Rapine in trasferta, convalidato il fermo per due giovani brindisini

Il gip di Modena accoglie le richieste del pm. Un 23enne e un 24enne sono accusati di due assalti ad altrettante gioiellerie

BRINDISI – Il gip di Modena ha confermato oggi, lunedì 5 ottobre, i fermi dei quattro giovani accusati di aver assaltato almeno due gioiellerie nei centri commerciali di Casalecchio e Castel Maggiore (Bologna). I brindisini Massimiliano Livera, 23enne difeso dall'avvocato Giuseppe Guastella, e il 24enne Arber Budani restano in carcere, insieme ai presunti complici. L'ordinanza di custodia cautelare riguarda anche i cittadini albanesi Gentian Silaj, di 24 anni, e Klejdo Islamaja, 27 anni. Budani e gli altri due giovani sono difesi dall'avvocato Giampiero Iaia. Tutti e quattro sono comparsi oggi davanti al gip di Modena, che ha accolto le richieste del pm bolognese Giampiero Nascimbeni. Sono tutti accusati di rapina aggravata e furto aggravato. Avrebbero infatti sottratto anche tre autovetture – tutte di marca italiana: una Fiat Panda, una Fiat 500L e un'Alfa Romeo Giulietta – ai legittimi proprietari. Gli automezzi sarebbero serviti per compiere le rapine.

Gli assalti risalgono al 16 giugno il primo e al 22 agosto 2020 il secondo. La dinamica dei due colpi è simile: uno rimaneva in un furgone – un Nissan noleggiato a Brindisi – e tre utilizzavano l'autovettura rubata. Entravano in gioielleria col volto coperto da passamontagna, impugnando piedi di porco e altri strumenti per scassinare, minacciavano le commesse e procedevano alla razzia di monili e preziosi. I due assalti hanno fruttato circa 130mila euro. I rapinatori poi fuggivano e abbandonavano l'auto, ormai bruciata, inutilizzabile per effettuare altri colpi. Secondo gli investigatori, erano pronti a mettere a segno un'altra rapina.

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Gli inquirenti sono arrivati a Livera, Budani, Silaj e Islamaja – i presunti rapinatori – grazie anche alle testimonianze delle commesse delle gioiellerie. In particolare, le ragazze hanno parlato di un marcato “accento pugliese”. Non è l'unico elemento che ha portato i carabinieri del posto sulla pista “brindisina”: il furgone Nissan, come detto, è stato noleggiato a Brindisi. Non solo, il contratto di noleggio era intestato a una terza persona, ma di fatto il numero di cellulare indicato come contatto apparteneva a Massimiliano Livera, con tanto di sua foto sull'immagine del profilo di WhatsApp. Anche su un cellulare usato dai presunti rapinatori era presente un'altra immagine del profilo: quella di Arber Budani, nonostante l'utenza non fosse intestata a lui. Per i riscontri si sono attivati i carabinieri di Brindisi: i militari del Norm hanno fermato, qualche giorno dopo il secondo assalto alla gioielleria, Silaj e Livera mentre erano insieme. Telecamere nelle zone delle rapine, celle dei telefoni e testimonianze delle commesse: gli investigatori dopo i riscontri hanno fermato il 2 ottobre scorso i quattro giovani. Tre sono reclusi attualmente nel carcere di Modena, Livera in quello di Brindisi.

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