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Il pm Silvia Nastasia

Il pm Silvia Nastasia

Porte killer sull'Eurostar, chiesto il rinvio a giudizio per un capotreno

FASANO - La morte di Giuseppina Tagliente, 57 anni, originaria del Fasanese, fu causata da un piede messo in fallo mentre scendeva dal treno o da una delle porte elettriche dell’Eurostar Milano-Lecce? Un interrogativo al quale nessuno sinora è riuscito a dare una risposta. Il magistrato inquirente Silvia Nastasia dopo lunghe indagini, ha chiesto il giudizio per il capotreno, A. T., 60 anni, di Bari, responsabile di non essersi assicurato prima di dare l’ok alla ripresa del viaggio che non ci fosse nessun passeggero che saliva o scendeva. A. T. è difeso dall’avvocato Rosario Almiento, che sostiene la totale estraneità del suo assistito all’evento luttuoso.

FASANO - La morte di Giuseppina Tagliente, 57 anni, originaria del Fasanese, fu causata da un piede messo in fallo mentre scendeva dal treno o da una delle porte elettriche dell'Eurostar Milano-Lecce? Un interrogativo al quale nessuno sinora è riuscito a dare una risposta. Il magistrato inquirente Silvia Nastasia dopo lunghe indagini, ha chiesto il giudizio per il capotreno, A. T., 60 anni, di Bari, responsabile di non essersi assicurato prima di dare l'ok alla ripresa del viaggio che non ci fosse nessun passeggero che saliva o scendeva. A. T. è difeso dall'avvocato Rosario Almiento, che sostiene la totale estraneità del suo assistito all'evento luttuoso.

L'udienza è stata rinviata a settembre. Il marito della donna, Roberto Fiorin, 69 anni, torinese, si è costituito parte civile ed ha chiesto che venga riconosciuta la responsabilità civile di Trenitalia, società di gestione delle Ferrovie, per questi portelloni-trappola e per non essersi accertato, il personale di bordo, che tutti i passeggeri fossero già in sicurezza.

L'incidente si verificò il 24 settembre del 2008. Giuseppina Tagliente e il marito vivevano a Mathi, in provincia di Torino (lui è originario di quelle zone). Si imbarcarono in fretta e furia sul primo treno e poi sull'Eurostar per raggiungere Martina Franca dove il giorno dopo si doveva svolgere il funerale della sorella della donna.

Viaggiarono sull'ultimo vagone. Nella stazione di Fasano scese prima il marito. Quindi allungò la mano alla moglie che non fece in tempo a poggiare i piedi sul marciapiede. Il portellone si chiuse, probabilmente rimasero impigliati i vestiti della donna. Fatto sta che fu scaraventata per terra e schiacciata. Il marito gridò con tutta la forza che aveva in corpo. Ma la tragedia era ormai compiuta. Sui binari, il corpo maciullato della poveretta.

A bordo del treno nessuno si era accorto di quanto accaduto. I macchinisti furono avvisati e fermarono il convoglio nella stazione di Ostuni. L'inchiesta coordinata dal pm Nastasia non ha potuto stabilire con certezza cosa fosse successo. Certo è che se ci fosse stato un pizzico in più di accortezza quella poveretta si sarebbe salvata. Resta, comunque, la pericolosità di questi portelloni, con sistema elettrico di apertura e di chiusura, di cui sono dotati Eurostar, Intercity ed Espressi.

Porte killer stando ad uno studio della Polizia ferroviaria, che ha quantificato in ben ottocento gli incidenti verificatisi a causa di questi portelloni. Quattro mortali. L'ultimo il 19 marzo dello scorso anno in cui morì Anna Corallo di 69 anni, di Lizzanello, mentre scendeva dal treno Lecce-Torino. Sul banco degli imputati è il congegno che consente a queste porte di aprirsi e di chiudersi quando il convoglio è ancora in movimento.

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