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Cronaca

Rapina Giovi Gold, fermo convalidato

BRINDISI – Con l’arresto di Giuseppe Di Bello e l’individuazione del suo complice, tuttora latitante, si è chiuso il cerchio investigativo sull’assalto armato alla gioielleria Giovi Gold di corso Garibaldi. I due, infatti, sulla base di quanto appurato dai carabinieri, agirono da soli.

BRINDISI - Con l'arresto di Giuseppe Di Bello e l'individuazione del suo complice, tuttora latitante, si è chiuso il cerchio investigativo sull'assalto armato alla gioielleria Giovi Gold di corso Garibaldi. I due, infatti, sulla base di quanto appurato dai carabinieri, agirono da soli. Non si avvalsero, come emerso in un primo momento, del supporto di un finto tecnico dell'Acquedotto pugliese.

Il decreto di fermo disposto nei confronti di Di Bello, 34 anni, è stato convalidato stamane dal gip del tribunale di Brindisi, Giuseppe Licci. Difeso dall'avvocato Luca Leoci, Di Bello ha ammesso tutte le sue colpe e ha tentato di giustificarsi affermando di aver gito in uno stato di disperazione determinato dalle ristrettezze economiche in cui versa la sua famiglia.

Gli investigatori, dunque, non cercano il terzo uomo. Inizialmente si era pensato che i banditi avessero mandato in avanscoperta un finto tecnico dell'Acquedotto Pugliese. Ma non si trattava di un espediente escogitato dai malviventi. L'individuo che aveva varcato la soglia delle gioielleria gestita da Aida Barretta per effettuare la lettura del contatore dell'acqua, era davvero un dipendente dell'Acquedotto pugliese.

I rapinatori entrarono in azione intorno alle 16 e 45 dello scorso 6 agosto. Aida Barretta aveva sollevato da pochi minuti la saracinesca del negozio. I malfattori, entrambi a viso scoperto, puntarono una pistola verso la titolare e le urlarono: "Non ci guardare in faccia". Dopo di che, immobilizzarono la malcapitata con alcune fascette, la trascinarono in una stanza sul retro, si impossessarono del bottino (la borsa dell'orefice e alcuni gioielli prelevati dai cassetti) e fuggirono a piedi verso via Pozzo Traiano, dove salirono a bordo di una Lancia Y.

Le telecamere di cui è dotata l'attività commerciale e quelle installate lungo la via di fuga ripresero ogni fase dell'azione. E' stata la vittima, poi, a riconoscere i presunti autori del colpo, dopo aver visionato le foto segnaletiche di alcuni individui con caratteristiche simili a quelle dei 2 rapinatori.

Sabato scorso, i militari hanno prelevato Di Bello dalla sua abitazione in esecuzione del decreto di fermo disposto dal pm Milto Stefano De Nozza. Il 34enne è accusato di rapina a mano armata aggravata. Il suo avvocato si riserva di presentare istanza di scarcerazione.

 

 

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