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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Sit-in davanti alla Monteco, 29 condanne confermate in Cassazione

Dieci mesi al sindacalista Cobas Bobo Aprile, ritenuto organizzatore della manifestazione avvenuta sei anni fa. Il procuratore generale aveva chiesto l'annullamento

BRINDISI – La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per interruzione di pubblico servizio nei confronti dei 29 brindisini imputati per il sit-in di sei anni fa, davanti all’ingresso della società Monteco, che nel 2011 gestiva il servizio di raccolta dei rifiuti. Ruolo di promotore della manifestazione qualificata poi come condotta penalmente rilevante è stato confermato nei confronti del sindacalista Cobas, Roberto Aprile: dieci mesi, come stabilito nelle sentenze del Tribunale di Brindisi, in composizione monocratica, e dalla Corte d’Appello di Lecce. Aprile era finito agli arresti domiciliari nell’inchiesta chiamata Escalation.

Bobo Aprile durante il blocco alla Monteco

Le altre condanne: Carlo Greco, condannato a otto mesi di reclusione; Cosimo Andriulo,  otto mesi; Matteo Bellucci,  cinque mesi; Gianfranco Calignano, otto mesi; Valerio Calignano, otto mesi; Antonio Carbone,  otto mesi; Aldo Cigliola,  un anno e undici mesi di reclusione; Pierluigi Danese,  cinque mesi; Daniele De Leo,  otto mesi; Antonio De Vita, sette mesi; Luigi De Vita,  otto mesi; Francesco Di Presa, sei mesi; Alessio Ferraro,  cinque mesi; Vitantonio Fiaccone,  otto mesi; Vito Grassi, otto mesi; Andrea Greco, cinque mesi; Fabrizio Guttagliere,  sette mesi; Samuel Miacola,  sette mesi; Carmelo Nostro,  cinque mesi; Mauro Nani, sei mesi; Gianluca Prudentino, sei mesi; Domenico Romano,  otto mesi; Marco Sansò,  sette mesi; Massimo Simmini,  sette  mesi; Teodoro Stano, otto mesi; Stefano Sunna, cinque mesi;  Danilo Reho,  cinque mesi. Nell’elenco degli imputati anche Franco Tafuro, rimasto vittima dell’accoltellamento avvenuto nell’abitazione di famiglia, in via Favia: la Cassazione ha confermato la condannato a  otto mesi. Per l’omicidio è in carcere il figlio Antonio.

Lo scorso 16 ottobre dinanzi alla Quinta sezione penale, il rappresentante della pubblica accusa, aveva aderito ai motivi posti alla base del ricorso discusso dal difensore di Aprile, Mauro Masiello: secondo il penalista non c’erano e non ci sono presupposti per affermare che in occasione della protesta del 2 marzo di sei anni addietro, ci fu un blocco dell’attività di raccolta dei rifiuti. Circostanza, invece, contestata nell’ordinanza di arresto chiesta dal pm Pierpaolo Montinaro e firmata dal gip Giuseppe Licci, e affermata dai legali della società Monteco che proprio in relazione a quella giornata si è costituita parte civile lamentando danni per 50mila euro.

“Le condanne non serviranno a fermare i bisogni delle persone  perché continueranno a protestare: hanno fame”, si legge nella nota diffusa dal sindacato Cobas di Brindisi.

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