Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

“Droga nel rione Sant’Elia di Brindisi, commercio degli affiliati di Campana”

Nuovi verbali del pentito Sandro Campana: "Fornitore Mino Perrone di Torchiarolo, grado di Vangelo. Mi chiese di intervenire per recuperare 26mila euro di eroina non pagata". Confermati i contatti con la Calabria, svelate le lettere tra Alula e Monteforte

BRINDISI – La Scu dei fratelli Francesco e Sandro Campana era pronta a gestire in esclusiva il “commercio della droga nel rione Sant’Elia di Brindisi, con forniture garantite da Mino Perrone di Torchiarolo, un affiliato”.

I progetti e gli investimenti della frangia della mala di Brindisi sono stati svelati dal pentito Sandro Campana, in uno degli interrogatori più recenti resi davanti ai magistrati della Dda di Lecce: il 9 settembre 2015, interrogato sul narcotraffico, il collaboratore riferisce della volontà del gruppo di occuparsi della droga nel quartiere, dopo la richiesta che gli sarebbe stata rivolta da Francesco L, nome che nel verbale è indicato per esteso, anche se il brindisino non risulta tra i destinatari del provvedimento di arresto eseguito lunedì mattina dai carabinieri, sotto la voce Omnia.

Campana ha ammesso di “non conoscere personalmente Perrone”, ma ha affermato che si trattava di un “affiliato del gruppo”, di cui aveva notizie essendo stato ai “domiciliari e successivamente affidato ai Servizi sociali: “So che si riforniva da una famiglia di calabresi di cui non conosco il nome e che intendeva intraprendere con me, dopo la mia scarcerazione, lo stesso tipo di attività, approfittando dei miei collegamenti con la Calabria”.

Sono stati, invece, coperti da omissis altri nomi, a cominciare da quello di un brindisino che avrebbe tenuto i rapporti tra Sandro Campana e Mino Perrone, tramite il quale questi riferì che un’altra persona “gli doveva 26mila euro a fronte di una fornitura di due chili di eroina non pagata”. Nel verbale del pentito si legge: “Perrone mi chiese di intervenire per recuperare la somma”.

Quanto all’affiliazione, Perrone avrebbe avuto il “grado di quinta l’equivalente di Vangelo, con rito fatto alla fine di settembre 2014 presso la sua abitazione. Campana, inoltre, ha riferito di aver saputo da una persona, il cui nome è stato cancellato dal verbale, che “nei mesi precedenti alla collaborazione, in occasione di un’udienza di un processo a suo carico, Giampiero Alula, andò da Mino Perrone al quale chiese di rifornirlo di cocaina, comunicandogli di essere divenuto nostro affiliato. Io lo autorizzai”.

Alla Dda di Lecce ha anche svelato l’esistenza di contatti, via lettera, tra “Alula e Alessandro Monteforte, nostro affiliato a Cellino San Marco”.

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