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La villetta del maresciallo presa di mira

La villetta del maresciallo presa di mira

“Quel maresciallo dei carabinieri ha rotto: lo odio”. Attentato col tritolo

Il 19 dicembre un ordigno esplosivo danneggiò la villetta del comandante della stazione dei carabinieri di San Donaci, Francesco Lazzari: Benito Clemente e Antonio Saracino accusati dell'attentato. Esplosivo comprato da un leccese

BRINDISI – “Quel maresciallo dei carabinieri ha proprio rotto, sta combinando un casino qui, tutto è partito da quel fatto davanti alla sala giochi”. E ancora: “Io a quello lo odio proprio”. Tanto da usare tritolo per confezionare un ordigno piazzato davanti alla villetta del comandante Francesco Lazzari, a capo della stazione di San Donaci, che dal giorno dell’omicidio di Antonio Presta aveva intensificato controlli e perquisizioni.

Benito Clemente-2Antonio Saracino-2-3Si sentivano soffocare Benito Clemente e Antonio Saracino, entrambi indagati anche in relazione all’attentato portato a termine il 19 dicembre 2012, sei mesi dopo l’omicidio, e arrestati lunedì mattina nell’inchiesta Omega, sull’esistenza di un gruppo di stampo mafioso operante con diramazioni a San Donaci e a Cellino San Marco. Non lo nascondevano e quando erano certi – credevano – di poter parlare senza essere intercettati confessavano l’indifferenza. Ma sono stati ascoltati ugualmente, in auto.

Il movente, è scritto nel provvedimento di arresto, è “riscontrabile nell’intensificazione dell’attività repressiva messa in atto da Lazzari, a partire dal 7 luglio 2012, data in cui assumeva il comando della stazione di San Donaci, attività che ha ho colpito molti degli appartenenti al gruppo di Clemente e lui stesso”. In quel periodo sono stati arrestati Floriano Chirivì e Sergio Dell’Anna ed era stato anche segnalato un “illecito urbanistico in un fondo di proprietà del padre di Benito Clemente”.

Il 29 ottobre Saracino e Clemente sono in auto: “Questo maresciallo sta combinando un casino qui. Tutto è partito dal fatto della sala, quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, compa’ le persone dentro san donaci hanno visto troppe scene. Il 7 novembre, Chirivì parla con un familiare, in carcere e apprende che nella Fiat in uso a Dell’Anna era stata installata una microspia: “Hanno messo una porcheria lì dentro”.

Sarà, poi, lo stesso Dell’Anna a chiedere di conferire con i magistrati per l’attentato alla villetta del maresciallo, interrogatorio che rende il 22 marzo 2013, quando era detenuto: “Progettavano di far saltare la casa del maresciallo Lazzari e si lamentavano pure di un altro maresciallo di cui però non so il nome ma che so essere alto e magro, sempre della stazione di San Donaci”.

“Poco prima del mio arresto, Antonio Saracino aveva comprato il tritolo per l’attentato da una persona di Lecce di circa 35 anni”. L’ordigno venne sistemato davanti alla villetta in costruzione di proprietà di Lazzari, in via Pio La Torre a Cellino San Marco.

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