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Sabato, 22 Gennaio 2022
Attualità Ceglie Messapica

A 25 anni dalla morte dell'operaio petrolchimico: il ricordo della figlia e il bisogno di giustizia

La lettera di Rosangela Chirico, da oltre un ventennio parte attiva nelle istituzioni scientifiche e ambientaliste per la difesa della vita, dell’ambiente e dei diritti umani

CEGLIE MESSAPICA – Oggi, domenica 28 novembre 2021, ricorre il 25esimo anniversario della morte di Donato Chirico di Ceglie Messapica, operaio del petrolchimico di Brindisi, scomparso nel 1996 per un cancro epatico. La storia di Donato Chirico è stata messa nero su bianco, nel 2015, dalla figlia, Rosangela Chirico. Nelle 170 pagina del romanzo “civile” Plastica (edito Kurumuny), la Chirico racconta la storia del suo papà: dai ricordi d’infanzia, alle cartelle cliniche, testimonianze del lavoro nella fabbrica dove “nevicava polvere bianca”, cloruro che si liberava nell’aria durante le operazioni di insaccaggio e respirato a pieni polmoni da operai come Donato Chirico. La ricerca della verità su questa morte è ferma al primo grado del procedimento civile e la lettera che segue, a firma di Rosangela Chirico, vuole essere un grido, un ennesimo grido affinchè la giustizia possa mettere un punto al dolore di una figlia (e di una intera famiglia) che ha perso il proprio padre troppo presto in nome di un lavoro che avrebbe dovuto dare solo dignità e libertà. 

Sono trascorsi 25 da quando mio padre, Donato Chirico, non c’è più. Sin dal 28 novembre del 1996, si procede sulle vie della giustizia. Ahimè, siamo a un quarto di secolo pendente sui tempi delle cause italiane. Comunque, che mio padre è morto a causa del Cvm, il cloruro di vinile monomero, (in parole semplici, per la plastica) è stato confermato nel primo grado del procedimento civile. Ma questo non è bastato. 

Sin dai tempi dell’industrializzazione, il territorio ha subito un cambiamento sfavorevole perdendo la propria identità territoriale e civile. Lo abbiamo gridato decenni fa, che era urgente custodire la vita umana e la nostra terra. Eravamo in pochi. Soprattutto lo hanno fatto gli uomini di scienza. Ma non è bastato.  Le morti per lavoro rientrano nella responsabilità civile e collettiva. È necessario gridarlo forte che ogni singola morte procurata ingiustamente è sempre un fallimento soprattutto culturale.

Mio padre Donato era un operaio che amava profondamente l’energia posseduta dai giovani. Per loro aveva sempre parole di incoraggiamento. Papà, è morto a 56 anni senza aver visto realizzarsi il suo più grande desiderio: veder nascere i suoi nipoti e poter dare una mano a crescerli con la sua indescrivibile dolcezza e allegria insegnando loro ad amare la terra divina e a rispettare la vita propria e quella altrui, così come ha fatto con noi tre figli. 

Ma quanto tempo dovrà trascorrere prima che, mia mamma Maria, io e i miei fratelli Giampiero e Tommy, unitamente al nostro perseverante legale Vincenzo Romano e all’oncologo Maurizio Portaluri, sentiremo dire in via definitiva ‘In nome del popolo italiano giustizia è stata fatta per Donato’, purtroppo non c’è dato sapere. Però sappiamo che, più di prima “Siamo nelle mani del buon Dio e sui passi dei nostri padri. Si va avanti nonostante tutto”.

Rosangela Chirico

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