Fotovoltaico, carabinieri in Regione

BRINDISI - L’inchiesta partita da Restinco e dai pannelli fotovoltaici di un mega impianto si allarga. Stamani infatti i carabinieri del comando provinciale di Bari, su delega del pm inquirente Francesco Bretone, si sono recati presso gli uffici della Regione Puglia.

Impianto fotovoltaico

BRINDISI - L’inchiesta partita da Restinco e dai pannelli fotovoltaici di un mega impianto si allarga. Stamani infatti i carabinieri del comando provinciale di Bari, su delega del pm inquirente Francesco Bretone, della procura del capoluogo pugliese, si sono recati presso gli uffici dell’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia e hanno acquisito un bel po’ di documentazione sulle procedure autorizzative rilasciate dall’Ente per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici su tutto il territorio nazionale.

Nell’inchiesta originariamente figuravano sei indagati, tra cui i fratelli Rosato di Mesagne, proprietari dei terreni trasformati da agricoli in miniera d’oro per la produzione di energia. Il parco fotovoltaico in questione, da 25 megawatt, ha ottenuto i permessi il giorno della vigilia di Natale del 2009, nonostante si trattasse all’epoca di suoli sui quali c’erano ipoteche e pignoramenti, per non dire delle fideiussioni. Ipotesi di reato originaria, quella di truffa, cui potrebbe aggiungersi anche l’abuso d’ufficio e il falso e una maxi inchiesta in corso che riguarda la condotta della Regione Puglia nel settore delle rinnovabili.

Si è scoperto in fase di indagini che al di là dei grossi impianti sottoposti a Via, la Regione non ha una mappatura dei piccoli parchi eolici e fotovoltaici, per intenderci quelli che furono realizzati con una banale dichiarazione di inizio lavori grazie a un regolamento poi per fortuna modificato, e che spesso finiscono sotto la lente della magistratura per gli illeciti frazionamenti. Che funzionavano così: punto di partenza un terreno che non vale nulla, richiesta di trasformarlo in terreno con una destinazione d’uso in grado di ospitare pannelli o pale eoliche, cessione a società soprattutto estere (fondi di investimento per lo più) che vogliono investire in una terra di sole e di vento, ma che intendono dribblare la farraginosa burocrazia italiana, e l’affare è fatto.

Per i Rosato, ad esempio, sarebbe andata così. I fratelli Rosato hanno venduto i terreni all’imprenditore tedesco Wolfgang Rainer Gehrlicher, 47 anni che ha anticipato 2 milioni e 400 mila euro dei 14 richiesti. Poi si è accorto che c’era qualche intoppo. I suoli, in effetti, non erano di proprietà dei Rosato. Come ha fatto, quindi, la Regione a dare il placet? Perché, poi, non lo ha revocato? Lo stesso stratagemma è stato attuato altre volte, in altri scorci soleggiati o ventilati del tacco d’Italia? Si indaga, i carabinieri del comando provinciale di Bari sono a lavoro e stamani si trovavano presso la sede dell’assessorato all’Ambiente a prelevare carte. Anche e soprattutto su Restinco.

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