Cronaca

Rapina alla gioielleria dell'Ipercoop: scatta il blitz, quattro arresti

Blitz congiunto dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi e dei poliziotti della Squadra mobile della questura del capoluogo nei confronti dei presunti responsabili della violenta rapina ai danni della gioielleria "Follie d'oro", situata nella galleria del centro commerciale Ipercoop

BRINDISI – Blitz congiunto dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi e dei poliziotti della Squadra mobile della questura del capoluogo nei confronti dei presunti responsabili della violenta rapina ai danni della gioielleria “Follie d’oro”, situata nella galleria del centro commerciale Ipercoop, avvenuta la mattinata del 4 dicembre 2014, sotto gli sguardi di decine di clienti.

IL VIDEO DELLA RAPINA

Fin dalle prime luci del giorno è in corso d’esecuzione un’ordinanza di custodia cautelare a carico di quattro persone. I rapinatori Antonio Di Lena-2indossavano dei passamontagna ed erano armati di fucile a canne mozze e mazzuole da cantiere, con le quali erano state infrante le vetrine della gioielleria. I numerosi clienti clienti, letteralmente terrorizzati, per scappare si accalcavano alle uscite tanto da creare pericoli per la stessa incolumità di tutti i presenti. Il bottino fu superiore ai 300mila euro (a destra Antonio Di Lena). 

VIDEO: GLI ARRESTATI LASCIANO LA QUESTURA

Francesco Colaci-2I nomi degli arrestati: L'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Maurizio Saso, è stata eseguita nei confronti di Cristian Ferrari, 23 anni (arrestato il 20 ottobre scorso per la sparatoria in viale Commenda avvenuta il 25 luglio), Angelo Sinisi, 29 anni (arrestato di recente per scontare una pena definitiva), Antonio Di Lena, 29, e Francesco Colaci, 23,  (foto a sinistra). Sono tutti nati e residenti a Brindisi.Per quanto riguarda la polizia, le indagini sono state condotte dagli agenti della Sezione antirapina della Squadra Mobile. 

Le accuse contestate sono a vario titolo di rapina pluriaggravata, detenzione e porto illegale di un fucile e ricettazione dell’Alfa Romeo Giulietta utilizzata per raggiungere l’obiettivo. Le indagini, coordinate dai pm Milto Stefano De Nozza e Daniela Iolanda Chimienti, partirono nell’immediatezza dei fatti. 

L'ARTICOLO SULLA RAPINA 

Le indagini. Gli agenti della Squadra mobile coordinati dal vicequestore Alberto Somma si recarono sul posto per i rilievi del caso e in sinergia con gli espertiSINISI Angelo, classe 1987-3 della Scientifica raccolsero una serie di tracce sia sul luogo del delitto che a bordo della Giulietta, che venne rinvenuta nel pomeriggio nelle campagne fra Brindisi e Mesagne. A bordo della macchina in particolare vennero trovati due passamontagna, un paio di guanti da lavoro e un contenitore di gioielli (a destra, Angelo Sinisi)

Sui guanti, sul passamontagna e sui contenitori erano presenti delle tracce ematiche dalle quali si è potuto risalire ai profili genetici di due persone, di cui non si conosceva l’identità. Il cerchio ha cominciato a stringersi quando le indagini sull’assalto alla gioielleria si sono incrociate con quelle sull’omicidio di Cosimo Tedesco, dipendente della Monteco che l’1 novembre 2014 venne ucciso in una palazzina di piazza Raffaello, al rione Sant’Elia, nel drammatico epilogo di una lite fra famiglie rivali che la sera precedente infiammò la festa di Halloween.

COLACI Francesco, classe 1993-2La figura di Andrea Romano. Uno dei sospettati dell’omicidio, all’epoca dei fatti latitante, era il brindisino Andrea Romano, figura di spicco della malavita brindisina. I carabinieri del Nucleo investigativo di Brindisi coordinati dal tenente colonnello Alessandro Colella non sapevano dove si trovava Romano, però riuscirono a intercettare le sue conversazioni grazie a un microfono piazzato nell’auto di un proprietà di un terzo individuo.

Ebbene dai dialoghi captati dall’Arma emerse che un giorno Romano fece convocare quattro persone che avevano  “osato” rapinare la gioielleria dell’Ipercoop senza prima chiedergli il consenso. Si trattava appunto di Sinisi, Di Lena,Colaci (foto a sinistra) e Ferrari, definiti da Romano “i quattro della rapina all’Auchan (confondendo l’Auchan con l’Ipercoop)".

Gli investigatori allora decisero di prelevare il Dna di questi soggetti. Per Ferrari fu necessario un provvedimento della FERRARI Christian, classe 1993-2magistratura di prelievo coattivo di materiale organico, visto che il giovane non diede il consenso a sottoporsi al test. Il motivo di tale diniego presto divenne evidente. Il profilo genetico ricavato dalle tracce di sangue presenti sul passamontagna combaciava con quello di Colaci. Le tracce ematiche trovate sui guanti, invece, appartenevano sia allo stesso Colaci che a Ferrari (foto a destra). Le indagini dunque hanno fatto emergere l’importanza del ruolo rivestito da Andrea Romano, definito un boss nel corso della conferenza stampa svoltasi stamani in Procura, in presenza del procuratore capo Marco Di Napoli, del comandante provinciale dei carabinieri, Nicola Confonrti, e del questore Roberto Gentile.

DI LENA Antonio, classe 1987-2Romano si arrabbiò con gli autori della rapina in gioielleria perché a seguito di quell’episodio aumentò notevolmente la presenza di forze dell’ordine sul territorio e tutto ciò intralciava la sua latitanza. I quattro si giustificarono dicendo che “quello non appartiene a nessuno dei nostri amici”. Tradotto? Il titolare della gioielleria non era uno di quei commercianti che pagava la tangente al gruppo. Ad ogni modo, per sdebitarsi, gli indagati decisero di “fare un pensierino” a Romano, dandogli una parte del bottino della rapina (a sinistra, Antonio Di Lena).

Il procuratore. Altro elemento che ha contribuito a fare combaciare le tessere del mosaico è il fatto che duranteConferenza rapina gioielleria Ipercoop-2 la rapina, non si registrò alcuna conversazione né in arrivo né in partenza sui telefoni cellulare dei quattro, definiti da Dinapoli “un gruppo di giovani rampanti, particolarmente pericolosi”. Si tratta di “giovani emergenti della criminalità locale – ha affermato ancora il procuratore – che si affermano con violenza e spregiudicatezza”.

Riguardo invece alla convocazione al cospetto del boss andato su tutte le furie per quella rapina messa in atto senza il suo nulla osta, Dinapoli parla di “prassi che dimostrano come la situazione non sia tranquilla a Brindisi”. Il questore Gentile e il comandante Conforti hanno invece rimarcato l’ottima collaborazione instauratasi fra l’Arma e la polizia, a riconferma della validità del “modello Brindisi” già sperimentato in occasione delle indagini sull’attentato alla scuola “Morvillo Falcone”. 

Interrogatori di garanzia. Il gip intanto ha subito disposto gli interrogatori di garanzia. Tutti e quattro gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, riservandosi di chiedere l’interrogatorio in fase successiva, in quanto fra i vari adempimenti riguardanti il trasferimento in carcere, non hanno potuto leggere l’ordinanza di custodia cautelare. Ferrari è difeso dall’avvocato Daniela D’Amuri. Sinisi e Di Lena sono difesi da Laura Beltrami. Colaci è difeso da Mauro Durante. 

L'omicidio Tedesco. Tra i gravi indizi di colpevolezza evidenziati nel provvedimento di arresto ci sono anche stralci di intercettazioni ambientali disposte nel periodo delle indagini relative all'omicidio di Cosimo Tedesco, morto per le ferite riportate nella sparatoria avvenuta la notte del primo novembre 2014 all'ingresso di un condominio di piazza Raffaello nel rione Sant'Elia.

Le teche vengono svaligiate-3Secondo la Procura, il movente sarebbe da cercare e trovare in contrasti fra le famiglie per futili motivi a cui si sarebbe aggiunto un bisticcio tra bambini durante la festa della sera precendente a Ognissanti, quando uno dei partecipanti sporcò con la panna il vestitino di un altro. La mattina successiva venne chiamato Tedesco e ci fu la sparatoria (a destra, un frame della rapina).

Le intercettazioni furono autorizzate nell'abitazione di uno dei giovani sospettati di essere coinvolti nella sparatoria di ognissanti, Francesco Coffa, poi rinviato al giudizio del Tribunale e tuttora sotto processo: nei suoi confronti la Procura ha chiesto la condanna al carcere a vita. Richiesta di ergastolo anche per gli altri imputati, Andrea Romano e Alessandro Polito. In occasione di una di quelle conversazioni "ascoltate", sarebbero emersi particolari irtenuti importanti nelle indagini sulla rapina nella gioielleria del centro commerciale Ipercoop di Brindisi.

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