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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Pasticcio Tasi: le carte finiscono in Procura. Il sindaco: "Ci sono state delle anomalie"

Il comune di Brindisi cerca di evitare lo slittamento da giugno a dicembre del pagamento della prima rata della Tasi. Lo fa attraverso una lettera inviata al Mef (Ministero dell'Economia e della Finanza) in cui si spiega che la deliberazione del consiglio comunale del 22 maggio (quella appunto con cui si fissano le aliquote della Tasi) non è stata trasmessa al ministero entro il termine stabilito del 23 maggio per un'asserita incongruità del decreto legge che regola la materia.

BRINDISI – Il Comune di Brindisi cerca di evitare lo slittamento da giugno a dicembre del pagamento della prima rata della Tasi. Lo fa attraverso una lettera inviata al Mef (Ministero dell’Economia e della Finanza) in cui si spiega che la deliberazione del consiglio comunale del 22 maggio (quella appunto con cui si fissano le aliquote della Tasi) non è stata trasmessa al ministero entro il termine stabilito del 23 maggio, per un’asserita incongruità dell’atto, il decreto legge 16/2014, che regola la materia.

Intanto l’assessore alle Finanze, Carmela Lo Martire, su mandato del sindaco, sembra ha predisposto la denuncia alla Procura della Repubblica. Tale iniziativa, se riguardasse le modalità del ritardo nella trasmissione della  missiva al Mef, sarebbe in contrasto con la ragione con cui il sindaco Consales e il dirigente del settore Tributi, Mirella Destino, motivano la tardiva trasmissione della delibera, cioè una rilevata contraddittorietà dello stesso decreto legge. Perciò il ricorso al magistrato inquirente riguarderebbe altri aspetti del caso, forse le presunte modifiche apportate alla delibera stessa rispetto al modello licenziato dal consiglio comunale.

In sintesi, l’amministrazione comunale contesta una sorta di vacatio legis determinata dalla sussistenza di due diversi termini: quello del 23 maggio, entro il Il sindaco Consalesquale la delibera andava inoltrata; quello del 31 maggio, entro il quale i comuni erano tenuti a deliberare una aliquota diversa per gli immobili diversi dalle abitazioni principali, rispetto a quella stabilita per legge.

“La decisione del consiglio, nei termini sopra indicati – scrivono Consales e Destino - è stata quindi adottata pur nella assoluta incertezza  circa le decisioni governative. In quegli stessi giorni, infatti, si sono susseguite notizie contrastanti compresa la proposta del presidente dell’Anci, l’onorevole Fassino, secondo cui il governo avrebbe potuto consentire una  proroga generalizzata delle scadenze anticipando, i relativi trasferimenti, ai Comuni per evitare problemi di  cassa”.

Sta di fatto che dietro la decisione di portare le carte in Procura, da quanto appreso, si celi il sospetto della sussistenza di alcune irregolarità sulle quali la magistratura dovrà far luce. “Quanto accaduto in riferimento alla delibera di consiglio comunale con cui è stata istituita la Tasi  - scrive il sindaco in un comunicato stampa - è gravissimo e richiede un accurato approfondimento per stabilire le responsabilità".

“Abbiamo fatto letteralmente salti mortali per approvare in consiglio in tempo utile, nella seduta del 22 maggio - aggiunge Consales – tutti gli adempimenti necessari ad applicare la Tasi già dal 16 giugno, ma tutto questo impegno è stato vanificato dal ritardo con cui la stessa delibera è stata inviata al Ministero. A seguito di una prima verifica, in ogni caso, ho potuto accertare che ci sono state delle anomalie che meritano le attenzioni delle competenti autorità giudiziarie ed è per questo che ho inviato una dettagliata comunicazione alla Procura della repubblica evidenziando quanto accaduto per accertare se ci sono responsabilità e se le stesse hanno determinato un danno all’Ente locale".

"Si conferma sempre di più – ha concluso il primo cittadino – il mio giudizio assolutamente negativo sui livelli di efficienza della struttura comunale che non risponde alle sollecitazioni di una Amministrazione Comunale impegnata a 360 gradi a rimuovere gli ostacoli che fino ad oggi hanno impedito all’Ente di rappresentare un modello di efficienza capace di rispondere alle aspettative dei cittadini”.

Su questa vicenda sta tentando di dare il suo contributo anche il capogruppo del centrodestra, nonché membro del Comitato direttivo nazionale di Anci, Mauro D’Attis. Questi ha chiesto al vicepresidente vicario dell’Anci, Alessandro Cattaneo (sindaco di Pavia) e al presidente dell’Ifel (fondazione che fa per  Anci le ricerche di natura economica e finanziaria),  Guido Castelli (sindaco di Ascoli), di intervenire affinché si chiarisca la controversa interpretazione che ha portato il ministero dell’Economia ad escludere Brindisi dai comuni che hanno adempiuto alle previsioni normative al fine di permettere l’incasso della Tasi a giugno.?

“Ho fatto notare che il Comune di Brindisi – continua D’Attis - ha approvato la istituzione della Tasi prima del 23 maggio ma ha trasmesso la delibera il 28 offrendo la sua interpretazione spiegata nella lettera allegata. Il Mef non ha considerato Brindisi nell'elenco dei comuni che incasseranno la Tasi a giugno in quanto la trasmissione appare essere tardiva”. Nella sua nota, D’Attis apre anche la strada a un secondo scenario.

Mauro D'AttisNel caso in cui dovesse fallire il tentativo di far pubblicare la delibera sul sito del Mef, infatti, il capogruppo di Forza Italia chiede ad Anci “di farsi parte attiva al fine di ottenere lo sblocco dei trasferimenti dello Stato evitando la tassazione a giugno dei cittadini e il salvataggio delle casse comunali”. Lo slittamento della prima rata, del resto, come rimarcato dallo stesso D’Attis, “potrebbe comportare gravi le conseguenze sulla gestione della tesoreria comunale per la quale il Comune aveva previsto gli introiti a giugno”.

Vista l’importanza della posta in gioco, è inevitabile che la questione finisca al centro di una contrapposizione politica. In una nota diramata in mattinata, i gruppi consiliari di centrodestra “ritengono corretto che il sindaco e l’assessore al Bilancio debbano riferire al consiglio comunale ed alla città”.

“Ci sembra – si legge nella nota firmata dai capigruppo - che la giustificazione sia stata ritenuta molto debole in quanto, purtroppo, l’amministrazione aveva ben chiaro che il termine ultimo per la trasmissione della delibera era quello del 23 maggio, motivo per cui il consiglio era stato costretto a deliberare entro quella data”.

“Il rischio – concludono i capigruppo - è che la interpretazione unilaterale del Comune di Brindisi abbia condotto erroneamente alla naturale esclusione da parte del ministero rilevando evidenti responsabilità che possono non essere soltanto amministrative. Per questo occorre subito individuare un rimedio che consenta di evitare gravi conseguenze sulla già precaria situazione delle casse comunali”.

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