Ospedale Perrino: la gestione dei parcheggi in mano alla Scu

Cesario Monteforte, tramite la compagna e il figlio, avrebbe gestito l'attività, con il benestare del cognato Francesco Campana

BRINDISI – La Scu avrebbe messo le mani anche sulla gestione dei parcheggi situati all'esterno dell’ospedale Perrino. E’ uno dei retroscena dell’operazione “Old Generation”, inchiesta della Squadra Mobile di Brindisi che stamattina (venerdì 25 settembre) ha portato all’arresto di otto persone e all’emissione di cinque misure dell’obbligo di firma, fra Brindisi e Mesagne.

Da quanto appurato dagli investigatori, coordinati dalla Divisione distrettuale antimafia di Lecce, tale attività, con il benestare del cognato Francesco Campana, era gestita da Cesario Monteforte, con la collaborazione della compagna Alessandra Di Lauro e del figlio Giuseppe Monteforte. Almeno dal 2015 Cesario avrebbe imposto il pagamento dei parcheggi situati all’esterno del nosocomio, con la regolare presenza nell’area di sosta del figlio Giuseppe. Questi, da quanto emerso durante l’inchiesta, avrebbe organizzato regolari turni di servizio per l’intera giornata, suddivisi tra la mattina e la sera e con giorni di riposo, “come una vera e propria attività lavorativa – si legge nel provvedimento cautelare a firma del gip del tribunale di Lecce, Edoardo D’Ambrosio, notificato all’alba di oggi – sotto la costante supervisione di Cesario Monteforte”, che avrebbe impartito precise disposizioni ed ordini al figlio, anche nel periodo in cui era sottoposto a detenzione, sempre tramite la compagna Alessandra Di Lauro.

Tutto questo trova riscontro nelle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia che ha fatto riferimento alla gestione dei parcheggi dell’ospedale Perrino, spiegando come questo fosse nelle mani di Cesario Monteforte, tramite il figlio Giuseppe. I poliziotti, del resto, nel corso di più controlli finalizzati all’emissione dei cosiddetti Daspo urbani hanno accertato che Giuseppe Monteforte era sempre presente nei pressi del parcheggio dell’ospedale, senza che ne giustificasse la costante presenza. Una conferma del ruolo svolto dai Monteforte nella gestione di tale attività è arrivata anche dalle intercettazioni. In una conversazione, infatti, Cesario Monforte chiede al figlio se stesse lavorando. Questi gli riferisce che, in realtà, le cose non stavano andando benissimo. A quel punto il padre lo sprona. 

I poliziotti hanno intercettato anche delle telefonate in cui Cesario chiedeva a uno degli addetti ai parcheggi chi stesse lavorando in quel momento e si informava sui guadagni della giornata. E a proposito di guadagni, una conversazione a bordo di un’auto in uso ad Alessandra Di Lauro dà un’idea di quanto potesse fruttare la gestione dei parcheggi. Giuseppe Monteforte spiega infatti che la sera precedente, in due, avevano incassato 38 euro, mentre le altre sere si arrivava fino a un massimo di 70 euro. 

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