Scu, estorsioni nelle campagne: “Un euro per ogni quintale di grano prodotto”

Imprenditori agricoli taglieggiati dal clan capeggiato da Francesco Campana e Giovanni Donatiello, tramite Angelo Pagliara

BRINDISI – La Scu avrebbe esercitato la sua forza intimidatrice anche nelle campagne, imponendo agli imprenditori agricoli il cosiddetto “pizzo” o “punto”. Il settore in cui la criminalità organizzata affondava i suoi artigli era soprattutto quello del grano: ai grossisti veniva chiesto un tributo di un euro per ogni quintale di grano acquistato dai produttori locali, mentre quest’ultimi erano costretti a vendere il prodotto solo ed esclusivamente al grossista indicato dalla Scu. Il sistema è stato svelato dalla Squadra mobile di Brindisi diretta dal vicequestore Rita Sverdigliozzi, nell’ambito dell’inchiesta “Old Generation”.

La frangia della Scu capeggiata dai boss storici Francesco Campana e Giovanni Donatiello, entrambi di Mesagne, avrebbe taglieggiato gli imprenditori tramite il brindisino Angelo Pagliara (foto in basso), di 57 anni, detto “focu meu”, già condannato per associazione di tipo mafioso con sentenze irrevocabili. Pagliara, insieme a Campana e Donatiello, è uno degli otto indagati condotti in carcere all’alba di venerdì (25 settembre) in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale di Lecce, Edoardo D’Ambrosio, su richiesta del pm della Dda di Lecce, Giovanna Cannalire. Altre cinque persone sono sottoposte alla misura dell’obbligo di firma. In sei sono indagati a piede libero.

Angelo Pagliara-2

Il fenomeno della mafia rurale, come noto, è uno dei tratti distintivi della Scu, fin dalle sue origini. Adesso si sa che l’interesse per il settore agricolo non è affatto scemato negli anni. I clan continuano infatti a pressare gli imprenditori con richieste estorsive, costringendoli “a sottostare alle imposizioni – si legge nel provvedimento cautelare – per evitare di trovarsi esclusi da un mercato fortemente caratterizzato da ‘cartelli’ di natura assolutamente illecita che si inseriscono nella filiera produttiva e procedono all’acquisto delle sementi per gli impianti delle coltivazioni, fino a giungere alla collocazione sul mercato del prodotto, mercato caratterizzato da aspetti che, grazie alle intromissioni dei clan, divengono quasi monopolistici”.

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Emblematica è a tal proposito la vicenda di un imprenditore brindisino che spesso riceveva nella sua azienda la visita di Angelo Pagliara. Questi, da quanto appurato dagli inquirenti, avrebbe chiesto “un pensiero per la spesa dei carcerati” a ridosso delle festività pasquali del 2019. Sempre Pagliara, mentre era sottoposto a regime di sorveglianza speciale, avrebbe forzato anche la vendita del grano da parte dei produttori brindisini, facendola confluire a un grossista che a sua volta doveva versare al sodalizio mafioso il pagamento di un euro, per ogni quintale di prodotto acquistato. In questo modo si sarebbe impedito “di fatto qualsivoglia potere – si legge nell’ordinanza – di contrattazione di libera scelta commerciale”. Anche il grossista, dunque, avrebbe ricevuto richieste estorsive da parte di Pagliara, che in prossimità di Pasqua lo avrebbe rimproverato “di non essere passato – si legge nel capo di imputazione - nonostante si aspettasse una sua visita”. Ed ancora avrebbe costretto il malcapitato “a consegnare una somma di denaro necessaria per il sostentamento economico proprio e degli altri affiliati liberi e detenuti, nonché delle rispettive famiglie”.

In questo contesto si innesta un diverbio fra Pagliara un altro indagato ristretto in carcere, il 66ene Enrico Colucci (foto in basso), di Brindisi, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, condannato con sentenze irrevocabili per associazione di tipo mafioso.

Enrico Colucci-2

Colucci (al quale non viene contestato il reato di associazione mafiosa) nel marzo 2019 si sarebbe presentato presso il capannone di un’azienda agricola già taglieggiata dalla Scu, minacciando e inveendo nei confronti degli imprenditori, i quali anziché dare denaro “ai mesagnesi” avrebbero dovuto “aiutare lui – recita il campo di imputazione contestato a Colucci – dandogli il cosiddetto ‘pensiero’ per consentirgli di pagare le spese legali inerenti un processo pendente davanti alla corte di Cassazione”. Ma la richiesta estorsiva sarebbe sfumata a causa dell’intervento dello stesso Pagliara.

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Gli interrogatori di garanzia

Per domani mattina (lunedì 27 settembre), intanto, è stato fissato l’interrogatorio di garanzia degli otto indagati reclusi in carcere. Si tratta di: Enrico Colucci 66 anni, di Brindisi; Angelo Pagliara, 57 anni, di Brindisi; Teodoro Valenti 47 anni, di Brindisi; Antonio Signorile, 50 anni, di Brindisi; Alessandra Di Lauro 54 anni, di Brindisi; Cesario Monteforte 54 anni, di Brindisi. Campana, detenuto nella casa circondariale di Opera (Milano), verrà ascoltato per rogatoria. Nei giorni successivi si presenteranno davanti al gip anche le persone sottoposte a obbligo di firma: Giuseppe Monteforte, 34 anni, di Brindisi; Lucia Monteforte 52 anni, di Brindisi; Simone Sperti, 23 anni, di Brindisi; Marco Sperti, 33 anni, di Brindisi; Mara Riza, 31 anni, di Brindisi.

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