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Operazione Omnibus

Operazione Omnibus

Tutti i colpi della banda dei fratelli Valente

OSTUNI – Un giro vorticoso di episodi, dai colpi nei negozi della Città Bianca, ai taglieggiamenti ad imprenditori, ai prestiti usurari anche ai pensionati. Una pista non ancora completamente esplorata, quella della banda dei fratelli Valente.

OSTUNI - Un giro vorticoso di episodi, dai colpi nei negozi della Città Bianca, ai taglieggiamenti ad imprenditori, ai prestiti usurari anche ai pensionati. Una pista non ancora completamente esplorata, quella della banda dei fratelli Valente, smantellata con la conclusione stamani della prima parte di una indagine condotta dalla Polizia di Stato a Ostuni, e denominata Omnibus. Restano da risalire alcuni filoni di attività del gruppo criminoso, principalmente quelli dell'usura, delle rapine e delle spaccate a negozi e distributori di carburante. Ci sono già undici persone arrestate stamani con l'apporto della Squadra mobile, almeno una dozzina quelle ancora indagate a piede libero, mentre per un altro soggetto napoletano da arrestare si deve pronunciare per competenza il magistrato del tribunale di Nola.

Una banda di elementi in parte legati al vecchio giro del contrabbando, che riusciva a gestire contemporaneamente rapine, spaccate (video), estorsioni, usura, spaccio di banconote false. Un'escalation criminosa monitorata dagli investigatori del commissariato di Ostuni tra il 2009 ed il 2011. Ma come già detto, ci sono ancora molti fili da riprendere. Delle persone già raggiunte dalle ordinanze richieste dal pm Iolanda Chimienti ed emesse dal gip Valerio Fracassi, quattro erano già detenute, una delle quali ai domiciliari. In testa a tutti Cosimo, Marco e Domenico Valente, di 50, 39 e 28 anni: due fratelli e un figlio, con moglie di uno, amante dell'altro, e una cognata di supporto. La solidità del clan familiare che funziona da sempre per la 'ndrangheta calabrese.

Con loro tre sono finiti in manette oggi Teresa Monaco di 38 anni, Angelina Urgesi di 43 anni, una complice napoletana, Rosa Ioime di 42 anni. Poi Saverio Palma di 40 anni, Rosario Ercolano, napoletano di 33 anni, Giovanni Ciccarone di 45 anni, il tabaccaio incensurato Francesco Rendina di 52 anni, e Fabio Saponaro di 23 anni. Il meccanismo della mutualità dei ruoli funzionò bene, ad esempio, a metà giugno del 2011 quando i tre Valente furono catturati a Pomigliano d'Arco dalla Mobile napoletana con le armi in pugno e mentre si infilavano i passamontagna. A Ostuni le vittime del giro di usura che faceva capo ai Valente pensarono di essere state liberate, ma furono subito disilluse da Teresa Monaco, che si preoccupò di avvertire tutti che al comando passava lei, e a lei bisognava continuare a pagare le rate del debito.

Tassi usurari da paura, del 30 per cento mensile. Per un prestito di 500 euro ad un pensionato, ha spiegato stamani il procuratore capo Marco Dinapoli, l'interesse mensile da pagare era di 150 euro. L'anonima Valente aveva disponibilità per tutte le tipologie di richieste: dalle decine di migliaia di euro dell'imprenditore, alle poche centinaia di euro degli anziani in difficoltà. Lo "sportello" che ritirava e distribuiva i soldi era nella tabaccheria di Francesco Rendina, proprio di fronte alle Poste centrali: incassavi la pensione, e andavi a metterla subito nelle mani degli usurai. Sette i casi accertati e contestati dagli inquirenti, ma si sa che le vittime di questo giro erano molte di più, e le ricostruzioni della rete sono in corso.

Se non pagavi, l'usura diventava estorsione, pressione minacciosa affidata ad un membro dell'organizzazione che svolgeva il ruolo di esattore. Nell'elenco c'era pure il proprietario di un albergo, ma le minacce erano allargate anche alle vittime di furti, come un altro imprenditore al quale fu prospettato un "cavallo di ritorno": fu una ragazza a presentarsi da lui, facendogli sapere che aveva "un cugino" (Ciccarone) che avrebbe potuto risolvere la faccenda. Ma la banda spacciava anche banconote false da 20 euro provenienti da Napoli, che avevano un punto debole: lo stesso numero di matricola. Tuttavia i soldi falsi giravano, finiva anche in mano alle vittime dei rapporti di usura.

La banda Valente non si faceva mancare nulla, hanno raccontato ancora il procuratore capo Marco Dinapoli e il vicequestore Francesco Angiuli, dirigente del commissariato di Ostuni. Si vendevano stock di capi di abbigliamento con marchi falsi; si assaltavano stazioni di servizio nottetempo (Camer, Tamoil) anche usando trattori rubati come arieti; si spacciavano cocaina ed hascisc (cinque episodi accertati); i già citati cavalli di ritorno dopo i furti nella zona industriale di Ostuni; compravendita di un terreno con ricatto ad un possidente confinante affinché pagasse una somma aggiuntiva per avere il diritto di prelazione.

La polizia ha lavorato partendo proprio dai furti seriali in zona industriale, fatti in cui secondo varie informazioni compariva sempre un'Alfa 164. Furti che avevano copertura elettronica, grazie ad un dispositivo che mandava in tilt le frequenze utilizzate dagli apparati di allarme dei capannoni. Una sera gli investigatori individuarono e bloccarono un "palo" della banda Valente, nascosto con una ricetrasmittente nei pressi di un supermercato: uno dei contatti radio era proprio con la famosa 164 (dotata, si scoprirà, di un motore da 3000cc).

Questo fu il principio. Il controllo del telefono di Marco Valente si è rivelato poi decisivo, come anche la microspia piazzata nell'auto di un soggetto non organico al gruppo criminoso ma comunque "collaterale" ad esso. In quella vettura si parlava perciò liberamente e senza sospetti. Poi arrivò anche qualche errore, come nel caso della spaccata alla Camer: i banditi si portarono via il supporto della registrazione effettuata dalle videocamere pensando di aver cancellato così ogni traccia. Non sapevano che ce n'era un secondo piazzato su suggerimento della polizia, e sono stati immortalati. Altro autogol, la telefonata di Marco Valente ad una addetta alle pulizie dello stabilimento Alenia di Pomigliano d'Arco, per sapere quando sarebbe ripassato il fornitore di bevande e snack, e soprattutto per sapere con quanti soldi se ne sarebbe andato via, 30mila euro. Ma l'assalto, come già detto, fu stoppato dalla Squadra mobile di Napoli preavvertita dagli investigatori di Ostuni. I Valente avevano raggiunto Pomigliano con una Saab rubata a Villanova, carica di armi.

Rivelatrici anche le perquisizioni eseguite in un garage di Marco Valente: chiodi a tre punte, un furgone con gru delle Ferrovie dello Stato, un'auto rubata, targhe. Una base logistica per i colpi della banda. Alla quale sono stati attribuiti, anche se non tutti formalmente: il furto di macchine da lavoro del 7 aprile 2008 ai danni di un giovane imprenditore ostunese; quello del 27 ottobre 2010 al bar tabacchi Millennium in zona industriale; quello del 22 ottobre alla Liquigas sempre in zona industriale; quelli di due furgoni alla Liomatic, del 18 ottobre e del 22 novembre 2010; sempre il 18 ottobre il tentato furto al bar-tabacchi di Villanova con fiamma ossidrica; quelli del 13 e 31 dicembre 2010 al Bricocenter; quello del 31 ottobre 2009 alla ditta Longo, in zona industriale; quello del 30 settembre 2010 alla Tamoil alla periferia di Cisternino; stesso giorno, il colpo al Tiffany Caffè di Casalini (Cisternino); il 27 dicembre 2010 il furto della cassaforte al Maxistore con 19mila euro; il 5 gennaio 2011, colpo da 15mila euro al supermercato Dok di Ostuni; l'1 dicembre 2010 la spaccata alla Camer Petroli sulla via per Francavilla Fontana.

 

 

 

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