Scu, il nuovo pentito: “La mia latitanza tra Fasano e Porto Cesareo”

Antonio Campana ai pm della Dda: “Mio fratello Francesco mi disse che Penna stava collaborando, mi accorsi di essere seguito dai carabinieri”

Antonio Campana il giorno dell'arresto

BRINDISI – Per dimostrare che il mea culpa davanti ai pm dell’Antimafia di Lecce è autentico, Antonio Campana, ha svelato anche i nascondigli sui quali ha potuto contare per nascondersi nel periodo in cui è stato latitante e ha fatto i nomi degli affiliati della Sacra Corona Unita sui quali ha potuto contare per avere copertura.

La latitanza

Alberto Santacatterina, il pmIl racconto del periodo durante il quale era diventato uccel di bosco, è leggibile a tratti nel verbale depositato dal sostituto procuratore Alberto Santacatterina (nella foto accanto), in occasione dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta Oltre le mura, nella quale Campana è imputato con l’accusa di aver creato un nuovo gruppo in seno alla Scu, per gestire il traffico di droga e le estorsioni, nonostante fosse ristretto nel carcere di Terni.

“Dopo l’operazione Mediana e l’uccisione di Massimo Delle Grottaglie, mi feci il movimento a carico di Carlo Gagliardi. La cerimonia si svolse ad Acquarica e mi accompagnai con Gagliardi che era latitante sino al mese di novembre 2002, quando fui arrestato con lui a Monfalcone, si legge nel verbale firmato da Campana il 4 aprile scorso, al termine del primo interrogatorio  davanti al magistrato e a due ispettori della Mobile di Brindisi. Il blitz Mediana risale al 31 ottobre 2001.

I contatti con i fratelli

“Uscii a metà febbraio e tornato in libertà continuai la mia attività per conto dell’associazione e andavo a colloquio con mio fratello a Parma”, ha detto Antonio Campana. Il fratello di cui parla è Francesco, il maggiore, ritenuto ancora al vertice della frangia storica dell’associazione mafiosa, riconducibile a Buccarella, e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Antonio D’Amico. D’Amico venne ucciso alla diga di Brindisi: era il fratello del pentito Massimo, ex Uomo Tigre della Scu. Fu una vendetta trasversale consumata nel periodo in cui Francesco Campana (nella foto in basso) era latitante.

Francesco Campana, latitanza finitaLo stesso Antonio Campana è ergastolano: è stato condannato in via definitiva al carcere a vita due anni fa, per l’omicidio di Massimo Delle Grottaglie. Ha confessato quel fatto di sangue sempre il 4 aprile scorso. L’altro fratello, il più giovane, Sandro (nella foto in basso) è diventato pentito a tutti gli effetti da luglio 2015 e in alcuni passaggi delle sue dichiarazioni ha chiamato in correità sia Francesco che Antonio.

I nascondigli

“Rimasi libero fino a luglio, quando fui destinatario di un’ordinanza  di custodia cautelare nel procedimento Omnia”, ha raccontato Antonio Campana, facendo riferimento al blitz del 18 luglio 2002. " Rimasi latitante perché non frequentavo più Mesagne e, inoltre, il giorno prima degli arresti mi accorsi di essere seguito da un’auto dei carabinieri in borghese”, è scritto sempre nel verbale.

“Rimasi latitante sino al 4 gennaio 2003, quando fui arrestato a Porto Cesareo: trascorsi il periodo della latitanza nella zona di Fasano, in una casa nei dintorni di Martina Franca con Donato Di Tano, e in alcune zone della provincia di Lecce. Sono rimasto detenuto sino 13 aprile 2011”. Antonio Campana scelse la zona della Selva anche per la latitanza che avrebbe voluto divenisse reale nel 2018, quando progettò la fuga dal carcere di Terni prima delle feste di Natale: il piano venne scoperto dagli agenti della penitenziaria, ascoltando una telefonata che lo stesso Campana fece con lo zio Igino, residente a Mesagne, arrestato nell'inchiesta Oltre le Mura. Le intercettazioni furono autorizzare all'indomani della scoperta di un mini telefonino cellulare nella cella che Campana divideva con Raffaele Martena.

Sandro CampanaNel periodo in cui è stato ristretto in carcere, Antonio Campana ha ammesso di essere rimasto comunque in contatto con il fratello Francesco: “Rimasi informato delle vicende dell’associazione dai miei fratelli, Francesco e Sandro, quando vennero rimessi in libertà”.

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