Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Svolta ultima udienza: il Consiglio di Stato deciderà su Haralambidis

Si è svolta oggi a Roma l'ultima udienza davanti al Consiglio di Stato sull'impugnativa presentata dal presidente dell'Autorità Portuale di Brindisi, Iraklis Haralambidis, avverso la sentenza del Tar di Lecce che il 17 luglio del 2012 dichiarò illegittima la sua nomina, decidendo sul ricorso dell'ingegnere Calogero Casilli, il quale aveva eccepito che un cittadino non italiano, sia pure comunitario, potesse ricoprire incarichi apicali in enti che assumo decisioni rilevanti per gli interessi nazionali

Il parere della Corte del Lussemburgo: Haralambidis può fare il presidente
ROMA - Si è svolta oggi a Roma l'ultima udienza davanti al Consiglio 
di Stato sull'impugnativa presentata dal presidente dell'Autorità Portuale di Brindisi, Iraklis Haralambidis, avverso la sentenza del Tar di Lecce che il 17 luglio del 2012 dichiarò illegittima la sua nomina, decidendo sul ricorso dell'ingegnere Calogero Casilli, il quale aveva eccepito che un cittadino non italiano, sia pure comunitario, potesse ricoprire incarichi apicali in enti che assumo decisioni rilevanti per gli interessi nazionali. Era stata poi la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il 10 settembre, 2014, a pronunciarsi in merito, su richiesta di parere inoltrata dallo stesso Consiglio di Stato, dichiarando che Haralambidis poteva essere nominato a ricoprire l'incarico.

Ora tocca al supremo organo della giustizia amministrativa decidere, e non è detto che - come alcuni avevano sostenuto dopo la sentenza della Curia del Lussemburgo - debba obbligatoriamente attenersi a quando stabilito dalla Corte di Giustizia della Ue. Infatti emerge una sostanziale differenza di qualificazione giuridica dell'Autorità Portuale tra quanto stabilisce la legge italiana, e anche una recente sentenza di diversa sezione del Consiglio di Stato, e quella offerta dall'organo di giustizia dell'Unione Europea, secondo cui si tratterebbe di ente pubblico economico, mentre norma e giurisprudenza nazionali considerano l'authority ente che opera nell'interesse pubblico. Quindi le decisioni assunte da un presidente di Autorità Portuale incidono sugli interessi del Paese.

Secondo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (Curia) invece "il Trattato sul funzionamento dell'Ue non consente a uno Stato membro di riservare ai propri cittadini l'esercizio delle funzioni di presidente di un’autorità portuale". E ancora, “il presidente di un’autorità portuale dev'essere considerato un 'lavoratore" e come "il diritto dell'Unione sancisce il principio della libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea e l'abolizione di qualsiasi discriminazione". Tale principio prevede delle eccezioni per gli impieghi nella pubblica amministrazione, ma "la deroga non trova applicazione a impieghi che, pur dipendendo dallo Stato o da altri enti pubblici, non implicano tuttavia alcuna partecipazione a compiti spettanti alla pubblica amministrazione propriamente detta".

Un assunto del tutto discutibile, visto che le Autorità Portuali impongono tasse, approvano Piani regolatori portuali, affidano concessioni demaniali marittime, tanto per fare qualche esempio. E cosa dire della possibilità di interagire o di interferire con altre istituzioni, come Capitanerie, magistratura, prefetture, Comuni? Basta, in questo caso, l'esempio di questi giorni di emergenza a Brindisi per la gestione dell'emergenza Norman Atlantic: Iraklis Haralambidis si è distinto per la sua insistente richiesta di spostamento altrove del relitto, mentre il dispositivo in campo era impegnato da un lato nelle operazioni di messa in sicurezza della nave anche a garanzia della tutela delle attività portuali e della pubblica incolumità, e dall'altro nell'accertamento penale e amministrativo dei fatti.

Insomma, il professore greco contro tutti, Rina incluso. Poi forse qualcuno gli avrà spiegato - ovunque egli si trovasse - che non era opportuno insistere in una richiesta del tutto estemporanea. E non è tutto: dovrà essere lui a decidere, quando giungerà il momento, dove si dovrà spostare la nave per lo svuotamento del carico, sentendo il parere alla Capitaneria di Porto. Se questi sono i poteri di un ente pubblico economico che non ha influenza sugli interessi pubblici, e di un suo mero dipendente, dopo la Corte Europea lo confermerà anche il Consiglio di Stato. In caso contrario Haralambidis se ne dovrà tornare in fretta al suo ufficio all'Università di Rotterdam, sperando che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (che ha incredibilmente difeso al Lussemburgo la nomina decisa dall'allora titolare del dicastero Altero Matteoli) non ricada in un simile errore.
 

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