"Spazzacorrotti": anche a Brindisi atti di un caso alla Consulta

La vicenda, terza eccezione di costituzionalità in Italia, riguarda una guardia giurata

BRINDISI - Il 31 gennaio 2019 è entrata in vigore la legge n. 3/2019, anche detta “spazzacorrotti”, che ha inserito tra i reati ostativi alla concessione della sospensione condizionale della pena il reato di peculato. Come noto, infatti, nel nostro ordinamento è prevista la sospensione condizionale per chiunque sia stato condannato con sentenza definitiva alla pena della reclusione fino a 4 anni. Dal 31 gennaio, quindi, tale concessione non è più prevista per i pubblici ufficiali che si siano macchiati di un furto nell’esercizio delle proprie funzioni (il peculato, per l’appunto). Il legislatore, però, non ha disciplinato il regime intertemporale, ossia non ha previsto un limite temporale a partire dal quale la norma debba essere applicata.Questa vacatio legis ha di fatto demandato ai giudici il compito di disciplinarne l’operatività. Questa situazione ha portato alla carcerazione di soggetti condannati per peculato non solo in epoca antecedente all’applicazione della legge ma anche per soggetti condannati a pene ben più basse rispetto ai quattro anni previsti per legge.

Per tale motivo A.B. di Brindisi si è visto privare della libertà personale e trasferire presso la casa circondariale di Brindisi allorché gli è stato notificato un ordine di esecuzione per 2 anni e 8 mesi. Il suo difensore, l’avvocato Rolando Manuel Marchionna, ha subito presentato “incidente di esecuzione” innanzi al Tribunale collegiale di Brindisi, lamentando l’inapplicabilità della norma in questione per violazione degli Art. 3, 25, 27 e 111 della Costituzione. In particolare, la difesa ha evidenziato come la novella legislativa non riguardi la modalità di esecuzione della pena (che avrebbe reso applicabile la spazzacorrotti) quanto più una norma sostanziale di diritto penale e, come tale, inapplicabile per i resti di peculato commessi prima del 31 gennaio 2019.  L’avvocato Marchionna ha spiegato di aver chiesto tanto la sospensione dell’ordine di esecuzione con immediata scarcerazione di  A.B., tanto ha sollevato questione di legittimità costituzionale. Il Tribunale collegiale di Brindisi, presieduto da Francesco Cacucci, sulla scorta delle argomentazione avanzate dal legale, ha ritenuto sussistente la questione di costituzionalità rimettendo gli atti innanzi alla Corte Costituzionale.

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"Da giurista - continua Marchionna - fin dall’entrata in vigore della legge, l’ho sempre considerata un obbrobrio giuridico, una legge 'manettara', scritta male ed applicata peggio. L’avvocatura, molto spesso bistrattata e da qualcuno definita come complice dei delinquenti, si è da subito attivata nelle aule di giustizia, e non sui giornali, per veder dichiarata incostituzionale la norma della quale discutiamo. Io per primo ho avuto l’onore di sollevare innanzi al Tribunale brindisino questione di legittimità costituzionale, questione che è stata ritenuta fondata e trasmessa alla Corte Costituzionale. Da qui la sentenza di ieri. Ma la cosa che mi sento di sottolineare è che questa battaglia di civiltà giuridica è stata condotta da altri avvocati del Foro di Brindisi e Lecce, tutti mossi dal solo scopo di veder restituita dignità alle norme processuali e penali del nostro ordinamento. Io che pur avevo sollevato la questione poi trasmessa alla Corte Costituzionale per il sindacato di legittimità, mi sono ritrovato nell’impossibilità di partecipare all’udienza innanzi alla Consulta non essendo ancora abilitato a discutere innanzi alle magistrature superiori. Eppure ho trovato chi, come l’avvocato Ladislao Massari, ha messo a disposizione mia e di un soggetto, che neanche conosceva, il suo tempo e la sua preparazione. Il tutto gratuitamente, solo per amore di giustizia. A lui ed a tutti gli altri avvocati brindisini e salentini impegnati nel caso, va il mio grazie e mi rende orgoglioso di essere un avvocato."

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