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Rubare rame e materiale ferroso era considerato un vero e proprio lavoro

"L'attività svolta dagli indagati viene da loro stessi considerata come un vero e proprio lavoro, esercitato con solerzia ed al tempo stesso con ostinazione"

BRINDISI – “L’attività svolta dagli indagati viene da loro stessi considerata come un vero e proprio lavoro, esercitato con solerzia ed al tempo stesso con ostinazione”. Lo testimoniano le conversazioni telefoniche intercorse tra il “gruppo criminale” composto tra i cugini brindisini Rillo Antonio e Francesco 24 anni, Andrea 31 anni, Paolo 25 anni e Salvatore Balestra 28 anni, raggiunti all’alba di oggi, lunedì 18 aprile, da un’ordinanza di applicazione delle misure coercitive personali degli arresti domiciliari (per Antonio, Paolo e Francesco) e dell’obbligo di dimora nel comune di residenza (per Andrea e Balestra) perché accusati di furto aggravato e continuato in concorso. Il provvedimento è stato emesso dal gip Stefania De Angelis su richiesta del pubblico ministero Milto Stefano De Nozza. Avrebbero, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Brindisi diretta dal capitano Luca Morrone e dai colleghi del Nucleo operativo radiomobile, al comando del tenente Luca Colombari, rubato rame, metalli e materiale ferroso in generale dall’ex base Usaf, situata sulla strada provinciale per San Vito dei Normanni.

“Ah che dobbiamo lavorare hai capito? Stavo dicendo, ma che dobbiamo fare oggi, andiamo a lavorare? Ed ancora “Se dobbiamo andare a lavorare andiamo”, “Ha detto Checco di organizzarvi per andare a lavoro, l’orario e di fargli sapere”, “No io voglio andare io non la voglio perdere la giornata”, ancora “Perché non dobbiamo andare a lavorare direttamente? “Andiamo a lavorare? O lo dobbiamo fare domani?”.

Sono tre gli episodi ricostruiti dai militari dell’Arma su cui si fonda tutto l’impianto accusatorio descritto dettagliatamente foto furto rame base Usaf-2nell’ordinanza. Precisamente il gruppo è “andato a lavorare”, quindi rubare rame e metalli dall’ex caserma Militare, parte della quale oggi è la base di World Food Programme-Unhd dell’Onu, di proprietà del Ministero della Difesa, il 24, il 25 e il 27 maggio 2015. Anche se, secondo l’accusa, “gli indagati si recavano quotidianamente presso la ex base Nato, luogo particolarmente esteso e privo di vigilanza, per trafugare cavi di rame. Ciò si desume non solo dalle conversazioni che concernono specificatamente i fatti contestati ma anche dal contenuto delle intercettazioni captate prima del 24 maggio e dopo il 27 maggio 2015, che denotano una continua e ininterrotta programmazione di reati della stessa indole”. In più il 13 maggio Antonio e Francesco Rillo furono sorpresi dai carabinieri del Norm di Brindisi, all’epoca diretto dal tenente Alberto Cavenaghi, con 287 chili di rame caricato su un motocarro Ape parcheggiato a ridosso della recinzione dell’ex base Usaf e denunciati.

Le indagini che hanno permesso di sgominare questo gruppo dedito ai furti di rame, sono state avviate in seguito a un ferimento a colpi di arma da fuoco che si verificò il 9 maggio scorso, ai danni di un imprenditore Valerio Semeraro, titolare della ditta Eco Rottami. Erano circa le 9 quando alcuni individui, con volto coperto, a bordo di un’Alfa Romeo 164 di colore verde, fecero irruzione nel piazzale della ditta: due di essi scesero dall’auto, uno era armato di pistola e l’altro di fucile a pompa, e dopo aver proferito le parole “infame di m.”, esplosero diversi colpi di arma da fuoco contro alcune auto e Semeraro che fu colpito di striscio alla schiena. Fu la stessa vittima a mettere i carabinieri, giunti sul posto pochi minuti dopo i fatti, sulla strada che poi ha consentito di sgominare la banda di ladri di rame.

Spiegò che ad aprile dello stesso anno tre giovani appartenenti alla famiglia Rillo avevano portato presso la sua azienda materiale ferroso con il proposito di venderlo ma egli dubitando della lecita provenienza della merce aveva rifiutato l’acquisto. “Alcuni giorni dopo Antonio Rillo recatosi presso l’azienda a bordo di uno scooter, intimava a Semeraro di uscire perché avrebbero dovuto parlare; questi temendo che nascondesse un’arma sotto la maglietta, dopo avergli detto “se hai coraggio tira fuori la pistola e spara”, lo aggrediva” Rillo rispose con un “questa me la paghi”. Dalle successive investigazioni non emersero elementi che potessero ricondurre i Rillo al ferimento del 9 maggio ma permise ai carabinieri di accertare che queste persone erano coinvolte in qualche giro legato ai furti di rame, fenomeno sempre più dilagante e dannoso.

Subito dopo, il 13 maggio, dopo si verificò il caso della denuncia di Antonio e Francesco Rillo. I carabinieri trovarono i due con un moto ape in panne carico di rame, 287 chilogrammi, e diversi arnesi da scasso(8 taglierini con lame e manico in plastica, una chiave a pappagallo, 6 cacciavite e taglio e a croce, una tronchese in ferro di grosse dimensioni, due giratubi, una mazzetta di ferro, una pinza, varie chiavi, una carriola di ferro, un coltello con lama di 30 cm e manico di 18 cm circa, due scatole contenti lame per taglierino.

Secondo il gip il reato di “concorso in furto continuato pluriaggravato” si configura perché, da quanto emerso da intercettazioni e pedinamenti “in concorso tra loro con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, con violenza consistita nel danneggiare la rete metallica, realizzandovi un varco, posta a protezione passiva della struttura militare “ex base usaf”, si introducevano all’interno della stessa e, al fine di trarne profitto per sé o altri, si impossessavano di diverse ed imprecisate quantità di cavi di rame, sottraendoli al legittimo proprietario da identificarsi nel Ministro della Difesa pro-tempore”. Fatto aggravato per essere stato commesso da tre persone con violenza sulle cose, ovvero su cose esistenti in uno stabilimento pubblico e su componenti metalliche”.

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