Le duecento imprese legate alle sorti del porto di Brindisi

La città, la politica e le amministrazioni locali di fronte a una crisi che potrebbe avere gravi conseguenze

BRINDISI – Si vedrà nei prossimi giorni se il segnale di malessere, di forte preoccupazione per il futuro del lavoro portuale lanciato in questi giorni dagli operatori marittimi brindisini, che hanno deciso di passare allo sciopero generale se non sarà istituito con urgenza un tavolo tecnico sulla crisi dei traffici e sul ritardo nella realizzazione di opere strategiche già dotate di coperture finanziarie, sarà raccolto dai ministeri competenti, dal governo regionale, dal Comune di Brindisi e dalle altre istituzioni, Ufficio del Governo incluso.

Niente al momento compensa la perdita del carbone

Ormai è certo che cesserà a Brindisi, nel giro di pochi anni, il traffico del carbone per la centrale termoelettrica Enel di Cerano, che ha rappresentato (e rappresenta tutt’ora malgrado la drastica riduzione di tonnellaggio movimentato) il principale fatturato del porto in termini di distribuzioni di reddito alle imprese e di posti di lavoro.

Ma non ci sono al momento nuove attività che possano rimpiazzare la perdita: i minerali ferrosi per il siderurgico di Taranto hanno compensato parzialmente il calo pesante del traffico merci nel porto di Brindisi, ma la loro movimentazione è una circostanza temporanea legata al sequestro penale delle banchine dell’acciaieria in seguito a due incidenti mortali, ma anche allo stesso destino del siderurgico (il coke per Taranto non lo abbiamo voluto, ed è stato scelto un porto calabrese).

Le merci in colli, e soprattutto quelle su Tir e trailer, non presentano indicatori di crescita ma segnano un lieve calo, come quello degli stessi Tir e semirimorchi. Calano anche le altre voci di traffico storicamente legate alle produzioni industriali. Ma tutto avviene in uno scenario politico e amministrativo che non considera, e in parte non accetta, la necessità che il porto non solo mantenga, ma sviluppi il suo assetto polivalente, in cui la parte industriale è quella che porta ricchezza alle imprese e lavoro.

Carboniera e scaricatore Enel

La realtà economica attuale del porto di Brindisi

Basta chiedere a qualsiasi agente marittimo o spedizioniere brindisino cosa genera fatturato maggiore, tra le attività portuali. Ma probabilmente non molti brindisini pensano che possa essere proprio il porto la fonte di occupazione con maggiori potenzialità, e sono disattenti rispetto a ciò che va accadendo, anche al cospetto dei dati statistici. Brindisi continua ad essere una città che non guarda al mare, in contraddizione con la sua storia millenaria.

Malgrado la stagnazione dei traffici, dovuta anche alla mancata offerta di nuove infrastrutture dovuta al rallentamento degli iter dei progetti (senza dragaggi e nuovi accosti per navi sempre più grandi, Brindisi sarà presto tagliata fuori da quello che si potrebbe definire “il giro che conta” nelle strategie dei trasporti dell’Unione europea e nelle scelte degli armatori), esiste una rete di imprese locali notevole che punta sul porto. Si tratta di aziende che in parte lavorano anche in settori diversi da quello della portualità, ma molte sono legate quasi esclusivamente alle banchine, alle merci e ai servizi portuali.

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Terminalisti e concessionari

Va fatta una distinzione, in base alla legge sulla portualità e sue successive modifiche. Esistono le società terminaliste, vale a dire concessionarie esclusive di parti di banchina su cui vengono scaricate e caricate le proprie merci. Nell’ambito della rete dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, ci sono solo tre terminalisti, e sono tutti a Brindisi: Enel Produzione Spa (carbone principalmente), Coperoil Spa (gas liquidi come propano, propilene eccetera), Eni Versalis Spa (prodotti chimici liquidi e gassosi).

Vi sono poi le società di lavoro portuale con aree demaniali marittime in concessione. A Brindisi sono dieci (11 a Bari): Bis Srl, Bontrans Srl, Cannone Teodoro Srl, Compagnia Portuale Briamo, D’Oriano Maria Edelma Srl, Ecologica Spa, Indesil Srl, Peyrani Brindisi Srl, Serport Srl, Sir Spa. E vi sono le agenzie marittime e quelle di spedizioni, che non elencheremo ma sono 24 in tutto e occupano numerose unità altamente specializzate, le aziende del settore della cantieristica e l'impresa di rimorchio Fratelli Barretta, che impiegano decine di lavoratori.

Punta delle Terrare-4-3

Le imprese autorizzate a lavorare in porto

Esiste infine una terza categoria di imprese, che ricevono di volta in volta dall’Authority l’autorizzazione ad operare nelle aree portuali della rete di competenza. Sono soprattutto piccole e medie imprese per la maggior parte del territorio brindisino, in parte minore di altre province pugliesi con autorizzazione ad operare in più di uno scalo portuale della stessa Adsp, e non appartengono alle prime due categorie già elencate. Quelle autorizzate a lavorare a Brindisi sono 152 sul totale di 726 iscritte per il 2019 per operare nei porti di Bari, Brindisi, Barletta, Monopoli e Manfredonia (escluse quelle autorizzate per Brindisi, la maggior parte delle altre opera a Bari, e a seguire a Barletta).

Ecco come sono divise per settore, con una netta prevalenza del settore del trasporto, legato alla movimentazione dei minerali, del carbone e dei prodotti chimici e gassosi, ben 94. Sono 14 invece le ditte del settore montaggi, meccanica, carpenteria, manutenzioni meccaniche, impianti di bordo. Tre quelle di lavori subacquei, 14 quelle che operano nel settore della raccolta, ritiro e trasporto rifiuti, pulizie, derattizzazioni e disinfestazioni, bunkeraggio e manutenzioni varie.

Movimentazione minerali ferrosi Arcelo Mittal al Costa Morena Est, porto industriale di Brindisi (2)-2-2

Altre 8 imprese lavorano nel cargo surveyor, 6 nella vigilanza, nei servizi e forniture antincendio e nella sicurezza del lavoro. Tre le aziende di assistenza ai mezzi operativi, 4 quelle del settore forniture navali e cambusa. Due le società dei servizi di spuntatura e marcatura delle merci imbarcate e sbarcate, una la società di autonoleggio da rimessa di bus e auto con conducente, infine tre le società di accompagnamento turistico. Queste 152 imprese portuali, più le dieci di lavoro portuale e le tre terminaliste, oltre alle agenzie marittime e di spedizioni, non sono una realtà alla quale la città si può permettere il lusso di girare le spalle.

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