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I congiunti di uno dei due pescatori identificano le salme in Albania

La notizia rimbalza a Carovigno dall'altra sponda dell'Adriatico: i cadaveri recuperati sulla costa albanese ed ora a disposizione delle autorità di polizia e della magistratura locali sono quelli di Francesco De Biasi e Sante Lanzilotti

CAROVIGNO – La notizia rimbalza a Carovigno dall’altra sponda dell’Adriatico: i cadaveri recuperati sulla costa albanese ed ora a disposizione delle autorità di polizia e della magistratura locali sono quelli di Francesco De Biasi e Sante Lanzilotti. L’identificazione è avvenuta ieri, da parte di un fratello e del figlio di De Biasi, i quali oltre a riconoscere il congiunto, avrebbero anche confermato agli inquirenti albanesi che il secondo corpo è quello di Sante Lanzilotti: un tatuaggio con il nome del figlio, Mirko, avrebbe fugato ogni dubbio.

Oltre alle comunicazioni ufficiali da parte di conduce le indagini in Albania, i carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, che si occupano del caso dal momento della segnalazione della scomparsa, avvenuta il 15 marzo, si ritiene alcune ore dopo la partenza notturna da Santa Sabina dei due pescatori, attendono anche il rientro del fratello e del figlio di Francesco De Biasi per una dettagliata anticipazione sulle modalità del rinvenimento dei corpi e sulle presunte cause della morte di entrambi gli occupanti del natante che aveva lasciato l’insenatura della marina di Carovigno.

la rada di S.Sabina-2

Un naufragio nelle gelide acque in quelleore molto agitate, tanto da rendere molto rischiosa una traversata (il mare era a forza 5), è al momento l’unica ipotesi per spiegare il decesso di De Biasi e Lanzilotti, in attesa  di informazioni ufficiali di natura medico-legale da parte della polizia albanese. Della sorte della barca, di proprietà di Francesco De Biasi, non si sa ancora nulla, almeno da questa parte del mare dove la tragica vicenda ha avuto inizio. Quindi non è possibile esaminare alcun relitto, e capire cosa possa essere accaduto, e anche accertare se a bordo vi fosse una zattera di salvataggio.

Resta da ricostruire formalmente anche la ragione dell’uscita notturna in mare dei due pescatori. Non era una serata adatta per una battuta. E nel caso fossero diretti proprio in Albania, va accertata la ragione per la quale i due avevano affrontato il rischio di entrare con una barca di sei-sette metri nel cuore di una perturbazione. Il Canale d’Otranto è molto insidioso.

Vogliono sapere la verità anche il figlio di Sante Lanzilotti e la ex moglie del pescatore disperso in mare, la cui salma è stata identificata per adesso solo dai congiunti dell’altro compagno di sventura. Si sono affidati ad un legale, l’avvocato Giuseppe Vito Cellie, per seguire la vicenda. Se ne saprà di più con il rientro dall’Albania dei parenti di De Biasi. 

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