Domenica, 16 Maggio 2021
Politica

Pensando di giocare da sola, la sinistra rischia un brutto risveglio

La dico con un linguaggio un po’ dialettale: pare che giochiamo solo noi. La partita politica, intendo. Renzi contro Emiliano e viceversa, la sinistra Pd che alza la testa, poi le incognite del voto sulle trivelle e del voto amministrativo

La dico con un linguaggio un po’ dialettale: pare che giochiamo solo noi. La partita politica, intendo. Renzi contro Emiliano e viceversa, la sinistra Pd che alza la testa, poi le incognite del voto sulle trivelle e del voto amministrativo. Infine, ma è forse ora la cosa più importante, la vicenda che ha portato la Guidi alla dimissioni.

Perché pare che giochiamo solo noi? Perché in alcuna discussione è mai entrata in campo una valutazione che in altri tempi avremmo messo al primo posto: come sta reagendo l’opinione pubblica? Questa ipertrofia dell’ego è storicamente molto forte nella sinistra e viene sviluppata vieppiù perché la destra appare frantumata con un Berlusconi che non azzecca né un allenatore del Milan né un candidato a Roma.

E anche perché i 5 Stelle stanno sprecando il bonus che hanno avuto e ancora gli darà voti ma sembrano un movimento in decrescita. Mal comune mezzo gaudio, dicevano le mamme e così accade che la sinistra, intesa in senso largo, si compiaccia di litigare nella convinzione che, a parte le trivelle,  le città, eppure si tratta di Napoli, Roma, Milano, Torino, alla fine si rivincerà con Renzi. Può darsi che si tratti di un calcolo sbagliato sia per Renzi sia per i suoi competitor.

Quello che si sta nuovamente e rapidamente consumando, infatti,  è il ruolo della politica nel sentire comune delle persone. Questo ultimo “affaire” del petrolio sta triturando non vecchi politicanti ma giovani rottamatori. Gli scontri fra i ministri, e relativi dossier,  assomigliano molto alle liti fra le correnti dc. Detto in linguaggio brutale: c’è una voglia di auto-sputtanamento che fa impressione.

In situazioni analoghe in tutti i paesi politicamente destrutturati, e l’Italia ormai lo è, d’improvviso possono nascere movimenti politici e leader carismatici. Sta capitando anche agli Usa con Donald Trump. E spesso queste leadership nascono a destra anche se rottamano la destra antica, tutta, da quella nostalgica a quella lepenista e salviniana.

In questo contesto la sfida nella sinistra è a dir poco folle. E’ folle avere un leader che è convinto di avere ancora il 40% delle europee. E’ folle che chi gli si oppone non costruisca un progetto che abbia un forte contenuto ideale. Anche qui ci sorregge il paragone americano. Bennie Sanders è un vecchietto pieno di ideali che sta avendo un clamoroso successo fra i giovani.

Bisogna quindi che quella che chiamiamo con larghezza “sinistra” si faccia un esame di coscienza e cominci a scrutare l’orizzonte. Non è detto che, perché non si vedono velieri di pirati, non ci siano pirati in giro. L’idea della partita che si gioca da soli è molto primitiva. Anche le analisi delle nostre sconfitte partono sempre dai nostri errori e mai dalle condizioni soggettive e oggettive della società e del riflesso di queste nella politica.

Ci piacerebbe essere soli, litigare come comari e poi il migliore di noi va a prendere i voti che servono per governare. Non è  mai andata così. Figuratevi se andrà così. Dei vecchi partiti, ovviamente improponibili, ho nostalgia di quel saper sempre dove stava andando il  sentimento popolare, quell’interrogarsi anche sui piccoli fenomeni. Una volta, forse l’ho già scritto qui, il Pci perse a Castellammare di Stabia e subito dopo si svolse un dibattito nazionale lungo e approfondito, perché si volle capire quale fosse il segnale che i cittadini ci avevano dato.

Qui nei bar, nei supermercati, per strada sentiamo di nuovo commenti disgustati sulla politica, su chi ci governa e molti pensano che non stia succedendo niente, che la gente si è condannata alla passività, all’astensione. Attenzione. Potrebbe esserci un brutto risveglio, fra un po’.

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