Emigrare o restare, il dibattito continua

BRINDISI - Il dibattito aperto da BrindisiReport.it sull’eterno dilemma “Emigrare o restare in città per costruire il proprio futuro” continua a stimolare gli interventi dei lettori. Oggi ve ne proponiamo altri due. Entrambi a favore di quanti decidono di resistere.

La protesta dei lavoratori

BRINDISI - Il dibattito aperto da BrindisiReport.it sull'eterno dilemma "Emigrare o restare in città per costruire il proprio futuro" continua a stimolare gli interventi dei lettori. Oggi ve ne proponiamo altri due. Entrambi a favore di quanti decidono di resistere. Se volete intervenire anche voi: redazione@brindisireport.it

«EPPURE IO VEDO LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL»

Leggo con molta attenzione tutti gli articoli che vengono giornalmente pubblicati su questo sito web per mantenermi informato su quanto accade nella mia città, che lasciai circa 17 anni fa per amore (ho formato una famiglia a Valencia, Spagna), ma che ho serie intenzioni di ritornare.

Condivido e capisco le ragioni di chi ha lasciato Brindisi con rancore, con delusione e sopraffatto da una situazione - la mancanza di lavoro - cui non ha potuto porre soluzione; questo in parte l'ho provato anch'io, sebbene andai via per altre ragioni; poi però, gli anni trascorrono, l'esperienza aumenta, la lontananza e l'allentarsi dei fumi del rancore/dispiacere si leggono sotto altra luce e si capiscono e provano sensazioni nuove che ti fanno capire che la città non ha colpe.

Le colpe sono della classe dirigente che negli ultimi 20 anni ha portato Brindisi su un punto molto vicino a quello del non ritorno.

Sia io che la mia famiglia, però, da circa 3-4 anni notiamo come il trend stia cambiando a Brindisi e probabilmente questo è dovuto al fatto che forse si è toccato il fondo, quindi stiamo risalendo lentamente grazie anche all'aiuto di chi a Brindisi ci vive e vuol far cambiare le cose.

Manca ancora la chiave di volta, ma forse una volta sistemato il porto con un presidente brindisino, e con un accordo collettivo tra tutte le forze politiche e le istituzioni, potremmo avere tutte le carte per reagire e creare lavoro e benessere.

L'esperienza ed il sacrificio acquisito dagli emigranti siano di aiuto per il futuro, auspicando un rientro in quella che sarà sempre la nostra terra a prescindere.

Sono d'accordo sulla frase di JFK pubblicata ieri da un lettore: non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi; chiedetevi cosa potete fare per il vostro Paese.

Tutti siamo inclusi.

P.G. De Vito

«MEGLIO RESTARE, MA PENSIAMO AI PROBLEMI VERI, NON AL CIRCO»

Ho seguito in questi giorni le discussioni sull'articolo dedicato a Tommaso Scardicchio. Indipendentemente dalla sua esortazione di lasciare Brindisi in cerca di lavoro altrove, che possono essere condivise o meno, credo che sia quanto meno servito ad aprire un dibattitto molto importante sulla nostra città.

Premetto che anche io ho dei figli in cerca di lavoro che forse mai troveranno, ma non per questo li esorto a andare via dalla loro città o dal loro Paese. Parliamo ora di Brindisi, dove ogni giorno si assiste al teatrino della "Tigre si o Tigre no", mentre si perdono centinaia di posto di lavoro, forse sarebbe opportuno lasciare che del Circo si occupino le tante associazioni di animalisti e che i politici facciano politica se la sanno fare.

Nel Palazzo dei velini ci si scontra tra quello che è stato fatto dalle precedenti amministrazioni e quello che stanno facendo i nuovi arrivati che proprio nuovi non sono: niente.

Si parla di sviluppo del porto e qui non attracca più una nave, si parla di sviluppo della costa e ogni giorno se ne perde un pezzo, senza parlare dell'annosa vicenda di Acque Chiare. Si parla si sviluppo industriale ma poi si vogliono chiudere le centrali per non bruciare rifiuti, che forse è meglio seppellire sotto terra come in altre realtà, e si potrebbe continuare all'infinito.

Cari signori quando si fa politica lo si fa per l'interesse comune e non quello personale, se in altri posti si vive bene è perché ci si amministra bene, si partecipa alla vita sociale ed economica del proprio paese per portare sviluppo ed occupazione, si vigila sulla cosa pubblica e chi non sa governare viene rimandato a casa.

Forse i nostri figli diplomati e laureati tutto questo non lo sanno fare? Non credo. Non possiamo abbandonare la nostra città perché un domani anche i figli dei nostri figli lo faranno e Brindisi diventerà una landa deserta, una città irrimediabilmente morta. I giovani sono il nuovo tessuto di questa società, esortiamoli a rimanere e a lavorare per ricostruire una città che comunque ha avuto dei momenti di splendore e non per il contrabbando, ma per le decine di navi che attraccavano nel nostro porto con migliaia di turisti, le grandi industrie chimiche, aereonautiche, energetiche che davano migliaia di posti di lavoro e cosi via.

Faccio un grosso augurio a Tommaso Scardicchio che ha realizzato il suo sogno, ma non dimentichiamo che sparsi per il mondo ci sono tanti Tommaso partiti in cerca di lavoro che non hanno avuto la stessa fortuna. Ai nostri amministratori dico che non si possono precludere possibilità di sviluppo del territorio senza concrete motivazioni, le aziende che vogliono investire lo facciano purché rispettino le leggi, e i preposti a farlo, le facciano rispettare.

Attilio Pronat

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