio infrastrutturale delle scuole superiori, il cui soggetto attuatore sono le amministrazioni provinciali; 54 milioni per la riqualificazione del patrimonio infrastrutturale scolastico, il cui soggetto attuatore sono le amministrazioni comunali e 2 milioni per l'aggiornamento e l'implementazione della banca relativa all'anagrafe dell'edilizia scolastica.

Per le scuole superiori, lì dove il 21 per cento dei ragazzi abbandona, dato che fa rabbrividire, anche perà più alto rispetto a tutte le altre province (Bari 14,48 per cento; Bat 16,23 per cento, Foggia 16,19 per cento, Lecce 17,19 per cento; Taranto 14,60 per cento) Brindisi avrà 7 milioni 147mila euro. Sono invece 6 milioni 267 mila per le scuole dell'infanzia, per le primarie e le medie.Gli interventi dovranno riguardare ovviamente gli immobili che non siano quelli realizzati più recentemente. Devono avere destinazione ad uso scolastico da almeno 10 anni. Non riguardano la costruzione di nuove strutture.

 

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