Schiacciato dal trattore: lutto e rabbia

CAROVIGNO - Travolto e schiacciato dal trattore sul quale stava lavorando per ripulire un appezzamento di terreno. E’ deceduto così nel pomeriggio di oggi Giovanni D’Amico: 69 anni, agricoltore di Carovigno. L’uomo è deceduto praticamente sul colpo, schiacciato dal peso del mezzo di cui era alla guida e che per cause in corso di accertamento si è ribaltato, finendo a ridosso di un albero secolare di ulivo. Tutto è accaduto nel pomeriggio, attorno alle 16.30. D’Amico, a bordo del suo trattore, stava lavorando sul terreno, neanche troppo distante dalla sua abitazione.

Il luogo della tragedia

CAROVIGNO - Travolto e schiacciato dal trattore sul quale stava lavorando per ripulire un appezzamento di terreno. E’ deceduto così nel pomeriggio di oggi Giovanni D’Amico: 69 anni, agricoltore di Carovigno. L’uomo è deceduto praticamente sul colpo, schiacciato dal peso del mezzo di cui era alla guida e che per cause in corso di accertamento si è ribaltato, finendo a ridosso di un albero secolare di ulivo. Tutto è accaduto nel pomeriggio, attorno alle 16.30. D’Amico, a bordo del suo trattore, stava lavorando sul terreno, neanche troppo distante dalla sua abitazione.

Una giornata di sole ideale per lavorare nei campi. Doveva ripulire l’appezzamento di terreno dalle erbacce cresciute a ridosso degli ulivi.

Poi, forse sfiorando il bordo di un terreno che declina rapidamente verso l’uliveto, in un tratto non facile da percorrere, le ruote del veicolo avrebbero perso aderenza ed il mezzo sarebbe scivolato, ribaltandosi. La tragedia, in una frazione di attimi. Il pesante trattore, infatti, nel capovolgersi sarebbe finito addosso allo sfortunato operaio agricolo, schiacciandolo all'altezza dell'addome.

La tragedia si è consumata in un attimo. E per Giovani D’Amico non c’è stato nulla da fare. Teatro della disgrazia, un piccolo podere in contrada Scianolecchia, lungo la provinciale Serranova-San Vito dei Normani, dove l’agricoltore si era recato per eseguire alcuni interventi di manutenzione del terreno per conto del proprietario del fondo. A dare l’allarme sono stati alcuni passanti, che avrebbero intravisto tra gli ulivi il mezzo agricolo, capovolto.

Sul posto, insieme agli operatori del Servizio 118, sono intervenuti anche i vigili del fuoco, che dopo aver liberato D’Amico dalla gabbia di lamiere, lo hanno affidato ai sanitari. Medici e infermieri hanno effettuato ogni sforzo, nel tentativo di rianimare il sessantanovenne. Ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il suo cuore aveva ceduto praticamente sul colpo.

Ulteriori elementi emergeranno in sede di ispezione cadaverica, da parte del medico legale. Su disposizione il magistrato di turno alla Procura di Brindisi, Pierpaolo Montinari, la salma dello sfortunato agricoltore è stata trasportata presso la camera mortuaria del cimitero di Carovigno, in attesa che siano completati gli accertamenti autoptici.

Cosa di preciso abbia provocato il ribaltamento del mezzo saranno le indagini a stabilirlo, affidate ai carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, coordinati dal capitano Ferruccio Nardacci. Il gravissimo incidente sul lavoro si è verificato in un oliveto non molto distante dalla provinciale che dalla superstrada 379 Bari-Brindisi, svincolo di Serranova-Pennagrossa- Torre Guaceto, conduce proprio alla borgata.

L’appezzamento si trova all’altezza di una curva, là dove comincia la distesa di ulivi secolari della tenuta Vallone. D’Amico, originario di Carovigno e residente proprio a Serranova, era conosciuto da tutti. E tutti lo ricordano come una grande e infaticabile lavoratore. Oltre a curare le campagne di sua proprietà spesso prestava servizio su commissione nei fondi che abbracciano le campagne tra Carovigno e San Vito dei Normanni.

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Assai conosciuta è anche la famiglia, grazie anche all’attività di trasporto del latte, prelevato dalle Masserie del circondario e consegnato ai caseifici sparsi nel territorio. L'uomo si è spento tragicamente, lasciando familiari, parenti e amici nello sconforto totale. Dolore, strazio. E tanta rabbia, sfociata anche in qualche momento di tensione nei confronti dei giornalisti presenti sul posto per documentare l’ennesimo incidente mortale sul lavoro.

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